[786]. Baluze, pag. 263 a. Est enim tunc nova Babylon sic judicanda sicut fuit carnalis Hierusalem, quia Christum Dominum crucifixit. Che cosa s'intenda per la nova Babilonia nessun può ignorare. L'Olivi dice ben chiaro: Potestas enim Papae et multitudo plebium sibi obediens et favor ipsius est quasi magnus fluvius Eufrates impediens transitum.

[787]. Liber sententiarum inquis. tholos., pag. 326: Dixit tamen quod audivit ab aliquibus fratribus minoribus de illis vocatis spiritualibus de Narbona et ita fore credidit quod ordo fratrum minorum debebat dividi in tres partes, scilicet in communitate ordinis, quae vult habere granaria et cellaria, et in fratissellis et fratribus, qui sunt in Sicilia sub fratre Henrico de Ceva, et fratribus vocatis spiritualibus vel pauperibus et etiam beguinis. Et dicebant quod prime due partes, quia non observant regulam beati Francisci debebant cadere et cassari, set tercia pars quia observabat regulam evangelicam debebat remanere usque ad finem mundi, licet pateretur multas persecutiones, sicut dicunt fuisse revelatum beato Francisco, et probabant quod dicta tertia pars usque ad finem mundi debebat durare vel in multis vel in paucis, quia Evangelium Christi durabit usque ad finem mundi, et regula beati Francisci est regula evangelica. La separazione dei fraticelli sotto Enrico di Ceva accadde nel 1318 (Wadding, VI, 312), ma è ben certo che la formazione di questi partiti risale per lo meno al tempo in cui gl'intransigenti per la prima volta tentarono di separarsi dall'ordine per costituirne un altro, che prese il nome dal papa Celestino V. Infatti a codesto movimento di separazione Pier Giovanni e i suoi aderenti non presero parte, perchè essi volevano che tutto l'ordine, anzi tutta la cristianità si convertisse alla loro fede; talchè anche allora dai Celestini, come più tardi dai Fraticelli, si distinsero gli Spirituali. Non occorre spiegare perchè prendessero codesto nome i seguaci dell'Olivi, che credevano fermamente nel regno avvenire dello Spirito Santo.

[788]. Cronaca delle Tribolazioni, carte 249: «In questo mezzo essendo frate Pietro detto Murrone fatto Papa, piacque al generale e a tutti li principali frati .... principalmente a frate Currado d'Offida, a frate Pietro da Montecchio, a frate Jacopo da Todi, a frate Tommaso da Trevi, a frate Currado da Spoleto, e a tutti quegli altri, li quali amarono la regola, che frate Pietro da Macerata ed il compagno (fra Liberato) fossino mandati al sommo Pontefice. Perocchè quelli erano stati suoi familiari avanti al papato». Carte 251: «absolvette frate Liberato e il compagnio da ciascheduna obbedentia delli frati, e lo comandò .... che non si chiamassino frati minori, ma frati di Papa Celestino o poveri heremiti». Carte 252r: «rinunziando Papa Celestino l'offizio del papato parve a quelli frati di dare luogo all'ira ed al furore; detti frati per maggior pace e salute se ne andarono a luoghi (lontani?)».

[789]. Cronaca, carte 262: «Ingannato il Papa (Bonifazio) colle loro bugie consentì alla loro perversa petizione e fecie fare littere nelle quali fece esecutori della loro punizione tre prelati cioè messer Pietro patriarca di Costantinopoli e l'archiepiscopo di Atene, e l'archiepiscopo di Patrasso. Il patriarca stava allora a Vinegia». Carte 267r: «Subitamente che frate Consalvo sentì che frate Liberato con li suoi compagni erano tornati, e che stavano in certi eremitori nelle parti della Puglia, esso generale li armò delle littere della sedia apostolica e se ne andò al Re di Sicilia .... e fu chiamato fra Tommaso d'Aversa inquisitore». Carte 267v: «(fuggì fra Liberato) e molti mesi giacque non cognosciuto da alcuna persona nel loco delli Armeni di Viterbo, e doppo due anni si morì nel loco di S. Angelo della Vena».

[790]. Cronaca, c. 237: «Questa quinta tribolazione ebbe un altro principio nella provincia della Marca Anconitana pigliandola al tempo del Concilio generale facto a Lione da Papa Gregorio X». Carte 237v: «alcuni frati dicevano che rivorrebbero le possessioni e le rendite per observare la obedientia e il comandamento del sommo Pontefice, e li decreti del Concilio, costoro rispondevano che farebbono il contrario». Carte 238v: «Tre frati cioè frate Iramondo, frate Tommaso da Tolentino e frate Pietro da Macerata confermavano la loro opinione con ragioni e auctorità e ardentemente la difendevano dicendo, che nè la Chiesa nè il Papa non farebbono mai questa cosa, come cosa la quale non solamente era inconveniente e che conduceva all'apostasia e che non cadeva sotto potestà del sommo Pontefice e però non li era possibile» Carte 239: «Uno frate savio, che avea nome frate Beniamino, par che componesse la quistione, la quale cessò dopo tre anni della loro penitentia. Ma rimasono l'una parte e l'altra nella coscienza discordante di studii diversi e di desiderî contrari, perocchè quelli della maggior parte reputavano lo stato e il vigore ed il mantenimento in edificare luoghi nel mezzo delle città e delli castelli per attrarre a loro li populi, e in procurare le sepolture, in ricevere testamenti e legati, e in multiplicare libri scuole e scuolari e in inpetrare privilegi e simili cose. Ma quelli altri sentivano tutto il contrario delle predecte cose». Carte 242: «furono messi di nuovo in carcere come eretici e privati della confessione e delli altri sacramenti e alla fine della sepoltura ecclesiastica». Carte 244 v: «Morendosi il generale ministro Matteo Acquispartano, successe a lui frate Raimondo di Gauffredo della provincia di Provenza (Wadding, V, 210), uomo mansueto, pietoso .... che radunato il Capitolo della Marca chiese conto della sentenza pronunziata contro alcuni frati, e saputo li scarcerò e li mandò al re Ayecon d'Herminia (Armenia)». Carte 246 r: «I frati erano frate Agniolo, frate Tommaso da Tolentino (morto martire), frate Marco da Monte Lupone, frate Pietro di Macerata e un altro frate Pietro». Questi fatti successero nel 1289-90. Vedi Wadding, V, pag. 211, 236.

[791]. Dante, Parad., XII, 124.

Ma non fia da Casal, né d'Acquasparta,

Là onde vengon tali alla scrittura,

Ch'uno la fugge e l'altro la coarta.

Di Ubertino da Casale, lo scolare di Pier Giovanni Olivi, diremo più giù. Dante condanna i due opposti partiti i conventuali, rappresentati dal generale Matteo d'Acquasparta, e gli spirituali rappresentati da Ubertino. A Matteo successe Gaufrido nominato il 1289 (Wadding, V, 210) e rimosso da Bonifacio VIII nel 1295 (op. cit., 338).