[822]. Extrav., tit. XIV, cap. III. Ad conditorem .... ipsum (cioè il compromesso) non profuisse sed potius tam ipsis fratribus quam aliis obfuisse subsequens magistra rerum experientia noscitur declarasse. Quis enim simplicem usuarium dicere poterit, cui rem usuariam licet permutare, vendere ac donare? .... nequaquam potest in rebus usu consumptibilibus reperiri, in quibus nec jus utendi nec usus facti separati a rei proprietate seu dominio possunt constitui vel haberi .... De fratrum nostrorum Consilio hoc edicto in perpetuo volitare sancimus, quod in bonis, quae in posterum conferentur .... fratribus seu ordini supradictis (exceptis ecclesiis, oratoriis, officius, et habitationibus, ac vasis, libris et vestimentis divinis officiis dedicatis ....) nullum jus seu dominium aliquod .... Romanae Ecclesiae acquiratur.

[823]. La protesta francescana è riportata da Niccolò (Baluze-Mansi, III, 213-221). Il frate Bonagrazia che la distese è quello stesso, come nota il Riezler (op. cit., pag. 69), che scrisse contro Ubertino da Casale un opuscolo riportato dal Baluze (ediz. Mansi, II, 270). Il Marcour (op. cit., pag. 39) dubita di questa identificazione, forse indotto dalla data che il Raynald assegna a questo scritto, vale a dire il 1325. Sarebbe stato infatti molto strano che dell'inchiesta contro Ubertino fosse incaricato dalla Curia chi un anno prima era stato messo in carcere per avere protestato contro il Papa. Ma io dubiterei piuttosto della data, non dell'identificazione, che va d'accordo colle notizie del Wadding, secondo le quali il Bonagrazia era così nemico degli spirituali, che al dire della Cronaca delle Tribolazioni e del Wadding (VI, 317) dopo la dichiarazione di Clemente V in favore dell'uso povero fu bandito dalla Curia. E morto Clemente tornò a perseguitarli, e per opera sua morì in prigione un fra Bernardo delli Consi, compagno dei quattro bruciati in Marsiglia (Wadding, VI, 321). Questo altro fatto avrebbe potuto addurre il Preger per mostrare come i più fieri nemici degli spirituali ora facessero causa comune con loro contro il papa Giovanni XXII.

[824]. Le due bolle sono riportate da Niccolò Minorita, la prima da pag. 211 b a 213 a, la seconda da pag. 221 a 224 a. Nelle decretali è riportata naturalmente la seconda, che fu la definitiva.

[825]. Extrav., tit. XIV, cap. IV: Cum inter nonnullos .... assertionem hujusmodi pertinacem, cum scripturae sacrae, quae in plurisque locis ipsos nonnulla habuisse asserit .... erroneam fore censendam et hereticam de fratrum nostrorum consilio hoc perpetuo declaramus edicto.

[826]. La protesta di Ludovico si trova nel Baluze (Vitae pap. Aven., II, 478-512) e nella Cronaca di Niccolò Minorita (Baluze-Mansi, 224 b-232 b). Il Müller (Der Kampf, I, 357-58) le assegna la data del 22 maggio 1324. Nella protesta di Norimberga del 18 dicembre 1323 Ludovico accusava il Papa di aver menomata l'autorità dei vescovi per favorire i minoriti, contro i quali da tutte parti si levavano giuste lagnanze (Müller, op. cit., I, 70); nella protesta di Sachsenhäusen invece l'accusava di perseguitare i minoriti col distruggere la legge della povertà, fondamento del loro ordine. Tra le due proteste però non corre, secondo il Preger (Ueber die Anfange, pag. 43), la contradizione che vi scopre il Marcour (op. cit., pag. 32); perchè nella prima protesta si difende la causa dei vescovi contro i minoriti conventuali, e nella seconda la causa dei frati spirituali, che in Spira s'erano messi dalla parte del vescovo, e non meno di lui si opponevano alle pretensioni ed agli abusi dei conventuali. Il più attivo fra codesti spirituali era frate Francesco di Lutra, a cui secondo il Preger si deve la parte della protesta di Sachsenhäusen, che riguarda le quistioni minoritiche. Non si potrebbe pensare ad Ubertino di Casale, come sospetta il Riezler (Die litt. Widersacher, pag. 73), perchè, come ha notato il Müller, Ubertino non lasciò Avignone prima del 1325. Nè tampoco al provinciale tedesco Enrico di Thalheim, come credono il Marcour (Der Antheil, pag. 35) e lo stesso Müller (Der Kampf, I, 24), perchè nella bolla del 10 gennaio 1831 il Papa non lo rimprovera di veruna partecipazione alla protesta di Sachsenhäusen.

[827]. Extrav., tit. XIV, cap. V. Il Müller, op. cit., pag. 96, giustamente riproduce il giudizio del Wadding, al quale il Papa apparisce in questa bolla scholasticorum potius more disputans quam pontificia auctoritate decernens.

[828]. Nella lettera papale, riportata da Niccolò Minorita (Baluze, pag. 237; Zambrini, pag. 95) non pure Michele da Cesena è chiamato diletto figlio, ma in una forma mitissima si accenna alle quistioni del giorno: Cum propter aliqua negotia tuum Ordinem contingentia, tua fit nobis praesentia opportuna ecc.

[829]. Lo stesso fra Michele nella sua protesta del 13 aprile 1328 (Baluze, 328) racconta che il Papa l'ebbe per iscusato, et quod non fuerat suae intentionis nec volebat quod supra posse laborem in veniendo ad eum.

[830]. Niccolò Minorita, in Baluze, pag. 237; Zambrini, pag. 99: «Disse il detto Papa Giovanni a esso general ministro, riprendendolo intra molte altre cose, che egli era stolto, temerario, capitoso, tiranno e favoreggiatore d'eretici, e che egli era serpente nutricato nel seno da essa Chiesa. E spezialmente lo riprese d'alcuna lettera del capitolo generale fatta a Perugia, che pendendo la quistione nella Corte di Roma egli avea presunto di determinarla nel capitolo generale».

[831]. Niccolò Minorita, in Baluze, pag. 243; Zambrini, pag. 105. «Da poi che il predetto frate Michele, general ministro, udì che Papa Giovanni pronunziava per eretica la lettera del capitolo generale .... resistendogli nella faccia affermò lo detto papa Giovanni essere eretico .... et a modo dei santi padri, i quali si partirono dall'ubbidienza dei sommi pontefici, et eziandio perchè egli correva pericolo di morte .... a dì XXIV di Maggio del detto anno MCCCXXVIII si partì dalla ubbidienza e dalla corte del predetto papa Giovanni».