[832]. Niccolò Minorita (in Baluze, pag. 243 a-b) dopo aver raccontato dell'elezione del frate di Corbara, cerca di giustificare con citazioni canoniche la misura audace di Ludovico, intorno alla quale a nonnullis fuit haesitatum hactenus, et adhuc haesitatum. Tutto il passo da deinde praefatus sino ad brachium seculare è saltato nella traduzione italiana.

[833]. La sentenza fu pubblicata due volte, la prima a Roma il 18 aprile, e la seconda il 12 dicembre 1328 a Pisa. La prima edizione si trova nel Baluze Vitae II, 512, ed in Niccolò Minorita (Baluze-Mansi, III, 240). Il Müller nella citata opera Der Kampf, I, 187, a ragione rileva che nella prima edizione solo di sfuggita si accenna al domma della povertà, che formava uno dei punti capitali della protesta di Sachsenhäusen, e ne inferisce che in Roma ai minoriti era sottentrato un altro consigliere, molto più radicale e che delle quistioni fratesche non facea gran conto, Marsilio da Padova. Nella seconda edizione invece (Baluze-Mansi, 310a-314a), che sebbene riporti l'antica data del 18 aprile, è del tutto una redazione nuova, tornano ad occupare il primo posto le quistioni minoritiche. Il che mostra che l'ispiratore in luogo di Marsilio fu ora Michele da Cesena, come ha dimostrato il Müller, op. cit., p. 214 e 372. Il passo di Niccolò (Baluze, pag. 243 a), che si riferisce alla doppia redazione, non è riconoscibile nella traduzione italiana (Zambrini, pag. 104-105).

[834]. La sentenza del papa inserita in Niccolò Minorita (Baluze, pag. 243; Zambrini, pag. 106) porta la data: Avinionis VIII Idus Junii Pontificatus nostri anno XII (6 Giugno 1328). Riproduco questo passo: Ipse Michael .... associatis sibi quibusdam suae iniquitatis complicibus, inter quos erant duo nequam viri, videlicet Bonagratia de ordine praedicto .... et quidam Anglicus vocatus Guillelmus Ockam ordinis praedicti, contra quem ratione multarum opinionum erronearum, et haereticalium, quas ipse scripserat et dogmatizaverat, pendebat in eadem Curia inquisitio auctoritate nostra diu jam incepta .... ad portum supradictum deveniens .... galeam supradictam conscendit.

[835]. La lettera indirizzata universis ministris, Custodibus, Guardianis et eorum vicariis porta la data: nona die Julii a. d. MCCCXXVIII. (Niccolò, in Baluze, pag. 244-46; Zambrini, pag. 107).

[836]. Delle due proteste, la prima più diffusa (in majori forma) si suppone già fatta in Avignone nel mese di aprile in presenza di frate Guidone, notajo pubblico di detto ordine, e rinnovata poi in Pisa in domo fratrum minorum anno praedicto a nativitate Domini 1328, Indictione XI, 14 Kalendas octobris, praesentibus testibus vocatis .... et infrascriptis notariis pubblicis. La riporta Niccolò in Baluze, pag. 246-303. Zambrini, pag. 110. Questa protesta è una confutazione delle tre decretali ad Conditorem (pag. 246-75), Cum inter (pag. 275-86), Et quia quorundam (pag. 287 e segg.) .... tres constitutiones haereticales .... vitae et doctrinae evangelicae et apostolicae et S. R. Ecclesiae et SS. PP. eam sequentium, statutis multipliciter adversantes, quae tanquam fumus teter et horridus e puteo abissali, et ab eo, qui pater est mendacii et schismatis, prorumpentes, veritatis et doctrinae solem evangelicae obnubilant et obscurant. La seconda protesta (appellatio in forma minori, Baluze, pag. 303-310) ha la stessa data della precedente; anno supradicto decimo (leggi vigesimo) octavo mensis septembris. (Zambrini, pag. 112). Il Müller (op. cit., I, 211) crede che codesta protesta sia stata redatta tardi, per esser letta nell'assemblea tenuta dall'Imperatore nel 13 dicembre (Villani, 10, 111). In questa seconda protesta sono notevoli i seguenti passi, che mancano nella prima (pag. 310): licet frater Bonagratia .... et subsequenter serenissimus Dominus Ludovicus Romanorum rex appellaverit legitime .... tamen dictus Joannes noluit corrigi, nec permisit quod Concilium generale congregaretur super praedictis .... Ex quibus patet dictum dominum Joannem fuisse et esse pertinacem et notorium et manifestum haereticum. Et quod secundum jura, ex quo Papa in haeresim lapsus est, ipso jure et facto est omni dignitate ecclesiastica, potestate, authoritate et jurisdictione privatus .... nec obviat illa regula per parem non potest solvere vel ligare, quia Papa haereticus minor est quocumque Catholico.

