[792]. Cronaca, carte 218: «Nientedimeno ebbe victoria la protervia e la voluntà delli persequitori, e condannorono la sua dottrina insieme con la persona, disotterrorono e scavorono li suoi ossi, e furiosamente e con gran contumelia destrussono il suo sepolcro e li segni della sua santità e li segni delle divotioni a lui offerti, e con tutte le forze spensono le operazioni dello spirito nelli fedeli».

[793]. Cronaca, carte 233: «Di poi quel sancto uomo di singolare perfectione, cioè frate Pontio di Buontungato, potente in opere e in parole .... perchè non volse dare ad ardere alcuni tractati, li quali aveva fatti il sancto uomo frate Pier Giovanni, lo tractorono tanto crudelmente e spietatamente, che la impietà della crudeltà, la quale li fu facta, turba et empie d'amaritudine li animi delli auditori. Lo rinchiusono in una carcere strettissima oscurissima e putridissima, ligato colli ferri alli piedi, ficcando un ceppo nel muro ed appiccandoci una catena ligata alli ferri, che haveva in piè, e tanto lo ristringono et opprimono che non poteva andare un poco pure alla necessità della natura se non dove sedeva, e non poteva se non sedere, e aggravato dal peso del ferro e della strettezza della carcere sopra la terra nuda, la quale era lotosa e fetente per l'orina e per lo sterco, il quale li stava socto, e così sedeva nel brutto fango, e li gettavano stretto pane e breve acqua voltando la faccia quelli, li quali erano più crudeli che le bestie e più velenosi che li serpenti, non mostrando mai a quello huomo, il quale cognoscevano bene che era veramente sancto, alcuno obsequio nè alcuna humanitade, nè per opere nè per parole insino alla morte sua, e alla fine essendo infermato giaceva inchinato sotto il peso del ferro, e nel puzzo dello sterco e dell'orina, lieto nell'animo e acceso del fuoco di carità e referendo a Dio infinite grazie, rendette lo spirito a Jesu Christo, lassando a tutti esempi e forma di fortitudine insuperabile e di patientia imperturbabile». Il Wadding, che riproduce (V, 380) molto laconicamente questo racconto, mette la morte di fra Ponzio nel 1297, poco dopo la morte dell'Olivi. Oltre a frate Ponzio furono incarcerati altri frati (come dice la Cronaca, a c. 233, e ripete il Wadding): frate Giovanni da Valle, frate Giovanni da Quiliano, frate Francesco di Lionetto, frate Raimondo di Auriolo, frate Giovanni del Primo e molti altri.

[794]. Queste notizie il Wadding raccolse dall'opera stessa di Ubertino, Annales, V, 417-18.

[795]. Cronaca, c. 297: «Questo frate Ubertino habitando sul Monte della Vernia della provincia di Toscana tutto devoto a S. Francesco, fedele testimonio della prima ed ultima perfezione regolare, sincero e fervente predicatore dell'evangelica verità infiammò e destò per esempio della vita e per virtù della sua parola molti nella religione e specialmente nella provincia della Marca e della Valle e di Toscana alla pura e fedele observantia della promessa perfectione, e per la vera charità, lassando lui stare la sua quiete, la quale lui haveva in Gesù Christo, attendendo solamente a Dio e alle cose celestiali, e assentendo al consiglio delle sancte persone per potere favorire li frati e le persone spirituali, li quali pativono dalli frati molte tribolazioni nella provincia di Toscana e della Valle di Spoleto, e si mise scientemente a molti pericoli, e si dette a molte fatiche. Imperocchè fu infamato a Papa Benedetto undecimo ed acusato di molte cose dalli suoi adversari, e fu citato dal Papa e chiamato a Roma a loro instantia, ma per lo ajuto di Gesù Cristo fu liberato per mirabile modo da tutte le calunnie. Ma pochi giorni doppo mandando li Peruggini solenni ambasciatori al predetto Papa, imposono a questi ambasciatori che addimandissino al S. P. due cose principali, la prima di restituirli il lume della loro direzione cioè frate Ubertino, il quale aveva inluminata e singularmente tirata a Dio tutta la loro città, la seconda cosa fu che offerendo al Papa come a padre e signore liberamente tutta loro città e tutte le loro persone, e che li dovesse piacere di venire a stare senza dimora insieme con li suoi fratelli cardinali, allora il sommo pontefice sorridendo rispose: voi avete messo frate Ubertino avanti a noi».

[796]. Delle apologie, che Ubertino fece di Pier Giovanni, oltre al sunto che ne riporta il Wadding, V, 380, 390 abbiamo alcuni frammenti negli Articuli Probationum contra fratrem Ubertinum de Casali inductarum a frate Bonagratia pubblicati dal Baluze, ediz. Mansi, II, 276. Riproduco questi passi. Pag. 276: Malignissime et impiissime dicunt quod frater P. Johannis in scriptis et in postilla, quam scripsit super Apocalipsim, vocat romanam ecclesiam meretricem magnam, et alia multa in ecclesie vituperium dogmatizet. Hoc enim est mendacissimum. Pag. 277: abdicatio proprietatis et dominii et omnis juris et jurisdictionis temporalis, tam in speciali quam in communi, et usus pauper omnium rerum nobilium est lampas nostrae fidei.

