Agl. Ah!... (guardando alternativamente Fània e Mènecle a cui rivolge la parola) È qui tutto?... E... d'altro?

Mèn. Che tu meni, per cagion mia, vita triste... che io non sono un marito adatto per te...

Fàn. Oh questo poi!...

Agl. (a Fània) Questo gli hai detto? E fai di queste scoperte? E il dì che seguisti il mio cocchio di nozze conducendomi qui, non hai ordinato di dar di volta ai cavalli?[170] M'avevi allora in tua autorità e non ci hai pensato: oggi più non mi hai... e te ne occupi?...

Fàn. (sorpreso, fra sè) (Così ora parla? Chi più la capisce?)

Agl. (a Mènecle) E tu... che gli hai risposto?

Mèn. Io... io... gli ho risposto che... veramente... come fratello, non ha tutti i torti... che però... il torto mio...

Agl. (energicamente interrompendo) E chi, per le Dee, e con che diritto, ha pensato a fartene? Mio fratello forse?... (a Fània) E chi t'ha incaricato?

Fàn. (impacciato) Nessuno... ma il mio amor di fratello...

Mèn. (passando vicino a Fània, rapido e sottovoce) Bravo! bravo! dài sotto!...