El. Ho fatto tutto. Sono stato da Pelopida, da Lisia e da Iseo... Iseo e Lisia parleranno all'assemblea per appoggiarti, i fuorusciti di Tebe confidano in te. Pur troppo la intimazione di Sparta, di espellere i fuorusciti, incontra favore tra gli amici della pace... La lotta nell'assemblea sarà viva...[184].
Mèn. (distratto, seguita a borbottare fra sè) (Farò come fai tu...).
El. ... e per battere gli avversarî non ci vorrà meno dell'autorità della tua parola. Per Giove! da Teseo in poi i diritti della ospitalità furon sempre sacri ad Atene; e questo ingrandirsi minaccioso di Sparta alle nostre porte, e la sventura stessa de' fuorusciti reclama che Atene dia lor soccorso... n'è vero?
Mèn. (distratto, soprapensiero) E dunque bisogna darlo.
El. Pure son tanti che ti parlano dello stato misero della flotta, delle perdite recenti, dell'imprudenza del tirarci addosso una guerra, se diamo ai profughi aiuto... ti pare?...
Mèn. (distratto sempre e assorto ne' suoi pensieri) Allora non bisogna darlo.
El. (risentito e sorpreso) Mènecle!
Mèn. (riscotendosi all'apostrofe di Elèo) Cioè... volevo dire... perdona... non avevo sentito bene. (borbotta fra i denti) «Farò come fai tu...» Dunque dicevi...
El. Dicevo che il soccorrere i fuorusciti, che vennero a noi col ramoscello de' supplici e si sedettero presso le nostre are[185], mi pare un dover sacro...
Mèn. (riscotendosi) Sicuro, mio bravo Elèo!... (gli stringe forte la mano) Per il trofeo di Maratona![186] sicuro ch'è dover sacrosanto...