L'altro fratello era Jofrè, la cui età è esattamente indicata dal Boccaccio. Si osserverà che l'ambasciatore mette specialmente in rilievo la serenità della natura di Cesare. Questo era pure il tratto fondamentale di quella di Alessandro; e da lui Cesare e Lucrezia l'avevano ereditata. Anche, di fatto, in quest'ultima viene più tardi lodata l'apparenza serena e gaia sempre, come la qualità più spiccata. Quanto alla modestia, la virtù medesima esaltava in Cesare, sei anni dopo, niente meno che Giuliano Della Rovere, il futuro Giulio II.
Il duca di Gandia trovavasi in quel tempo in Roma, ma doveva tornarsene dalla moglie in Spagna, solennizzato il matrimonio dello Sforza con Lucrezia. Era stato questo fissato pel giorno di San Giorgio, ma fu poi differito, non avendo potuto lo sposo arrivare a tempo. Alessandro con gioia da non si dire provvedeva al corredo della figlia. La felicità o, ciò che per lui era lo stesso, l'elevata condizione di quella gli stava moltissimo a cuore. Egli l'amava passionatamente, in superlativo grado, come l'ambasciatore ferrarese scriveva al suo signore.[42] E per esortazione dello stesso, il duca di Ferrara mandò un presente di nozze, due grandi bacini con coppe analoghe, d'argento del più squisito lavoro. Per l'abitazione della giovane coppia si pensò a uno de' due palazzi, quello di Santa Maria in Portico o l'altro del cardinale Domenico Porta d'Aleria, morto il 4 febbraio 1493, presso Castel Sant'Angelo. Ma fu scelto il primo, nel quale Lucrezia già abitava.
Arrivò finalmente lo Sforza. Fece il suo ingresso il 9 giugno per Porta del Popolo, accolto da tutta la Curia, da' suoi cognati e dagli ambasciatori delle potenze. Lucrezia con molte dame d'onore aveva preso posto su un terrazzino del suo palazzo per vedere il corteo dello sposo diretto al Vaticano. Lo Sforza a cavallo, passando, le fece un saluto con molta galanteria, e la sposa corrispose. Il suocero lo ricevette molto graziosamente.
Lo Sforza era uomo di piacevole aspetto. Di che veramente non possiamo giudicare che da una medaglia fatta imprimere 10 anni più tardi. V'è rappresentato con lunghi ondeggianti capelli e con barba intera; la bocca ha sottile, il labbro inferiore un po' compresso, alquanto ricurvo il naso, e libera e prominente la fronte. I tratti del volto son nobili, ma non certo significanti.
Tre giorni dopo il suo arrivo, il 12 giugno, fu festeggiato il matrimonio in Vaticano con clamorosa solennità.
Alessandro vi aveva invitato la nobiltà, i magistrati di Roma e gli ambasciatori stranieri. Vi fu banchetto, e furono pure rappresentate commedie di carattere affatto mondano e lascivo, come l'Infessura ha descritto.[43]
Per apprezzare l'esattezza della breve relazione di questo Romano e compierla insieme, mettiamole qui allato le parti più essenziali di un dispaccio dell'ambasciatore ferrarese. Il 13 giugno il Boccaccio scriveva al suo signore:
«Ieri, 12 del corrente, fu festeggiato lo sposalizio nel Palazzo, pubblicamente, con grandissima pompa ed apparato. V'erano invitate tutte le matrone romane. V'assistettero anche i cittadini più ragguardevoli e molti cardinali, dodici in numero; ed il Papa sedeva nel bel mezzo, sul trono della maestà. Palazzo e camere eran per tutto zeppi di gente, maravigliata di tanta magnificenza. Il signor di Pesaro si sposò con le debite solennità con sua moglie, e subito dopo il vescovo di Concordia tenne una degnissima orazione. Degli ambasciatori, per altro, non eran presenti che quel di Venezia, di Milano e io, e in fine uno di quelli del re di Francia.
»Il cardinale Ascanio era d'opinione che io rimettessi il donativo durante la cerimonia. Ma ne feci interrogare il Papa, osservando, a me non parer conveniente, e reputar meglio la minor dimostrazione possibile. Non dispiacque a Sua Santità e ad Ascanio stesso. Pure fra loro con alcuni cardinali vollero di poi consultar meglio la cosa. Tutti convennero meco; tanto che il Papa, chiamatomi, mi disse: «Sembrami quel che tu hai detto esser bene.» E così fu disposto, che la sera sul tardi mi troverei in Palazzo col donativo. Sua Santità diede una cena di famiglia in onore dello sposo e della sposa. Vi presero parte i cardinali Ascanio, Sant'Anastasia e Colonna; poi la sposa e quindi lo sposo; dopo il conte di Pitigliano, capitano della Chiesa, il signor Giulio Orsini; e poscia madonna Giulia Farnese, della quale si fa sì gran parlare — de qua est tantus sermo, — madonna Teodorina con la figlia, la marchesana di Gerazo; una figlia del nominato capitano, moglie del signor Angelo Farnese, fratello della detta madonna Giulia. Seguivano un giovane fratello del cardinale Colonna e madonna Adriana Ursina. Questa è la suocera della indicata madonna Giulia. È quella che, essendo nipote del Papa, ha sempre tenuto in sua casa la sposa in educazione. Era di fatto figlia del cugino carnale di colui, del fu signor Pietro de Milla, noto a Vostra Eccellenza.
»Finita la tavola, che fu tra le tre e le quattro di notte, fu rimesso alla sposa il regalo del nobile duca di Milano: 5 pezzi staccati di broccato in oro e due anella, un diamante e un rubino. Il tutto fu stimato su 1000 ducati. Dopo presentai io il regalo di Vostra Eccellenza con acconce parole, esprimenti voti di felicità e letizia per l'avvenuto matrimonio e la profferta di servizii. Il regalo piacque molto al Papa. Insieme con la sposa e lo sposo, egli manifestò la sua infinita gratitudine. Quindi Ascanio offrì il regalo suo, consistente in un compiuto apparecchio di credenza in argento dorato, quasi del valore di 1000 ducati. Il cardinale Monreale offri due anelli, un zaffiro e un diamante, belli assai e del valore di circa 3000 ducati; il protonotario Cesarini un bacile con boccale del prezzo di 800 ducati; il duca di Gandia una coppa, ammontante a un 70 ducati; il protonotario Lunate un'altra, in forma di diaspro, di argento dorato, che poteva valere da' 70 agli 80 ducati. Non vi furono altri regali. Alle feste per le nozze si supplirà dagli altri, cioè cardinali, ambasciatori e via di seguito: e anch'io mi sforzerò fare il simile. Credesi avran luogo domenica prossima; ma non si sa di certo.