Pari al Burkard e a Lorenzo Behaim un terzo tedesco fu anche ben addentro nelle faccende familiari de' Borgia, Gorizio di Lussemburgo, festeggiato più tardi, sotto Giulio II e Leon X, come il prediletto di tutti gli Accademici. Ma sin dal tempo di Alessandro raccoglieva nella casa sua, al Foro Traiano, il mondo dotto ad accademici trattenimenti. Tutti i Tedeschi erano in cerca di lui. In casa sua ricevette indubbiamente il Reuchlin, venuto a Roma nel 1498; poi Copernico; quindi Erasmo e Ulrico di Hutten, che con grato animo se ne sovviene. E sotto quel tetto ospitale deve aver visto anche Lutero. Gorizio era referendario per le suppliche. Come tale conosceva Lucrezia personalmente, perchè molti rivolgevano le domande loro alla influentissima figlia del Papa. Anch'egli ebbe frequenti occasioni di studio e di osservazioni nel Vaticano. Ma de' fatti osservati non prese nota alcuna; ovvero i suoi diarii sparvero col sacco di Roma nel 1527, nel quale Gorizio perdette ogni cosa.
V'era pure un altro uomo conosciutissimo personalmente da Lucrezia, il quale, forse meglio di chiunque altro, avrebbe potuto scrivere le memorie de' Borgia. Era questi il Nestore de' notai romani, il vecchio Camillo Beneimbene, la persona di fiducia per i negozii legali di Alessandro e di quasi tutti i cardinali e nobili di Roma. Egli era a notizia degli affari privati e pubblici de' Borgia. Aveva conosciuto Lucrezia ancora bambina. Tutti i contratti nuziali di costei furono da lui ricevuti. Teneva studio sulla Piazza de' Lombardi, oggi San Luigi de' Francesi. Durò colà nell'ufficio suo sino al 1505, mentre solo con quest'anno finiscono i contratti da lui rogati.[98] Un uomo che da sì lungo tempo era testimone d'ufficio e assistente legale de' Borgia nelle più importanti faccende familiari, e che perciò stesso doveva essere intimamente informato dei secreti loro, prese sicuramente nella casa, e soprattutto rispetto a Lucrezia, il posto di un amico pieno di paterno affetto. Il Beneimbene non c'ha lasciato scritto nulla delle sue osservazioni. Ma nell'Archivio de' notai al Campidoglio si conserva ancora il suo protocollo, ch'è davvero della più alta importanza.
Molto intimo co' Borgia era un dottissimo umanista, Adriano Castelli di Corneto, scrittore secreto di Alessandro, il quale più tardi lo fece cardinale. Come secretario del Papa è naturale che fosse anche in relazione con Lucrezia. Nel novero de' più prossimi conoscenti di quelli sono, senza dubbio, da porre anche i celebri latinisti Cortesi, il giovane Sadoleto, familiare del cardinale Cibo, il giovane Aldo Manuzio, i fratelli Raffaele e Mario Maffei da Volterra, insigni pel loro spirito, ed Egidio da Viterbo. Questi, che fu più tardi predicatore famoso e cardinale, ebbe sempre intimità con Lucrezia, anche divenuta duchessa di Ferrara. Esercitò anzi efficacia grande sulle tendenze alla pietà, cui ella cedette in quel secondo periodo di sua vita.
E non c'inganneremo neppure pensando la giovane duchessa di Bisceglie in frequenti relazioni co' cardinali più notevoli, raffinati nella coltura o nella galanteria, quali il Medici, il Riario, Orsini, Cesarini e Farnese, per non dire de' Borgia e di tutti gli Spagnuoli. Noi potremmo anche cercarla alle feste ne' palazzi de' signori romani, come dei Massimi e degli Orsini, de' Santa Croce, Altieri e Valle; ovvero nelle case de' ricchi banchieri, come degli Altoviti e Spanocchi e di Mariano Chigi, i cui figli Lorenzo e Agostino, quest'ultimo di lì a poco famoso, erano intimi confidenti de' Borgia.
