Mèn. (sorpreso, e pur con comica modestia compiacendosi) Eh? questo poi...
Agl. (proseguendo, a Mènecle) Io ho letto il tuo ultimo discorso all'assemblea: quanto cuore, quanto fuoco, quanto slancio giovanile! Chi di quei giovani sarebbe stato capace di farlo?
Mèn. Oh, Elèo, per esempio...
Agl. (nella foga del dire, resta al nome di Elèo improvvisamente interdetta e lì per lì s'interrompe: poi, padroneggiandosi, ripiglia) Sì... forse Elèo... Intanto oggi tutta Atene, o Mènecle, è piena del tuo nome, ed io ne vado superba, come se parte della tua gloria si riflettesse sopra di me. Oh, grazie (con effusione stringendogli la mano che egli commosso si lascia prendere) per questo conforto che mi dai...
Mèn. (sospirando, e come meditando il senso dell'ultime parole di Aglae) (Conforto! Ah sì, ne ha bisogno! povera fanciulla!...).
Agl. (proseguendo affettuosa e tenendo nella sua la mano di Mènecle) Ti ricordi le parole che ti disse mio padre: «Tu sarai l'olmo che proteggerà la giovane édera...»
Mèn. (comicamente sospirando e guardando in aria) Un olmo antico!...
Agl. (ribattendo subito) ... e perciò robusto.
Mèn. (sottovoce a Fània, dandogli di soppiatto un forte pizzicotto) Ma parla un po' anche tu...
Fàn. (strillando) Ahi! ahi!...