[677]. Che nella Corte pontificia Francesco trovasse molte resistenze lo attestano le fonti più antiche. Tomaso da Celano racconta (pag. 693), che il vescovo di Sabina volea persuadere il Patriarca ut ad vitam monasticam suam eremiticam diverteret. Il Papa stesso era restio a favorire l'istituzione di nuovi ordini, come ne fa fede il canone 13 del Concilio lateranense. Secondo Matteo Paris, ad ann. 1227, avrebbe accolto così male il santo mendico da dirgli (ed. londinese 1640, pag. 340): Vade frater et quaere porcos quibus potius debes quam hominibus comparari, et involve te cum eis in volutabro, et regulam illis a te commentam tradens officium tuae praedicationis impende. Codesto discorso è inverisimile, perchè Francesco era stato raccomandato dalle più alte autorità ecclesiastiche; ma è ben certo, come lo attestano i tre socii, che fece osservazioni sull'applicabilità della regola, nè si piegò ad approvarla se non dopo una visione, che ebbe in sogno. V. pag. 736. Dominus Papa .... dixit ei et sociis: Filioli nostri, vita vestra videtur nobis nimis dura et aspera, licet enim credimus vos esse tanti fervoris, quod de vobis non oporteat dubitare, tamen considerare debemus pro illis, qui secuturi sunt vos. Pag. 737: Inn. III .... viderat in visione quod Ecclesia Sancti Joannis Lateranensis minabatur ruinam, et quidam vir religiosus, mendicus et despectus eam sustentabat proprio dorso submisso. Un'altra visione racconta la Cronaca delle Tribolazioni, pag. 352.
[678]. Dante, Parad., XI, 92, dice che Francesco ebbe da Innocenzo Primo sigillo a sua religione, e prima di Dante Onorio III nella stessa bolla d'approvazione ricordava la regola a bonae memoriae Innocentio Papa approbatam. Ma si deve intendere di una approvazione verbale, come dice S. Bonaventura in Boll., p. 739: licet praefatus dominus Innocentius tertius ordinem et regulam approbasset ipsorum, non tamen hoc suis litteris confirmavit. Pag. 749: Distulit tamen perficere quod Christi postulabat pauperculus pro eo quod aliquibus de Cardinalibus novum aliquid et supra vires humanas arduum videretur.
[679]. I Bollandisti bene osservano che la regola sottoposta ad Innocenzo non poteva essere quella, che il Wadding pubblicava nel primo volume degli Annali. Perchè codesta regola è molto diffusa, laddove la prima, secondo la più antica fonte, il Celano, p. 692, era scritta simpliciter et paucis verbis. Inoltre nella regola pubblicata dal Wadding manca l'articolo che nessun frate francescano possa lasciare il suo ordine per entrare in altro, articolo che si sa approvato da Onorio III. (Lettera di Onorio data XIV Kal. Jan., anno VIII, in Wadding, II, 71). Pare che anche Onorio volesse fare qualche correzione alla regola. Secondo la Cronaca delle Tribolazioni, pag. 103r, ed il Wadding che la copia (II, 69) avrebbe voluto mutare il capitolo X, ma S. Francesco dichiarò non esser lui, ma Gesù Cristo che ha dettata la regola, che dev'essere lasciata come sta.
[680]. La seconda regola differisce nei primi otto capitoli tanto poco dalla prima che vi sono ripetute non solo gli stessi precetti, ma perfino le stesse parole. La sola differenza sta nella maggior concisione.
[681]. Il Wadding riporta il testamento di S. Francesco, dal quale tolgo questi passi (II, 145). Et non dicant fratres: haec est alia Regula, quia haec est recordatio admonitio et exortatio et meum textamentum, quod ego frater Franciscus parvulus vester facio vobis fratribus meis benedictis propter hoc ut Regulam, quam Domino promisimus, melius catholice observemus. Et generalis minister et omnes alii ministri et custodes per obedientiam teneantur in istis verbis non addere vel minuere .... Et omnibus fratribus meis clericis et laicis praecipio firmiter per obedientiam, ut non mittant glossas in Regula, nec in istis verbis dicendo: ita volunt intelligi; sed sicut dedit mihi Dominus pure et simpliciter dicere et scribere Regulam et ista verba, ita simpliciter et pure et sine glossa intelligatis, et cum sancta operatione usque in finem observetis.
