Tr. Allora lo richiamo. Partiva già... (Tratta esce).
Agl. (a Delf.) Va pure... (Delfide esce). (Aglae si guarda nello specchio, dandosi una rapida occhiata all'acconciatura, poi va incontro ad Elèo che compare, fermo, serio, sulla soglia) Salute, Elèo... (affabilissima) Ci lasciavi senza pur farti vedere?...
El. (cortese, ma molto serio) Di Mènecle cercavo.
Agl. È uscito or ora...
El. (accennando a ritirarsi) Perdona... Ritornerò.
Agl. (vivamente) Ma se attendi per poco, credo potrai vederlo, perchè oggi non è giorno di giudizî... Non sei più il pupillo di Mènecle, ma la casa di Mènecle è ancora sempre casa di Elèo... Credo anche abbia a parlarti, per lettere avute da Tebe...
El. (inoltrandosi) Da chi?
Agl. Da Epaminonda, mi pare.
El. Ah!...
Agl. (tornando a sedersi al suo posto e ripigliando il lavoro della ghirlanda) È amico di Pelopida... il capo de' Tebani qui rifugiati, questo Epaminonda, n'è vero?...