[72]. Dico allo scoppiar della guerra, perchè è verissimo che, a guerra vinta e finita, l'orgoglio della vittoria porterà anche Sparta a mutar di costume: e in mano di Lisandro e più tardi di Agesilao, la egemonia lacedemone finirà col diventare assoluta e tirannica al par di quella d'Atene.
[73]. Tucidid. I. 87. 119. 125. — Fu tenuta l'assemblea definitiva nell'autunno del 432.
[74]. Tucidid. I. 139. 140.
[75]. Tucidid. II. 63.
[76]. Tucid. I. 76.
[77]. Tucid. I. 75. 76. 77.
[78]. Tucid. I. 77.
[79]. Tucid. I. 77.
[80]. Conciso, esatto e caratteristico è il giudizio che intorno ai principj della guerra peloponnesiaca reca l'insigne storico repubblicano Anelli, nella Prefazione a Demostene: «Gli Ateniesi che da virtù si levarono in sublime, non seppero poi, per mancanza di sì valido sostegno, mantenere nè modestia, nè moderazione; anzi abusando il potare ad eccessi di comando, a tirannide di leggi e tributi sugli alleati e sui soggetti, destarono a poco a poco sdegni, riluttanze, lamenti, guai, vendette, passioni tutte scoppiate alla fine, nella guerra peloponnesiaca, che sovvertì Atene e riempì la Grecia di lutto, di corruzione, di avvilimento e dispotismo. Così questa guerra non agitata da spirito di libertà e generosa difesa, divenne macello di cittadini, carnificina di fratelli, mercato di servitù, trasse Atene a bassezza e ad obbedienza dell'emula Sparta.»
L'Anelli è repubblicano, modello di scrittore onesto e di storico austero: e mi corsero alla mente le sue parole, quando intesi Yorick rivendicare ad Atene in quella iniqua guerra «tutte le simpatie delle anime generose, delle menti elette, e de' cuori temprati all'affetto pel vero e pel giusto.»