»Di poi le donne ballarono, e per intermezzo fu rappresentata una buona commedia con molti canti e suoni. Il Papa e tutti noi altri eravamo presenti. Che cosa mi resta a dire ancora? sarebbe un lungo scrivere. Così spendemmo tutta la notte; se bene o male lascio giudicarlo all'Eccellenza Vostra.»[44]
VIII.
Il matrimonio di Lucrezia con Giovanni Sforza valse a suggellare l'alleanza politica stretta tra Alessandro VI e Ludovico il Moro. Il reggente di Milano voleva chiamare Carlo VIII dalla Francia in Italia, perchè andasse a portar guerra al re Ferdinando di Napoli, ed egli stesso, Ludovico, potesse impadronirsi del Ducato di Milano. Egli di fatto era tutto divorato dall'ambizione e dall'impazienza di deporre dal trono il suo malaticcio nipote Giangaleazzo. Ma questi era marito d'Isabella d'Aragona, figlia di Alfonso di Calabria e nipote del re Ferdinando.
Il 25 aprile la lega fra Venezia, Ludovico, il Papa e alcuni altri signori italiani era già stata pubblicamente annunziata in Roma. Niun dubbio che la era rivolta contro Napoli; epperò è naturale che quella Corte ne fosse terribilmente agitata.
Malgrado di ciò, re Ferdinando mandò i suoi augurii felici al signore di Pesaro per l'avvenuto matrimonio. Egli lo risguardava come suo congiunto, e Giovanni Sforza era anche stato ammesso nella famiglia degli Aragonesi. Il re gli scrisse da Capua il 15 giugno 1493:
«Illustrissimo Cugino e Amico nostro amatissimo. — Abbiamo ricevuto la vostra lettera del 22 del passato, per la quale ne avete significato il matrimonio contratto con la illustre donna Lucrezia, nipote di Sua Santità Signor Nostro. Di che abbiamo preso singolarissimo piacere e contentezza, sì per l'amore che sempre abbiamo portato e portiamo a voi e a tutta la casa vostra, e sì perchè crediamo che tale matrimonio non potrebbe essere più al proposito vostro di quel ch'è. Epperò ce ne congratuliamo sommamente, pregando con voi Nostro Signore Dio che esso sia con felicità della persona e dello Stato, e con aumento di autorità e reputazione.»[45]
Otto giorni innanzi, lo stesso re aveva mandato lettera al suo ambasciatore in Spagna, invocando la protezione di Ferdinando e d'Isabella contro gl'intrighi del Papa, la cui vita egli chiamava detestabile affatto. E non intendeva già della condotta diplomatica, ma della personalità stessa di Alessandro. Giulia Farnese, che fra gl'invitati allo sposalizio in Vaticano è dall'Infessura designata addirittura come concubina del Papa, faceva allora parlare tutto il mondo di sè e di costui. Questa donna giovane si dava ad un vecchio di 62 anni, nel quale ad un tempo doveva venerare il sacerdote supremo della Chiesa. Dell'adulterio suo durato per anni non è a dubitare. Ma i motivi della sua passione sono un mistero. Perchè, per potente che fosse stata la natura demoniaca di Alessandro, pure aveva dovuto già perder molto della sua forza magnetica. Forse, poichè ebbe ceduto alla seduzione e fatto tacere ogni senso di vergogna, quella giovane e vana creatura dovette sentirsi forte attrarre dall'idea di veder languire a' piedi suoi, a' piedi d'una debole fanciulla, il dominatore spirituale del mondo, colui innanzi al quale tutto si prosternava nella polvere.
Certamente, il sospetto che gl'ingordi Farnesi si facessero lenoni di tanta ignominia, è molto naturale. In vero la prima ricompensa del peccato di Giulia non fu meno della porpora cardinalizia, guadagnata dal fratello suo Alessandro. Il Papa lo aveva già preconizzato con altri; ma la nomina incontrava ancora l'opposizione del Sacro Collegio, a capo della quale stava Giuliano Della Rovere. Anche il re Ferdinando appoggiava l'opposizione. Egli pose agli ordini de' cardinali, che la componevano, l'esercito suo in quei giorni appunto, in cui Lucrezia festeggiava il suo matrimonio con Pesaro.
Per un momento il marito Sforza fu un uomo d'importanza in Roma e intimo con tutti i Borgia. Il 16 giugno fu visto a cavallo col duca di Gandia andare all'incontro dell'ambasciatore spagnuolo, vestiti entrambi di abiti costosi, splendenti di pietre preziose, come se fossero due re. Gandia ritardò la sua partenza per la Spagna. Egli s'era colà sposato con donna Maria Enriquez, nobile valenzana, poco tempo innanzi l'ascensione al trono di suo padre. Di fatto un Breve di Alessandro, fin dal 6 ottobre 1492, permetteva a questo figlio e alla moglie di prendere l'assoluzione da qualunque confessore a scelta loro. L'alta origine di donna Maria mostra in quali splendide relazioni il bastardo Juan Borgia entrasse come Grande di Spagna. La moglie di fatto era figlia di Don Enrigo Enriquez, visconte di Leon e di donna Maria de Luna, prossima parente con la Casa reale d'Aragona. Don Juan lasciò Roma il 4 agosto 1493 per imbarcarsi sulle galee spagnuole in Civitavecchia. Stando alla relazione dell'agente ferrarese, tolse seco gran copia di oggetti preziosi, alla lavorazione de' quali gli orafi di Roma erano stati da mesi occupati.
De' figli quindi di Alessandro rimanevano in Roma Cesare, che doveva divenire cardinale, e Jofrè, che doveva andare a vivere principescamente in Napoli. Perchè, grazie agli sforzi di Spagna, la rottura tra il Papa e il re Ferdinando era cessata. La Spagna riuscì a far ritrarre il Papa dalla Francia e dalla lega con Ludovico il Moro. Questa repentina mutazione fu suggellata con lo sposalizio di Don Jofrè, bambino di 13 anni appena, con donna Sancia, figliuola naturale del duca Alfonso di Calabria. Lo sposalizio fu concluso il 16 agosto 1493 in Vaticano mercè procura, ed il matrimonio doveva essere solennizzato più tardi in Napoli.