[837]. La data di codesta costituzione è del 16 novembre 1329 (Baluze-Mansi, pag. 323-341). La traduzione italiana della Cronaca nel capitolo, di cui lo Zambrini (pag. 116) pubblica solo l'intestazione, dopo aver riportato il principio della costituzione sino alle parole in rebus usu consumtilibus aggiunge: «Et così seguita di parte in parte replicando le aleghationi di frate Michele generale isforzandosi d'impugnarle per confermare le sue agiungniendo tanti errori sopra errori, che una confusione pestifera pazza e bestiale (sic). Perchè sarebbe troppo lungo e tedioso volgarizzare tucte sue costituzioni et heresie, e le opposite appelationi et alleghationi facte pro e contra, si pone in questa astrazioncella (sic) della chronica il principio e il fine delle cose più notabili, volgarizzandone alcune, che si possono dimostrare con più brevità e convenevole chiarezza ai non litterati divoti ricercatori, i quali avuta la introductione d'essa verità con meno fatica potranno investigare la plenitudine sua dalli licterati intendenti et ammaestrati nella sacra scriptura». (Codice Magliabechiano XXXIV, 76, carte 63 recto e verso).

[838]. La cronaca del Minorita (in Baluze, pag. 341-355) riporta un'appellatio fratris Michelis a Generalis a Constitutione praescripta. Il Müller però (Aktenstücke, pag. 78) ha dimostrato, che la protesta di fra Michele non poteva esser questa, ove si parla non solo di Giovanni, ma dei successori suoi (pag. 351) e più sotto dei tre successori (pag. 352 b). Inoltre questa protesta, che in verità non ha la forma delle solite appellationes, non è se non il Defensorium, male attribuito all'Occam, e già pubblicato dal Brown (Fasciculus rerum expetendarum, II, 434-65), e prima di lui nel Firmamentum trinum ordinum, Parigi 1512, e nel Singulare opus ordinis Seraphici Francisci, Venezia 1513. Il codice parigino, a differenza della stampa del Baluze, ha la vera protesta (pubblicata in parte dal Müller, pag. 83). La traduzione italiana (cod. Magliabechiano, carte 63 verso) ha soltanto il principio e la fine della protesta conformi al testo pubblicato dal Müller. Eccoli: In nomine patris et filii et spiritus sancti amen. Anno a nativitate domini MCCCXXX indictione XIII in Monaco in domo fratrum minorum venerabilis et religiosus vir frater Michael. E finisce così: Acta et facta fuerunt predicta in Monaco, in domo fratrum minorum in refectorio ejusdem domus anno predicto a nativitate domini MCCCXXX indictione XIII, VII Kal. aprilis presentibus (la lacuna è nel codice). Explicit. Amen. Oltre alla protesta Niccolò Minorita riporta una lettera del Cesenate spedita a tutti i ministri, custodi e guardiani, che ha la data del 4 gennaio 1331 (Baluze, pag. 356-361). È riportata anche dal Goldast, II, 1338 (leggi 1328). La traduzione italiana la dà per intero volgarizzata da carte 64 a carte 86. Con questa lettera finisce la stampa della cronaca fatta dal Mansi e la traduzione italiana. Gli altri capitoli, la cui intestazione è riportata dallo Zambrini, non appartengono più alla cronaca, bensì formano altri opuscoli riuniti, come suole accadere, nello stesso codice. A differenza del testo del Mansi e della traduzione italiana il codice parigino seguita più oltre sino all'anno 1338.

[839]. Niccolò, in Baluze, pag. 315-323. Una delle ragioni, su cui si appoggiavano è questa (pag. 319 b): Sed constat quod dictus Dominus Bertrandus se vicarium asserens ordinis antedicti pro libito voluntatis contra formam Juris et Concilii instituit et creavit ministros provinciales et custodes .... Et quod illi, qui fuerunt in dicta congregatione imo verius conspiratione facta Parisiis, fuerunt pro majori parte per dictum D. Bertrandum Provinciales et custodes creati.

[840]. Vedi la lettera di fra Michele pubblicata dal Goldast, II, 1236, che comincia: Literas plurium magistrorum in sacra pagina aliorumque notabilium fratrum ordinis Beati Francisci tum Parisius quam de partibus aliis me noveritis recepisse, per quas me inducere videbuntur ut ad unitatem sanctae ecclesiae ac dicti ordinis, a qua me dicebant aversum, accedere festinarem .... e finisce: Ex parte fratris Michaelis generalis ministri dicti ordinis licet inviti de voluntate et assensu fratrum Henrici de Thalheim. Francisci de Esculo, Guilhelmi de Okam in sacra pagina magistrorum, et fratris Bonagratiae, et aliorum fratrum eis adhaerentium .... Questa lettera è riportata anche nel codice parigino della Cronaca di Niccolò (Müller, pag. 75).

[841]. In una lettera scritta la pentecoste del 1324 e pubblicata da un codice parigino dal Müller (Aktenstücke, pag. 111) dice l'Occam: Nam contra errores pseudopape prefati posui faciem meam ut petram durissimam, ita quod nec mendacia nec false infamie nec persecutio qualiscumque, que personam meam corporaliter non attingit, nec multitudo quantacumque credencium sibi aut favencium vel eciam deffendencium me ab impugnatione et reprobatione errorum ipsius, quamdiu manum cartam calamum et atramentum habuero, numquam in perpetuum poterunt cohibere.