Mèn. Ma che abbandono! che abbandono! Cosa credi, che i giudici abbiano cuor di macigno? Quando Isèo s'accorse che il suo albero sui giudici faceva un effettone e che i due vecchi rischiavano restar soli, per ultimo argomento, tirò fuori... (pausa, segni di attenzione) un altro albero...
Cròb. Ma era una foresta questa arringa!
Mèn. Proprio così... un altro albero, dal quale appariva come qualmente il vecchio abbandonato fosse parente in quarto o quinto grado della vecchiarella derelitta: onde Isèo concluse, e il Tribunale accolse, i lor precedenti matrimonî doversi sciogliere anche per ciò: che la settantenne Pànfila essendo... orfanella, la legge obbligava il vecchietto a sposarla per la perpetuazione della stirpe. E stese le mani sulle due teste venerande, ripetè il verso di Omero: che Giove ama congiunti i simili coi simili!... Ah che oratore! che oratore!
Mìrt. (mal frenando la stizza) Aglae, nei processi di tuo marito ci son troppi alberi... e a viaggiar pei boschi si incontrano i malandrini... Se credi, son da te...
Agl. (alzandosi) Come vuoi...
Cròb. (ad Aglae sottovoce, mentre questa, prima d'uscire, sta mettendo a posto qualcosa sul suo tavolo) Mi raccomando... non le mostrar tutta la guardaroba... perchè poi a me tocca di portarla... e... vesti chiuse... vesti chiuse... riparano dai freddi...
Agl. (a Mènecle, nell'andarsene con Mìrtala) Tu sei a casa oggi?
Mèn. (asciutto) No.
Agl. Sei via a cena?
Mèn. (c. s.) Sì.