Il signor Garofalo mi avverte che «il vero Alcibiade non si attristò, non si ammalinconì giammai» — (oh, bella! questa poi, ammesso che Alcibiade fosse un uomo, non la sapevo!) — e il signor Z. egregiamente ribadisce: «L'Alcibiade della storia non si contristò, non si afflisse giammai.»
Riassumendo, il signor Garofalo sentenzia, che «alcune parti dell'Alcibiade sono bellissime e perfette, ma l'opera tutta insieme è sbagliata» — e il signor Z. sapientemente conclude, che «nell'Alcibiade vi sono scene perfettamente riuscite, ma l'insieme del lavoro è sbagliato.»
Evidentemente io sarei troppo ingiusto se volessi male pe' suoi giudizi al signor Z... poichè non è la buona volontà che gli manca, ed è chiaro che egli avrebbe cantato un'altr'aria, se il signor Garofalo avesse suonato un'altra musica.
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E ho citato questo caso non per farne un torto speciale al signor Z., ma solo per mettere in luce un altro lato della critica italiana ai nostri giorni. È rincrescevole a dirsi, ma è un fatto che i due terzi delle critiche che compaiono in Italia su pei giornali, quando non sono scritte colla sapienza storica del marchese D'Arcais, si scrivono colla originalità critica del signor Z.
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Quanto al signor Garofalo è certo che di storia egli ne sa, ciò che mi consola: anzi ci tiene a saperne fin troppo, ciò che mi disturba.
Per esempio egli mi avvisa e mi ammonisce «che il mio Zamolchi colle sue feste religiose non è mai giunto fino al Chersoneso, perch'egli è il mitico legislatore dei Geti, e non dei Traci.»
Che Zamolchi avesse culto fra i Geti, verissimo: però noti il signor Garofalo che Tucidide chiama Sitalce figlio di Tere re dei Traci e sotto questo nome comprende tanto i Traci propriamente detti, di qua del monte Emo e del Rodope, quanto i Geti di là dell'Emo: e che tra gli uni e gli altri, e i Triballi, e i Dii e i varj popoli traci in generale era affinità quasi completa di carattere e di costumanze e di riti[176]: e per questo Giovanni Boemo Aubano, che raccolse le usanze dei popoli antichi, nomina Zamolchi legislatore dei Traci, ricorda il culto dei Traci per lui, e descrive come usanza di tutti i Traci[177] il famoso invio del messo sulla punta dell'aste, col celerissimo per l'altro mondo.
Che se poi il libro di Boemo Aubano il signor Garofalo non lo ha letto, un grecista suo pari dovrebbe però aver letto almeno Luciano: anzi avrebbe l'obbligo strettissimo di saperlo a memoria: ora nel mio caso è Luciano in persona che avvisa ed ammonisce il signor Garofalo come il Dio Zamolchi sia proprio precisamente e particolarmente il Dio dei Traci — e non d'altri![178] E l'autorità del signor Garofalo sarà grande quanto si vuole, ma quella di Luciano lo sarà sempre un po' di più.