Cròb. Vengo!... (segue lentamente Mìrtala; mentre ella esce, s'appressa rapido ad Aglae e le dice affrettato, sottovoce, con accento drammatico). So tutto. Coraggio. Sei giovane, sei bella. Venere ti proteggerà... (allontanandosi, la torna a guardare) (Che nasino! È più bella del solito!)

Mìrt. (mentre Cròbilo, già avviato ad uscire, si indugia di soppiatto nella contemplazione di Aglae, Mìrtala sulla soglia si volge amorosamente al marito, e ad un tratto lo abbraccia scoccandogli un sonoro bacio e ripetendo con caricatura amorosa il verso di Crìside). «T'amo!..... È la nova parola ch'io so».

(Cròbilo, strappato improvvisamente alla sua contemplazione dal bacio di Mìrtala, con una smorfia comica lo subisce, e mandando un sospiro di rassegnazione disperata, si lascia da Mìrtala trascinar via).

SCENA XII.

Aglae sola.

Agl. (Ha accolto con un movimento di dispetto e di fierezza le ultime parole di Cròbilo). Che ha inteso dire?... Ah, già!... qui tutti han preso il vezzo di compiangermi!... Perfin le vecchie! Una vera gara di pietà! Grazie! non so che farne!... (torna lentamente, pensierosa, al suo lavoro e riprende in mano la corona). Qui metteremo i narcisi di Elèo... Povero Elèo!... Fino a Colòno... là sulla rupe... me li è andati a prendere... Dunque la piccola Aglae non è del tutto dimenticata... E voleva fingere! Serbarmi rancore!... Perchè fingere con Aglae?... Che colpa ne ho io?... Ah Mènecle, Mènecle, co' tuoi benefici ti sei preso tutto, è tua la mia vita... ma la memoria del cuore... di questa neppur gli Dei mi possono chiedere conto. Quanto alla mia felicità, di cui Mènecle si prende scrupolo e mi parla e mi scrive... (prende in mano il rotolo e lo svolge macchinalmente) glie ne domando conto forse io?... (spiega e legge) È diretta proprio a me. (la scorre dapprima sbadatamente e indifferente, poi si fa più attenta) Che cos'è questo?... (legge:) «Di casa, la notte al nove della luna calante di Ecatombèo, anno IV della 99ª Olimpiade.» L'ha proprio scritta stanotte! «Mia cara Aglae!... Il giorno che leggerai questa mia, i tuoi rapporti meco saran mutati da quelli dell'ora in cui la scrivo...» (fra sè, interrompendosi) Eh... peggio di quel che sono!... «e forse in quel giorno non ti dorrà il poter dare della condotta di Mènecle giudizio meno amaro di quello che oggi parla segretamente in cuor tuo». Che ne sa? «Il cancelliere ti darà questo scritto, dopo la sentenza dell'arconte che avrà disciolto le nostre nozze... per domanda tua!...» (esclamazion di stupore) Che!... mia domanda?... io domandarlo?... «Depositato da ora presso lui, ti sarà allora documento della verità delle mie parole...» (s'arresta sempre più stupita) Che vuol dir ciò?... (scorre rapidissimamente il resto della lettera, con segni di crescente sorpresa e commozione: terminato, rimane assorta, la testa fra le mani, asciugandosi una lagrima). Povero vecchio!... povero vecchio!... (si alza vivamente e passeggia concitata). Così... io avevo l'orgoglio di credermi generosa verso Mènecle... ed è lui che mi soverchia in generosità!... Tutti, tutti, mi umiliano! Soverchiare Aglae!... Ah! la vedremo!...

(Rinchiude, e va per riporre al posto di prima il rotolo, ma in quel punto si affaccia Tratta).

SCENA XIII.

Aglae, Tratta ed Elèo.

Tr. (dalla soglia) Elèo!...