Ahi! cattivo esordio!...

GIACOMO.

Primo di tutto, caro nipote, non t'aspettavi, nevvero? alla dolce sorpresa di vedermi? Ma io ci tengo a fartela completa, e ti porto l'attestato dei tuoi studii di quest'anno. Quei pedanti di professori vanno all'antica, e tu, per loro, sei un genio moderno incompreso. Col pretesto che agli esami non ne hai azzeccata una... (gli porge il foglio) guarda qui, t'hanno bocciato! (Riccardo prende il foglio mortificato) Consolati!... hanno bocciato anche Dante!... Ma lui ha fatto la commedia... e anche tu ne stai facendo qui una...

RICCARDO.

Zio!... ma io...

GIACOMO.

(interrompendolo)

Ma tu la chiami un'ingiustizia. D'accordo. E poi tu vai col progresso. In illo tempore, vedi, un ragazzo di diciott'anni bocciato agli esami, ripeteva prosaicamente la classe... Adesso invece si butta poeticamente all'artista... o, per consolarsi, rapisce una ragazza da marito. Eh quante cose fanno ora i ragazzi alla tua età! E tutte in una volta! Giuocano, ballano, mangiano l'erre, cacciano piccioni, stampano elzeviri, imbrattan tele, si spelano in duello, pubblican verbali, seducono fanciulle, le piantano se povere, le sfregiano se infide, le rubano se ricche, citano Schopenhauer, fanno dell'alta critica, dell'alta politica, e, a tempo avanzato, dei grassi sposalizi... Fuorchè studiare sul serio, un po' di tutto fanno!...

RICCARDO.

Ma zio, tu non sai...