[797]. Il Wadding, VI, pag. 168, pubblica la lettera di Clemente V dilecto filio generali ministro, caeterisque fratribus tum praelatis quam subditis ordinis minorum, nella quale dice di aver chiamato ad inquirendum de propositis veritatem oltre al ministro generale, altri ben noti, videlicet dilectos filios fratres Raymundum Gaufridi .... olim generalem ministrum, Raymundum de Giniaco, dudum provinciae Aragoniae provincialem ministrum, Guillelmum de Cornelione custodem Arelatensem, Guidonem de Levis, Ubertinum de Casali, Bartholomeum Siccardi, Guillelmum de Agantico, Petrum Rajmondi, Petrum Malodii. E codesti frati ab omni obedientia et jurisdictione vestra, filii minister, et praelati ac successorum vestrorum prorsus eximimus durante negotio supradicto.

[798]. Nella bolla Exivi de paradiso (Clementinarum, lib. V, tit. XI) Clemente espone così la questione insorta tra i frati, e che egli risolve in favore del partito degli spirituali: Quibusdam ex ipsis credentibus et dicentibus, quod sicut quoad dominium rerum habent ex voto abdicationem arctissimam, ita ipsis quoad usum arctitudo maxima et exilitas est indicta; aliis in contrarium asserentibus, quod ex professione sua ad nullum usum pauperem, qui non exprimatur in regula obligantur, licet teneantur ad usum moderatum temperantiae, sicut et magis ex condecenti quam caeteri Christiani.

[799]. Clem., lib. I, tit. I .... ipsum Dei verbi non solum affigi cruci et in ea mori voluit, sed etiam emisso jam spirito perforari lancea sustinuit latus suum .... Porro doctrinam omnem seu positionem asserentem aut vertentem in dubium, quod substantia animae rationalis seu intellectivae vere ac per se humani non sit forma, velut erroneam ac veritati catholicae inimicam fidei praedicto sacro approbante concilio reprobamus .... opinionem secundam, quae dicit tam parvulis quam adultis conferri in baptismo informantem gratiam et virtutes tamquam probabiliorem .... sacro approbante Concilio duximus eligenda. Che queste tre proposizioni si riferiscano a Pier Giovanni non è dubbio. Per il colpo di lancia lo confessa il Wadding stesso (VI, 386); per gli altri due basterà citare lo scritto stesso dell'Olivi riportato dal Duplessis (Collectio, I, pag. 232): Quod anima intellectualis non informat corpus sed tantum per sensitivam, pag. 231. Quod virtutes non dentur parvulis in baptismo: De hoc, sicut jam dixi, nihil est in scriptis meis, nihil etiam unquam asserui. Sed quod ex necessitate ad eorum salvationem hoc fieri non oporteat, aut communiter hoc non fiat, dixi ante tempora Fr. Hieronymi esse opinionem profundo et solemni scrutinio discutiendam, et non temerarie tanquam haereticam a quolibet reprobandam.

[800]. Così si esprime Clemente nella bolla Exivi: declarando dicimus quod fratres minores ex professione suae regulae specialiter obligantur ad arctos usus seu pauperes, qui in ipsorum regula continentur .... Dicere autem quod hereticum sit tenere usum pauperem includi vel non includi sub voto evangelicae paupertatis praesumptuosum et temerarium judicamus. Di questa dichiarazione scrive la Cronaca delle Tribolazioni, carte 307-8 «fu facta la quarta declaratione papale, la quale è in fra le altre come un'aquila volante tanto s'appressa all'intenzione di S. Francesco, la substantia della quale la trassono li Episcopi e li maestri di quelle cose, che frate Ubertino proponeva per se e per li compagni». Quanta parte abbia avuta in codesta decisione frate Ubertino, lo dice con viva compiacenza la Cronaca, carte 298: «Ma perchè frate Ubertino dovea sostenere le insidie li empiti e li assalti della sesta battaglia, però Dio li dette l'uscio aperto delle sacre scripture, ed il chiaro e sottile ingegno della intelligentia, e lo riempiè dell'acqua della sapientia del salvatore Christo Jesu, intanto sparivano e mancavano dalla faccia sua le ragioni delli adversarii, come le tenebre dalla faccia dello inradiante sole. E questo fu manifesto a tutti avanti e dopo il Concilio, perchè uno solo delli electi delli trentamila vinse fortemente la schiera delli adversari e roppe le reti delli loro sophismi, come se fussino teli di ragnia».

[801]. Wadding, VI, pag. 313.