Mèn. (con intenzione ironica, scrutandolo) E un amico come te...

Cròb. Per tutti e dodici gli Dei! Voglio credere!...

Mèn. (proseguendo, suggestivo, velatamente ironico) ... val più d'un tesoro. Grazie[195].

Cròb. E non faccio per dire, sai, ma quando per via mi sento alle spalle: To' quello che passa è Cròbilo Colonèo, l'amico di Mènecle... dell'inclito Mènecle... mi pare di essere più alto un cubito. Cròbilo, l'amico di quel Mènecle che operò tanti prodigi in campo, che fece passar tante leggi nell'assemblea, che governò le isole... per Ercole, sai che tutto ciò empie la bocca!... E dà una certa autorità... certi vantaggi...

Mèn. (con intenzione, ironica) Ah già! molti!...

Cròb. Vedi, iersera ho fin questionato per te. Tu sai che io ho molte idee mie, ma infine, con le tue van d'accordo. È così bello aver sempre coi grandi uomini qualche cosa in comune...

Mèn. Già, già. (Bello e... comodo).

Cròb. Bene, si discorreva degli affari di Tebe e de' profughi. Quell'asino di Eucare pretendeva che Atene faria bene a levarseli da' piedi: e dalla sua eran parecchi. Io gli rispondo come va, e gli espongo... così in breve... giusto le stesse riflessioni che tu mi facevi l'altra sera... il pericolo di una guarnigione spartana qui a due passi, nella Cadmea, l'urgenza di ristabilir in Grecia l'equilibrio compromesso dalla pace di Antalcida, e far di Tebe un antemurale per chiudere a Sparta gli sbocchi del settentrione... eccetera, eccetera... insomma tutti quanti gli astanti si arresero alle riflessioni nostre...

Mèn. (correggendo) Alle mie...

Cròb. Sì, le mie, le nostre!... Ma Eucare, quell'asino, duro: e io «Ti prego a credere che quando io e il mio amico Mènecle esponiamo un parere, ci abbiamo prima studiato sopra...» Ohibò! come soffiar in una rete[196]. Allora mi scappa la pazienza: Senti, gli dico, ci vuole un bel coraggio ad ostinarsi, quando io e il mio amico Mènecle dichiariamo che è così e così: e per aver questo coraggio, bisogna prima aver guadagnate due corone come noi...