[136]. Per dare una semplice idea della serietà critica del signor marchese, cito un saggio delle sue parole:

«Il signor Cavallotti col furto di una torta fa la critica delle istituzioni di un popolo. Allo stesso modo che gli Ateniesi del signor Cavallotti non ci spiegherebbero la grandezza d'Atene, così pure i suoi Spartani torrebbero fede alla fortuna di Sparta. A questi giudizi leggieri ed ingiusti è pur forza contrapporre una protesta.»

Chi legge queste parole senza conoscere il dramma, non potendo supporre che il signor D'Arcais lavori di fantasia, crederà che io abbia messo in iscena una quantità di Spartani tutti ladri e furfanti. Ebbene di Spartani nell'atto di Sparta non ce ne sono che tre soli: e di questi tre, due sono appunto introdotti a rappresentare la virtù del carattere spartano, e a dar ragione della fortuna di Sparta: l'eforo Endio nella austerità dell'amor proprio nazionale e nel senso severo del retto che gli fa disprezzare il tradimento di Alcibiade; il soldato Brasida nella semplicità dell'eroismo disinteressato, nel culto magnanimo del dovere, nello affetto alla patria e alla famiglia: tutti e due nella sobrietà laconica delle parole annunziante la fortezza dell'opere.

E il signor marchese D'Arcais protesta in nome di Sparta, accusandomi di calunnia e parla — lui!!! — di leggerezza e ingiustizia di giudizj!!

[137]. Dei tre marmi d'Alcibiade nel Vaticano — che son tra le pochissime effigie a noi pervenute del grande Ateniese — uno, (corr. Chiaramonti, N. 44) è stato riprodotto dall'Houssaye nella sua Histoire d'Alcibiade; l'altro, (Sala delle Muse, N. 510) dall'Ennio Quirino Visconti (Icon. Gr. I. tav. XVI. 1 e 2.) Il primo rappresenta Alcibiade giovane sui 25 anni; ha barba appena nascente e baffi; l'altro, che fu scavato sul monte Celio, è Alcibiade adulto; il profilo è meno bello, la barba corta, arricciata, e i baffi più grossi. Il Visconti lo ritiene una copia del busto che l'imperatore Adriano fece porre a Melissa in Frigia sulla tomba di Alcibiade. Il terzo marmo, ch'è una statua intera, e il busto del Campidoglio somigliano agli altri due.

L'Ennio Quirino Visconti reca alla tav. XVI n.º 3, un'altra testa di Alcibiade, copiata da una pietra antica del gabinetto di Fulvio Orsino, riprodotta da Faber: è Alcibiade giovane e bello: baffi staccati dalla barba nascente, cappelli arricciati. — Una sesta effigie infine si trova nel Museo di Napoli: è Alcibiade adulto; baffi e barba cresciuta: e questa almeno avrebbe dovuto conoscerla quel sapiente critico napoletano di un foglio milanese, che anche lui si era fitto in mente di voler far radere i baffi ad Alcibiade!

[138]. Giovanni Emanuel, — splendida natura di artista, a cui l'autore dell'Alcibiade deve assai — ha rappresentato anche questo quadro al Corea di Roma.

[139]. Non parlo dell'Alcibiade che s'inginocchia, perchè questa è una fantasia dei critici sullodati, alla quale l'autore non ha mai pensato.

[140]. Dico questo perchè la citazione mi par sospetta, e avverto a ogni buon conto il critico del Corriere di Milano — il quale non par forte nè in grammatica greca, nè in nomi greci — che il suo eroe non si chiamava Ajace Oileo, in quella guisa che Achille non si chiamava Achille Peleo: Oileo era il nome del padre: e il figlio Ajace di Oileo ossia Oiliade, (Ὀιλιάδης) anche lui, come il Peliade Achille, di gamba buona: Ὀιλῆος ταχὺς Αἴας. — A pedante, pedante e mezzo.

[141]. In Lisandro e in Alcibiade. Cfr. Cornelio Nipote.