Mèn. (balzando di sorpresa) Elèo?!! Eh? O quanti ne ha? Elèo?... (lunga pausa. Mènecle si passa la mano sulla fronte, guarda la vecchia, guarda il papiro, fa per isvolgerlo, trema di svolgerlo, s'arresta ancora) No... no... tu menti... non è possibile!
Tr. Buttami dalla torre del Ceràmico[207] se non è vero che ad Elèo lo portavo...
Mèn. (con accento lungo, doloroso) Anche Elèo!... (si copre, angosciato, delle mani il volto: poi, cupo, a Tratta) Va. Più tardi con te aggiusteremo i conti... Blèpo!... (a Blèpo che si affaccia) Tieni costei sotto custodia!...
Tr. Venere santa!
Bl. Non temere... (trascinandola via) Venere ti ascolterà... Io attentare al tuo onore!... (escono continuando la vecchia a lamentarsi e Blèpo a sermoneggiarla).
SCENA VI.
Mènecle solo.
(Passeggia concitato, stringendo febbrilmente il papiro, e dando in rotte esclamazioni) Eppure l'accento di colei non mentiva... Elèo!... Elèo ch'io credevo il più leale dei giovani!... Ch'io amavo, e da cui mi credevo amato come da un figlio!... Ma a questa mia età, non vi è dunque più un solo volto d'amico, un solo affetto sincero sulla terra?... Povero imbecille!... i giovani hanno fretta e non aspettano che la mano gelida di un vecchio rechi loro la felicità! se la pigliano da sè... (terge una lagrima) Eppure costava loro sì poco l'attendere! Glie l'avrei ritardata di sì poco!... Addio, mio bel sogno! Coraggio!... (apre la lettera) È proprio lui!... (Si butta a sedere e riprende a leggere. Sul principio della lettura, legge forte il GRAZIE DELLA TUA con cui comincia e che gli strappa un'esclamazione e un movimento d'ira: poi riprende convulso la lettura, ma subito alle parole successive la sua fisonomia comincia a rasserenarsi e gli sfugge qualche esclamazione rotta di commozione e di sollievo).
«Elèo!...
«Grazie della tua. Se verrai oggi, sia dunque la tua venuta per dirmi addio, in presenza dì Mènecle nostro... (a sè, commosso) (Sono ancora il loro Mènecle! Meno male!) Sì, io ti ringrazio di avere sentito alla stessa ora, nel cuor tuo, la parola che a me veniva sul labbro. Aglae ed Elèo non devono più incontrarsi sotto lo stesso tetto, fino a che Mènecle vive (fra sè, approvando, con inflessione fra comico e intenerito) (Ciò è onesto!) Ah sì, mio Elèo, noi non possiamo obliarlo ciò che dobbiamo a quella testa canuta. (Mènecle si asciuga una lagrima) Ed io più di te: tu lo sai, tu, testimone della sua astuzia magnanima, per indurmi a riprendere una libertà, che facesse lieti i miei giorni serbando illibato il mio nome... (Come? come?) tu che meco leggesti il suo affettuoso addio... (Oh! i mariuoli!) (Mènecle sorride di gioia e commozione) O Elèo! Vide la Grecia eroi ed eroine, e sagrifici illustri: non mai ne vide di più veri e più nobilmente modesti! È dolce la morte per la patria, sapendo di dare ai secoli il nome: è dolce a vent'anni la morte per la donna amata, sapendo di averne l'amore: nessun Greco dai capelli bianchi affrontò per una fanciulla ciò che è ben peggio della morte: vivere vecchio, solo e sconsolato. (Mènecle vinto dall'emozione, s'asciuga una lagrima e sorride) (Ma come sa scrivere quella birichina!) Oh, io rimarrò con Mènecle fino all'ultimo de' suoi giorni... (Se io lo permetterò!) superba che tu mi approvi... (Ah lui approva! Bravo!) Farò di tutto per consolare quell'anima generosa che ha amato troppo in gioventù per non sentir bisogno di qualcosa che le rammenti il passato. Vedi, ieri, col solo aver dato al suo cuore la occupazione della gelosia... (La briccona!) il povero vecchio pareva tutto cambiato: a quest'ora, scommetto, non pensa già più al suo triste disegno, inseguendo questa piccola cura che lo molesta e lo alletta, gli sveglia il ricordo di emozioni antiche. Forse già sospetta di Cròbilo: e io tollero per ora le visite di quell'imbecille... (Cròbilo fa progressi!...) che anch'oggi verrà... Ma non confondiam la commedia con le cose serie. Addio, Elèo, addio, amico. Gli Dei ti proteggano... e ti serbino un giorno... (Ti serbino...?) (Mènecle che man mano verso la fine è venuto leggendo sempre più rapido e sicuro, con volto ilare e accento concitato per gioia ed emozione, giunto a questa parola, improvvisamente si arresta, ritorna scurissimo in volto e depone il foglio con espressione angosciosa. Una visibile lotta si combatte nel suo animo. Parecchie volte fa atto di padroneggiarsi per continuar a leggere il resto della frase, e altrettante esita. Infine con uno sforzo penoso ma risoluto pone l'occhio sulla carta, e alle parole che terminano la frase e la lettera balza in piedi con un urlo di gioia)... all'onor della Grecia!» Ah! Molto ben detto.