Amore vivo e speciale potette prendere Lucrezia alle creazioni delle belle arti in Roma. Anche Alessandro teneva occupati grandi maestri nel Vaticano, ove il Perugino dipingeva per lui. Suo pittore di Corte fu il Pinturicchio. Nel Palazzo del Vaticano — così il Vasari — questi ritrasse, sopra la porta di una camera, la signora Giulia Farnese nel volto d'una Nostra Donna; e nel medesimo quadro la testa di esso papa Alessandro che l'adora. E in Castel Sant'Angelo fece il ritratto di molti membri della famiglia Borgia.
«In Castel Sant'Angelo — aggiunge il Vasari stesso — egli dipinse infinite stanze a grottesche; ma nel torrione da basso nel giardino fece istorie di papa Alessandro; e vi ritrasse Isabella regina cattolica, Niccolò Orsino conte di Pitigliano, Giangiacomo Trivulzi con molti altri parenti ed amici di detto Papa, ed in particolare Cesare Borgia, il fratello e le sorelle, e molti virtuosi di que' tempi.» Lorenzo Behaim ha copiato gli epigrammi che si leggevano sotto sei di tali quadri, in Castel Sant'Angelo, giù nel giardino papale. Tutti rappresentavano gli avvenimenti di quell'epoca critica dell'invasione di Carlo VIII, e tutti esaltavano Alessandro come trionfatore di costui. Si vedeva dipinto il re in atto d'inginocchiarsi innanzi al Papa nel giardino stesso di Castel Sant'Angelo; in altro quadro Carlo prestando obbedienza nel Concistoro; in un terzo Filippo di Sens e Guglielmo di San Malò in atto di ricevere la dignità cardinalizia; poi la Messa in San Pietro, alla quale Carlo faceva da ministro; quindi la processione a San Paolo, ove il re teneva la staffa al Papa; da ultimo la partenza di Carlo per Napoli, il quale conduceva seco Cesare Borgia e il sultano Djem.[99]
Le pitture, e con esse anche i ritratti della famiglia Borgia, andaron tutte perdute. Più volte lo stesso Pinturicchio deve aver ritratto la bella Lucrezia. Alcune figure nei quadri di questo maestro riproducevano forse, senza ch'il sappiamo, le immagini de' Borgia. E così pure in qualche bottega di antiquario o tra i molti ritratti antichi, che nei palazzi di Roma e ne' castelli della campagna pendono in fila dalle pareti polverose, ancora oggi forse, senza che il curioso visitatore nemmanco lo sospetti, si troveranno ritratti di Lucrezia, di Cesare e de' fratelli.
Degli artisti allora celebri Lucrezia dovette anche conoscere Antonio di Sangallo, l'architetto di suo padre. Conobbe similmente Antonio del Pollaiolo, il più reputato scultore della Scuola fiorentina in Roma, negl'ultimi decennii del XV secolo. Ed ivi egli morì nell'anno 1498.
Pure la più notevole figura artistica di quel tempo in Roma era Michelangelo. Egli v'andò la prima volta nel 1496, nella giovane età di 23 anni, quando sforzavasi a pigliare il suo primo volo. La città di Roma era allora un mondo incantevole e magico per ogni geniale natura artistica. Quella solenne concentrazione nel suo grande passato, che da' monumenti dell'antichità e del Cristianesimo parlava un sì potente linguaggio; quella sua maestà e quella solenne quiete, interrotta a un tratto dall'esplodere di passioni furiose: tutto quel mondo oggidì noi non siamo più in grado di rappresentarcelo vivamente. Non sappiamo rappresentarci quello, come non possiamo nemmeno rappresentarci l'aura spirituale della Rinascenza, che aleggiava su quelle rovine, nè la terribile natura profana del Papato, nè la totalità delle disposizioni interiori e morali di una generazione dotata di forza creatrice e distruggitrice, che spesso portò in sè l'impronta della grandezza. In vero, quella tendenza medesima, che produceva titanici delitti, generò le opere non meno titaniche della Rinascenza. Sotto forme e caratteri grandiosi si manifestarono allora il bene e il male insieme. Proprio al pari di Nerone, sfacciato e audace, si mostrò un Alessandro VI innanzi al mondo, disprezzandone il giudizio.
La Rinascenza resterà eternamente uno de' più ardui problemi psicologici della civiltà: causa le profonde contradizioni che nel seno suo accoglie, parte con spontaneità affatto ingenua, parte con piena consapevolezza della incompatibilità loro; e causa pure quel certo elemento demoniaco, onde le individualità sono in quel periodo invasate.