El. (imbarazzato, serio, sull'andar via) Se permetti, ripasserò tra breve a veder Mènecle...

Agl. Come credi — già che brami di andartene. Vorresti essere così gentile da passarmi quelle rose e quei mirti, là, in quel canestro... (Elèo eseguisce) Sto intrecciando, come vedi, una corona da appendere ad una cara tomba... là, dove sai; là... fuori porta Diomèa.[97] Lo rammenti che domani ricorre il dì della morte di mio padre?

El. Lo rammento.

Agl. Povero vecchio! Almeno questa l'avrà proprio dalle mie mani: e non comperata là al mercato de' fiori, da quelle ragazze che fanno ghirlande... e tant'altre cose. Oh i morti non san che farne di quelle corone. Li ho colti io tutti questi... sai. Ti ricordi i dì delle feste, quando m'aiutavi...

El. (reprimendo un sospiro) Sì... (accennando novamente di prender congedo) Allora...

Agl. (continuando la sua frase senza dargli tempo a seguire) Oh, allora anche tu eri molto più allegro... e molto più gentile di adesso... e non facevi quel muso lì, che pare stii consultando qualche vecchia maga di Tessaglia, di quelle che fan di notte con le bacchette gli incantesimi...[98] Rammenti quando si correva per gli orti di Colòno e su per il poggio di Cerere, a cogliere i narcisi delle due dee, da riempire i canestri per la festa? E quella volta che ti sei nascosto, là dietro al monumento di Teseo,[99] e m'hai fatto paura credendo veder l'ombra di Edìpo, aggirarsi nel sito dove la terra lo ingoiò? Come eri allegro!...

El. (serio, sospirando) Allora era un tempo!...

Agl. E adesso è un altro, lo so. Ma non è una ragione per far torto a quelle memorie, (sempre proseguendo il lavoro della ghirlanda). Ecco... a quest'ora m'avresti già dato la baia per la mia poca abilità nell'intrecciar questa ghirlanda... tu che volevi dar sempre il tuo parere e trovavi sempre da dir la tua... «Ohibò, queste rose non son messe bene! Ohibò, qui ci andrebbero viole... così... e qui mirti... così...» — e ohibò! ohibò! e così, così, tanto per insegnarmi a farle, il sapientissimo incontentabile si divertiva a disfarmele... È vero che oggi Elèo, figlio di Leòstene, di corone non insegna più a farne... ma ne conquista...

El. Aglae!...

Agl. Oh, so tutto... Sappiamo, sappiamo delle prove di valore là sull'Ellesponto... Eppure forse in quei giuochi, in quelle corse, quando a cogliermi fiori t'arrampicavi sospeso in aria sul burrone a picco per farmi strillar dallo spavento, là hai fatto allora le prime prove del coraggio che ti rende oggi invidiato fra i giovani d'Atene, e per cui d'averti avuto a pupillo va orgoglioso Mènecle mio...