Alessandro aveva prescritto le stazioni del lungo viaggio: Castelnuovo, Civitacastellana, Narni, Terni, Spoleto, Foligno. Quivi doveva trovarsi il duca Guidobaldo o la moglie per accompagnare madonna Lucrezia a Urbino. Di qui poi si doveva muovere attraverso gli Stati di Cesare; e per Pesaro, Rimini, Cesena, Forlì, Faenza e Imola andare a Bologna, per quindi giungere pel Po a Ferrara.

I luoghi, pe' quali si passava, avrebbero dovuto soggiacere a carichi troppo gravosi, ove avessero ospitata la cavalcata tutta quanta. Fu per questo qualche volta divisa e avviata per diverse strade. Come si procedesse in ciò, lo mostra un Breve del Papa a' Priori di Nepi, che il Gran Kahn di Persia non avrebbe potuto concepire in termini più laconici:

«Amati figliuoli, salute e benedizione Apostolica. — La nostra diletta figlia in Cristo, la nobile signora duchessa Lucrezia de' Borgia, partirà di qui, con numeroso seguito di gentiluomini, lunedì prossimo per essere accompagnata presso l'amato figliuolo, il nobile Alfonso di Ferrara, primogenito del duca. Dugento de' cavalieri prenderanno la via della città vostra. Noi vogliamo e vi ordiniamo, per quanto avete cara la grazia nostra e non volete incorrere nella nostra disgrazia, di accoglierli e trattarli per un giorno e due notti con ogni onoranza. Così per la vostra sollecitudine troverete appo noi il meritato plauso. Dato in Roma, presso San Pietro, sotto l'anello del pescatore, il 28 dicembre 1501, l'anno decimo del nostro Pontificato. — Adriano.»[175]

Il modo stesso fu tenuto con molti altri paesi. In ogni città, in cui la cavalcata giungeva e soprattutto in quelle ove si fermava, dovevasi per ordine del Papa onorar Lucrezia con archi trionfali, luminarie e cortei. Soltanto le spese tutte a carico delle Comunità.

Il 6 gennaio Lucrezia prese commiato da Roma, dal figlio Rodrigo e dai genitori. Vannozza però non l'avrà forse veduta che a quattr'occhi. Niuno di coloro, che riferiscono delle feste in Vaticano, ha mai fatto menzione di quella donna, nemmeno di nome.

Nella camera del Pappagallo ella si congedò dal padre, col quale restò sola un pezzo, sinchè non sopraggiunse Cesare. Nel separarsi da lei Alessandro continuò a dirle ad alta voce, che stésse di buon animo e gli scrivesse sempre che alcuna cosa da lui desiderasse, perchè di lontano farebbe per lei ancora più di quello che aveva fatto in Roma. Andò quindi per vederla in varii posti, sino a che la cavalcata non fu scomparsa.[176]

Lucrezia mosse alle tre dopo mezzogiorno. Sino a Porta del Popolo fu accompagnata da tutti i cardinali, dagli ambasciatori e da' magistrati di Roma. Montava sopra una mula bianca con coperta e finimenti d'argento battuto e frange d'oro ch'era un ricco vedere. Era in abito di viaggio: una gamurra d'oro tirato coperta di cremisino tagliato, e con una striscia di broccato d'oro, foderata d'armellino. Cavalcava in mezzo ad un corteggio di più di 1000 persone. Aveva accanto i principi di Ferrara e il cardinal di Cosenza. Il fratello Cesare l'accompagnò per un tratto; poscia, col cardinale Ippolito, tornò indietro al Vaticano.

Così Lucrezia Borgia separavasi per sempre da Roma e da un orribile passato.

LIBRO SECONDO. LUCREZIA BORGIA A FERRARA.

I.