Mèn. Che cosa c'è? Che cosa c'è? Ulisse e Penelope che si bisticciano?
Cròb. Niente niente! si discorreva dell'ora che si alza la luna...
Mìrt. (a Mèn.) E Penelope dimostrava ad Ulisse che è un'ora in cui i mariti potrebbero benissimo tralasciare di pensar tanto e far invece... qualche cosa d'altro. Che già, per quel che fruttano i loro profondi pensieri, la Repubblica non ci perderebbe gran che: anzi l'andava meglio quando i mariti cecròpidi coltivavano le mogli un po' di più, e di giudizî e di decreti ne impasticciavano un po' meno... Quelli eran tempi!... quand'ero fanciulla io...
Cròb. (a parte) ... e i Greci assediavano Troja...
Mìrt. ... e macinavo l'orzo di Minerva, e nelle feste Braurònie rappresentavo l'orsa di Diana...[139]
Cròb. (... al naturale...)
Mìrt. ... allora, ah sì, non c'era pericolo che mio padre tornasse a casa dopo il tramonto e facesse a sua moglie il muso scuro con tanti pretesti di tabelle e palle nere e leggi e processi per la testa... Adesso, a furia di decreti e novità mandano la Repubblica a soqquadro; e guardali lì, che par tornino dall'averla salvata a Maratona!... Ah se governassimo noi donne...
Cròb. (Poveri noi...)
Mèn. (ironico) ... gli uomini filerebbero la lana...
Mìrt. ... e la lana ci scapiterebbe, ma le leggi ci guadagnerebbero. Già anche oggi (parla con Mènecle), al solito, avrete tirato colle vostre unghiaccie delle gran righe lunghe sulla cera[140] e data qualcun'altra delle vostre sentenze storte...