Mèn. (rialzandoli entrambi con affabilità affettuosa) Su, su, ragazzi!... ma che giuramenti e che perdoni! So tutto... Grazie a te, Elèo, della tua lealtà; grazie, Aglae, della tua fedeltà al tuo dovere. Soltanto, speriamo (con bonarietà comica) non mi farai più dell'altre scene di gelosia...

Agl. (mortificata chinando gli occhi) Mènecle!...

Mèn. No, no — non ti rimprovero... benchè, per Giove, lo meriteresti, per insegnarti a frugare nelle carte del marito e a leggerne le lettere...

Agl. (sorpresa, mortificata) Ah!...

Mèn. ... e a scriverne dell'altre ai giovinotti, a sua insaputa...

Agl. (mortificata) Come... tu...?

Mèn. (con bonarietà comica e imperiosa) Silenzio!... Sappiamo tutto. Se la moglie fa la curiosa, il marito ha diritto di fare il curioso... (a Elèo) Neh, ricordalo bene anche tu, una volta che sii suo marito...

Agl. (supplichevole) Oh... Mènecle!...

Mèn. Silenzio!...

El. (interpretando anch'egli come ironia le parole di Mènecle) Mènecle, punisci me... ma risparmia a me ed a lei le tue ironie...