[215]. Gretser, XII, II, 10, cum et Gazari et Patareni Waldenses fuerint, uno ex stipite Waldo prognati.
[216]. Ivi, pag. 7. Consentiunt ferme auctores sectam Waldensium extitisse in Gallia progenitore Petro Waldo circa annum Domini MCLX.
[217]. V. Schmidt, II, 268 e segg.
[218]. Ecco il principio del capitolo in D'Argentré, I, 55: Supra dictum est sufficienter de haeresi Catharorum, nunc dicendum est de haeresi leonistarum, sive pauperum de Lugduno, qui sunt divisi in duas partes. È chiaro da quell'opposizione supra.... nunc, che l'eresia di Lione non si può confondere con nessuna delle frazioni catare di cui parla di sopra. Ed è giusto quel che dice il Cantù (Gli eretici, I, 79) che Raniero distingue affatto i Catari dai Valdesi. Ma in nessun luogo il buon frate parla di Valdesi, progenitori degli Albigesi. Nè sarebbe potuto cadere in questo errore egli, che a pag. 51 annovera le chiese albigesi tra le catare di Francia, Tholosana, Carcassensis, Albigensis, e a pag. 55 nota che tutte e tre queste chiese si attengono alla dottrina di Balasinanza. Del resto il Cantù sembra non abbia un chiaro concetto del rapporto tra Catari e Valdesi, che mentre a pag. 79 li distingue sulla testimonianza del Sacconi, a pag. 77 li confonde in uno. I suoi seguaci [di Pietro Valdo] si dissero poveri di Lione o Catari, cioè puri.
[219]. Stefano in Duplessis, I, 78: Waldenses autem dicti sunt a primo huius haeresis auctore, qui nominatus fuit Waldensis. Dicuntur etiam Pauperes de Lugduno, quia ibi inceperunt in professione paupertatis, pag. 89. De Manicheis Patharenis vel Burgaris .... originem habuerunt a quodam Persa, dicto Manes, qui vere Maniacus etc.
[220]. Illi quidem Waldenses contra alios acutissime disputabant. (Duplessis D'Argentré, I, 94).
[221]. Sacconi in D'Argentré, I, 55: et illud dicunt de justitia saeculari, quod non licet Regibus et Principibus et Potestatibus punire malefactores. Sospetto che innanzi a punire si debba mettere mortaliter, come nel luogo del Sacconi già riportato a p. 89 n. 1, che riguarda i Catari. Si potrebbe intendere il passo del Sacconi nel senso che non si debbano punire come malfattori quelli che si allontanano dalla Chiesa, ed in favore di questa interpetrazione si potrebbe addurre questo passo dell'anonimo di Passau: Quod nullus est cogendus ad fidem (Gretser, XII, II, 8: ecc.) e questo altro dalle annotazioni marginali alla somma del Sacconi riportate dal D'Argentré, I, 50: quod non licet corporalem iustitiam facere, vale a dire che per le opinioni religiose non si debbano applicare pene corporali, bensì spirituali quali l'ammonizione o la scomunica. Ma parmi più probabile la correzione da me proposta.
[222]. Historia Albingensium, cap. 2, longe minus perversi .... in multis cum nobiscum conveniebant .... in quatuor consistebat error eorum: in portandis sandalis .... nulla ratione iurandum vel occidendum .... quemlibet eorum abque ordinibus posse conficere corpus Christi.
[223]. Tractatus de inquisitione haereticorum, ed. Preger, p. 25: Postulantes autem a Domino papa Innocentio III hanc vivendi formam auctoritate sua sibi ut sequacibus confirmari, adhuc recognoscentes primatum apud ipsum residere apostolicae potestatis.
[224]. Moneta, pag. 390, arbor ex fructibus cognoscitur ut habetur (Matth. 7, v. 7), fructus autem Romanae ecclesiae malus est, ergo romana Ecclesia mala est. Questa citazione non solo è comune ai Catari e Valdesi, ma anche ai Cattolici che volevano separato il temporale dallo spirituale. Valgan per tutti le terzine di Dante: