Agl. (interrompendolo) E per questo mi sei caro...
Mèn. (la guarda trasecolato, poi scotendo il capo) (Non capisco più!).
Agl. (rincalzando) Bella cosa, al confronto di costoro, i giovani della giornata! Bella gioventù da innamorar donne libere![172]. Agatòne, Dìnia, Stefano, Dercillo! azzimati, unti, leccati, dinoccolati, cascanti[173], non san far altro che studiar le pose quando camminano e quando stan fermi, e andar in giro con cicale in testa e specchietti indosso e boccettine di Tùrio, che puzzano di profumerìa lontan due stadî; e prendono i bagni caldi e si coprono di pelliccie di Sardi per ripararsi dai primi freddi, e passano tutto il dì e la notte per le bische e nelle case delle danzatrici e suonatrici di flauto; smorti per le lascivie e per le orgie, consunti, fracidi a vent'anni; poi, a sentirli discorrere a teatro o per le vie, impertinenti, presuntuosi, ignoranti come Libétrj, imbecilli più di Margìte che aveva studiato tante cose e non ne sapeva nessuna...[174].
Mèn. (fra sè) (Qui ha ragion da vendere...)
Agl. (proseguendo senza interruzione e con energia) ... E sono i giovani eroi che gloriosamente poi scapparono a Neméa ed a Coronéa! Ma quando Atene fu nel bisogno, e volle salvi i suoi Dei e le sue donne, ci vollero questi (batte sulla spalla di Mènecle) per cacciare i trenta tiranni e gli Spartani, e per liberare la città![175].
Mèn. (fra il comico, il modesto e il commosso) Grazie, grazie! (a sè) (Come parla! proprio figlia di suo padre!... Ed io avere il coraggio di sacrificarla!... Ohibò!).
Agl. (si volge a Fània, parlandogli più calma) Hai visto, o Fània, i nuovi oboli di rame? Son nuovi di conio e biondi, lucidi che sembran d'oro... pur guarda come han pessima la impronta! Osserva invece le vecchie dramme di argento del Làurio: sono usate, ma non adulterate, e serban la impronta stupenda e resistono al suono... La stessa differenza, fa conto, è oggi, in Atene, fra le vostre zazzere bionde... e queste barbe d'argento...[176].
Mèn. (comico, guardando Fània con sussiego d'approvazione) Già!
Fàn. (attonito fra sè) (O sta a vedere che se n'è adesso innamorata!).
Agl. O Mènecle, io ho visto sul tuo petto le tue superbe cicatrici: esse valgono meglio delle bellezze di Antìnoo...