(Mènecle, rasserenato, contento, passeggia su e giù discorrendo seco con vivacità febbrile) Ma non si dirà mai che Mènecle a sessantacinque anni si è lasciato sopraffare in generosità da due fanciulli! E quella birichina che s'intende di burlarmi, la burlerò io!... Bravi figliuoli! Che Giove vi benedica — per il bene che volete a questo povero vecchio... (dopo una pausa, intenerito) e per quello che vi volete tra di voi! Quanto a quella buona lana di Cròbilo — l'imbecille Cròbilo — eh, se stesse a lui, non lo è poi tanto — farà i conti con Aglae... e con sua moglie... (va all'uscio e chiama) Blèpo!

SCENA VII.

Mènecle, Blèpo e Tratta.

Mèn. (a Blèpo) Conduci qua la vecchia. (Blèpo esce) Questa lettera a ogni modo è troppo bella e merita che Elèo la veda! Queste cose... a quell'età... fanno bene!... educano il cuore dei giovani!...

Bl. (di dentro) Coraggio! che il padrone è allegro! Tergi l'amaro pianto!...

Tr. (ancora piagnucolosa) Oh mio buon padrone...

Mèn. Non tante smorfie... Riprendi questa lettera e riportala al suo destino. E Aglae non sappia che m'hai parlato.[208]

Tr. Sì, sì, padrone!

Bl. (a lei che se ne va, nell'uscire assieme) Vedi? «dopo le nubi — nella reggia d'Admeto il sol risplende...»

Tr. (a Blèpo nell'andarsene) Lo vedi se ero innocente, o birbante?...