Tutte le forze, tutte le virtù e i vizii furono allora messi in moto dal desìo febbrile di goder della potenza, della gloria e dello spirito. La Rinascenza è stata paragonata ad un baccanale della civiltà. Si penetri addentro nelle figure di quei baccanti, e si vedranno in se stesse scontorcersi, come quelle degli amanti in Omero, che hanno il presentimento della ruina loro. Quella società, quella Chiesa, quelle città e quegli Stati, tutta quella civiltà umanistica, ebbri di piacere, barcollano sull'abisso, che irreparabilmente gl'ingoierà.

Fa meraviglia il pensare come in questa Roma insieme, e in un solo e stesso momento, vivessero e si muovessero uomini come Copernico, Michelangiolo e Bramante, Alessandro VI e Cesare Borgia.

Vide Lucrezia il giovane artista, più tardi amico della insigne Vittoria Colonna, di quella che doveva essere la più bella antitesi di lei? Lo ignoriamo; ma non ne dubitiamo. Con la curiosità dell'artista e dell'uomo, Michelangiolo avrà cercato veder la più avvenente donna di Roma. Tuttochè esordiente, egli era già noto per ingegno eminente. E, quando ricevette le prime commissioni dal romano Dal Gallo e dal cardinale La Grolaye, forse a sua volta anch'egli suscitò la curiosità di Lucrezia.

Sotto l'impressione delle tragedie di casa Borgia e dell'assassinio di Gandia, accaduto essendo egli a Roma, Michelangiolo lavorava a quell'opera speciosa, la prima che richiamò su di lui l'attenzione della città. Lavorava al gruppo della Pietà, statogli commesso dal nominato cardinale. Vi diè l'ultima mano nel 1499, quando il gran Bramante anch'egli venne a Roma. Codesto gruppo bisogna considerarlo nel bel mezzo del tempo borgiano, come sul suo vero fondo. Allora la Pietà spicca in tutta la sua significazione ideale. In quelle tenebre morali apparisce qual purissima fiamma di sacrifizio, accesa da un grande e serio spirito nel profanato santuario della Chiesa. Anche Lucrezia si trovò innanzi alla Pietà. Quest'opera d'arte potette svegliare nell'animo dell'infelice figlia d'un peccaminoso Papa più profondi sentimenti che non fossero in grado di comunicarle i discorsi di un confessore o i suggerimenti della badessa di San Sisto.

XV.

L'anno del Giubileo 1500 fu anno avventuroso per Cesare; ma sciagurato per Lucrezia. Essa lo cominciò andando il primo giorno dell'anno con solenne corteggio al Laterano. Andò a cavallo per pregare e compiere il prescritto pellegrinaggio per le chiese di Roma. Il corteggio si componeva di 200 cavalieri, gentiluomini e dame. Lucrezia cavalcava una chinea riccamente adorna. A fianco suo, a sinistra, il marito Don Alfonso; a destra una dama della sua corte; dietro il capitano della guardia palatina, Rodrigo Borgia. Passando pel Ponte Sant'Angelo, il padre si fece trovare ad un terrazzino del Castello, per godersi lo spettacolo dell'amata figliuola.

Il nuovo anno non fu nunzio ad Alessandro che di prospere novelle, se una ne togli, la morte del cardinal legato, Giovanni Borgia, vescovo di Melfi e arcivescovo di Capua, che, per distinguerlo da un altro cardinale dello stesso nome, era chiamato Iuniore. Morì in Urbino l'8 gennaio 1500, rapito, a quel che pare, da un accesso di febbre. Così informava Elisabetta, la moglie di Guidobaldo, suo fratello Gonzaga in una lettera del giorno istesso da Fossombrone.[100]

Cesare trovavasi appunto in Forlì, quando il mattino medesimo del 12 gennaio, in cui la cittadella gli si era arresa, gli giunse la nuova della morte del cardinale. La comunicò immediatamente al duca di Ferrara con una lettera, nella quale diceva Giovanni Borgia, chiamato dal Papa a Roma, e partitosi da Forlì per colà, esser poi morto di catarro in Urbino. Il fatto che quegli fosse stato al campo di Cesare, e che, come dalla lettera di Elisabetta risulta, fosse arrivato ad Urbino già malato, diede verosimiglianza al sospetto di un avvelenamento da parte di Cesare.

È singolare che, nella lettera al duca, Cesare chiamasse il morto fratello suo.[101] Ercole mandò lettera di condoglianza il 18 gennaio, e anch'egli chiamò il cardinale fratello di Cesare. Se ne dovrà forse indurre, che Giovanni Borgia iuniore fosse stato anch'egli figlio di Alessandro VI? V'ha di più: il cronista ferrarese Zambotto, là ove nota la morte del cardinale, lo chiama esplicitamente figliuolo di papa Alessandro.[102] Se così fosse, il numero de' figli di costui ne sarebbe di molto accresciuto, perchè allora anche Ludovico Borgia era figlio suo. E quest'ultimo Borgia fu di fatto l'erede speciale de' beneficii di Giovanni. Divenne anche arcivescovo di Valenza e poscia cardinale. Egli annunziò la sua promozione al marchese di Mantova con lettera, nella quale, proprio come Cesare, chiamava fratello suo il defunto.[103]

Nulladimeno tutto ciò non basta a porre in dubbio la discendenza sin qui ammessa di Giovanni Borgia iuniore. Lo Zambotto, di certo, s'ingannò. La parola fratre usata in quelle lettere non altro vuol significare che fratello cugino.[104]