La città ritrasse molto vantaggio dall'aver dato, in sì breve intervallo, quattro papi alla Chiesa; si arricchì, così, di monumenti e di palazzi in stile gotico-romano, stile che prevalse fino al xv secolo in molte parti d'Italia. Anche a Genazzano abbiamo trovato siffatte costruzioni gotiche; poche ne rimangono in Anagni, se si eccettua la cattedrale, lo stupendo palazzo municipale e la casa Gigli.
Il palazzo municipale ha un imponente porticato, che sorregge un solo piano. La strada passa sotto a quei portici come attraverso ad una porta. Sulla facciata si vedono, scolpiti nella pietra, stemmi del medio evo; in mezzo ad essi vi è il busto di un capitano della città, della casa della Rovere, appartenente al xv secolo. Nella facciata posteriore del palazzo sono notevoli gli ornati architettonici del cornicione e le sue finestre, adorne di colonnette di stile moresco, simili a quelle che si vedono a Rovello, sopra Amalfi.
Il palazzo municipale si è salvato dalla rovina medioevale, ed è qui, con la casa Gigli, il principale monumento del passato. La casa Gigli, un piccolo fabbricato che appartiene certamente al secolo xiv, mi ha ricordato le case di Palermo: essa è quadrata, con un tetto piatto ed un portico. Questo consiste in due arcate rotonde sostenute, al punto in cui si riuniscono, da una sola colonna; sotto di esso si trova una scala esterna di pietra, che porta nell'interno; questa architettura è ripetuta nell'unica finestra, del pari ad arco tondo, con una colonnetta nel mezzo. Sugli archi corre una piccola cornice ondulata, semplice ed armoniosa; sopra il tetto sono vasi di fiori che danno all'edificio un carattere grazioso e tutto meridionale.
Dopo aver visitato questa casa, mi son seduto sopra un banco di pietra che stava lì di fronte e mi sono accinto a farne uno schizzo nel mio album: sono stato subito circondato da molti cittadini, e nel vederli soddisfatti di ciò che stavo facendo, ho compreso che quel monumento del passato ispirava loro un sentimento di orgoglio patriottico. Si son lagnati però meco amaramente di quei quattro papi, loro compatriotti, che sì poco avevano fatto per la loro città natale, non provvedendola neppure di un acquedotto. E' questo veramente per gli abitanti di Anagni un grave danno: essi non hanno altr'acqua da bere che quella delle cisterne, che mi è parsa molto cattiva; e d'altra parte non sarebbe possibile costruire un acquedotto senza enormi spese, perchè bisognerebbe portarvi l'acqua da monte Acuto, facendole attraversare una larga valle. «E' vero, dicevano quelli, sarebbe occorsa una grave spesa; ma pensate che sono stati quattro i papi, e se avessero dato qualche cosa per uomo l'opera sarebbe stata compiuta».
Il duomo di Anagni è costruito sul punto più alto della collina, presso la porta di Ferentino, in mezzo a molti altri edifici, in modo che la sua facciata ed il suo campanile isolato non producono quasi nessun effetto. Questa chiesa è una delle più antiche del Lazio, più antica anche della maggior parte delle cattedrali degli Stati della Chiesa, rimontando ai tempi della prima crociata. La fece edificare nel 1074 Pietro, vescovo della città, della stirpe dei principi longobardi di Salerno, il quale prese parte alla prima crociata come compagno d'armi di Boemondo, principe di Taranto. Sulla porta principale del duomo si legge, scolpita nella pietra, la seguente iscrizione:
QUISQUIS AD HOC TEMPLUM TENDIS VENERABILE GRESSUM
MOX CONDITOREM CUNCTORUM NOSCE BONORUM
CONDIDIT HOC PETRUS MAGNO CONAMINE PRAESUL
QUEM GENUIT TELLUS NOBIS DEDIT ALTA SALERNUS
SIC MISERERE SIBI SUPERI PATRIS UNICE FILI.
La forma dei caratteri di questa iscrizione appare moderna: è forse del secolo xvi, ma lo spirito e l'espressione appartengono certo al tempo in cui la cattedrale fu innalzata.
Quantunque più volte restaurata dai vescovi della città, la cattedrale ha conservato il suo carattere primitivo, gotico-romano. La facciata è di architettura rozza: termina con un frontone pesante, a forma di triangolo, di cui l'angolo superiore è ottuso e la base è formata da una semplice cornice. Nel centro si apre una finestra circolare, senza ornamenti, ed al disotto di questa un'altra finestra grande e quadrata, aperta molto probabilmente in un'epoca posteriore. La porta, ve n'è una sola, ha una cornice d'un gusto mediocre, formata di strisce di pietra ornate di teste di leoni e di tori, rozzo lavoro del medio evo.
Da un sol lato della porta, senza simmetria e senza ragione alcuna di essere, sorgono due pilastri con capitelli, incastrati nel muro. Ai disopra v'è un arco di pietra adorno di semplici arabeschi.
Tutto l'edificio è costruito col tufo calcareo bruno, fornito dalle montagne vicine. Si vede facilmente che la facciata ha conservato nelle linee generali la sua forma primitiva, ma che è stata in seguito restaurata alla men peggio, per necessità.