El. (serio) Credo.
Agl. (seguendo il lavoro) Ne ho udito parlar tanto bene. E perchè resta in Tebe, sotto i tiranni, invece di rifugiarsi qui, coi compagni, a viver libero?...[95]
El. Lo ignoro.
Agl. Vi è qualcosa, qualche impresa per aria?
El. Non so.
Agl. (sorridendo) Ah! Si vede che sei già uomo serio. Anche Mènecle, quando gli parlo, risponde come te. Infatti, noi donne maritate, più in là del fuso e del telaio, e sorvegliar i lavori delle fantesche, per che cos'altro mai saremmo al mondo?...
El. Oh, per molte altre cose!... E poi tu non sei come l'altre...
Agl. (scherzosa) Già! dei complimenti! Mi sovviene Etèocle che sgrida le Tebane: Curi gli affari — l'uomo! E voi donne, bestie insopportabili — state nei vostri lari!...[96]
El. (serio) Sei ingiusta. Non avevo inteso d'offenderti.
Agl. E nè io di rimproverarti.