Mèn. Ah tu credevi che il vecchio Mènecle, un cittadino pieno di meriti...

Fàn. Oh certamente...

Mèn. Grazie. Vedi che andiam d'accordo... un cittadino pieno di grandi meriti, noti a tutta Atene (si interrompe sospirando comicamente) — da dieci olimpiadi! — avesse a dare, a una giovinetta di diciott'anni, le emozioni che tu dài alla tua Crìside, ammannendo alla di lei fantasia... i suoi grandi meriti per imbandigione!?... Bel pasto!... e sostanzioso... per una mensa coniugale!

Fàn. Questo io non dissi... ma...

Mèn. Ah! c'è un ma...

Fàn. Ma io sperai che non per nulla, sulla soglia della tua casa, il giorno che Aglae vi entrò, stessero appese, in lieto augurio, le ghirlande di antico alloro intrecciate alla giovane édera: e che in quel dì non fossero indarno comparse le due cornacchie all'altare. Vi hanno premure delicate, cure affettuose, conforti... che anche un uomo...

(Fa pausa come cerchi la parola).

Mèn. Tira via... Di' pure... maturo. Sono stato in Sicilia con tuo padre...

Fàn. Ebbene sì... che anche un uomo... inoltrato sul cammino del tempo...

Men. (Ama le perifrasi!)... Grazie...