[682]. Il Wadding, II, 62 e segg., racconta le cose secondo la Cronaca delle Tribolazioni, dalla quale tolgo i seguenti passi: pag. 15 verso: «E mentre questo nostro Francesco vacava e stava congiunto con Dio, frate Elia con li suoi seguaci e con alcuni ministri si riscaldorono e infiammorono e con tumulto gridorono. Ma perchè non ardivano a ponersi al contrario pubblicamente, nascostamente li tolsono e furorono la Regola a frate Leone, uomo di Dio, al quale S. Francesco l'avea data a serbo. Pag. 98r: In questo mezzo mentre che esso era tutto assorto con infiammati e celesti desiderii solo in Dio, e domandando a Gesù Cristo la reparazione della regola, stimola il diavolo e incita li ministri di diverse provincie, e commossi dallo spirito dell'aquilone vennono insieme con frate Elia a rammaricarsi e a porre querele con protestazione .....» Pag. 99v: «Qualmente alla loro infermità basta d'avanzo e di soperchio d'observare le cose le quali di già hanno promesso, che la loro infermità ha bisogno». Questa narrazione viene compiuta dallo Speculum vitae.
[683]. Cronaca delle Tribolazioni, pag. 89r: «(I ministri) multiplicarono gente e non magnificarono letizia, accompagnando in questo multiplicare l'ordine di gente molti uomini perversi, insieme con li buoni e innocenti frati. Li quali huomini perversi, confidandosi della loro prudentia, s'affrettavano e desideravano di reggere e non d'esser retti, e di fare arrogantemente una regola secondo il loro proprio senno e secondo la loro propria voluntà a sè e ad altri .... e tanto crebbono questi mali avanti alla morte di S. Francesco che esso poverello Francesco, il quale era abitacolo dello Spirito Santo, non vi potette porre alcuno rimedio di curatione nè con parole, nè con esempii, nè con segni, nè con miracoli. Ma mandando avanti l'orazione, elesse per più sicura parte di vacare a Dio e rinunziare in tutto e per tutto al offitio del generalato, e non aver più cura nè governo alcuno delli frati». Nel capitolo seguente, è riferito un dialogo, nel quale S. Francesco dopo la rinunzia al generalato avrebbe detto (pag. 92r): «Solamente che li frati andassino e fussino andati secondo la volontà di Dio e mia, io non vorria che li frati avessino altro ministro che me per insino alla mia morte».
[684]. L'Affò, Vita di frate Elia, pag. 21, dopo avere riassunto il racconto della Cronaca e dello Speculum dice: «Simili semplicità anche dal Waddingo assai più circostanziate si replicano, senza considerare se al confronto della ragione sussister possano. Ma rimontando all'origine di tali narrazioni, e non vedendole noi entro le opere dei coevi scrittori, prendiamo a discorrere dei sussequenti e cominciamo a veder simil fatto descritto dal mentovato frate Martino da Casale, il quale per farcelo credere afferma che avanti a tutti ce ne lasciasse memoria fra Leone, uno dei primi compagni di S. Francesco in certi rotoli depositati già nel convento di S. Chiara. Confessa però di non averli potuti vedere, e per togliere a ciascuno la curiosità di cercarli aggiunse: cum multo dolore audivi illos rotulos fuisse distructos. A questa maniera è lecito a chiunque fingersi monumenti, ed ingannar sulla fede i leggitori. Ma buon per noi che quanto fra Leone e i suoi due compagni scrissero intorno la Vita di S. Francesco non è perito, e la loro leggenda vedesi pubblicata dai Bollandisti senza incontrarvi la menoma parola del finto racconto».
[685]. Boll., loc. cit., pag. 710. Cumque de die in diem infirmitas illa succresceret, et ex incuria videretur quotidie augmentari, frater Helias tandem, quem loco matris elegerat sibi, et aliorum fratrum fecerat patrem, compulit eum ut medicinam non abhorreret.
[686]. Vedi la Cronaca dei XV e quella dei XXIV generali in Affò, pag. 23. Post mortem vero fratris Petri B. Franciscus posuit ad regendum ordinem fratrem Heliam de Assisyo virum utique famosa providentia illustratum. Riscontra il passo del Celano nella nota precedente.