Mèn. (liberandosi) Più adagio. Le costole non sono in comune. Del resto, dici bene, dal momento che l'amicizia è il mettere in comune tutte le cose...[197] (parla velatamente ironico) come dice il proverbio, comune la nave, comune il pericolo...[198].
Cròb. Precisamente.
Mèn. (a parte) (E perciò imbarca sulla nave anche le mogli).
Cròb. Oh, e Aglae come sta? la nostra cara Aglae...
Mèn. (a parte) (L'ho detto!) La mia cara Aglae sta bene... (Bisogna insegnargli il singolare degli aggettivi possessivi!) Sicchè anche tu sei del parere delle Aringatrici di Aristofane! Sai, quella scena dove Prassàgora inaugura il governo delle donne e fa il suo discorso-programma: «Prima di tutto noi donne metteremo in comune la terra, il danaro e ciò che ciascuno ha; tutti possiederanno pani, pesci, focaccie, tonache, vino, corone e lenticchie...»
Cròb. (facendo vivi segni di adesione e proseguendo la citazione a memoria) «se alcuno vede una fanciulla, e gli va a genio, può pigliarsela dalla Comune, senza spesa...
Mèn. (proseguendo) «le donne faran figli per chi ne vuole...»[199].
Cròb. (con ripetuti e vivi segni di adesione) Benissimo! Benissimo!... Oh per me, al sistema di Prassàgora ci sto subito... (maliziosamente a Mènecle) Queste son massime da mettere nell'arche insiem coi pomi!...[200]. E senti: se noi governassimo ancora le isole...
Mèn. (suggestivo) Tu cederesti la tua Mìrtala a chi la vuole...
Cròb. (approvando sempre con calore) Benissimo!