Oltre a questi tesori, il sagrestano mi ha fatto vedere delle antiche mitre vescovili e dei bastoni pastorali che per le loro bizzarre ed insolite forme meritano l'attenzione degli antiquari.
Invano ho cercato busti o ritratti di quei papi: non ve ne sono. Soltanto nel muro esterno della chiesa, in una nicchia o tabernacolo, posta sotto il cornicione, è seduta sul trono la marmorea figura di un papa. Mi fu detto che quell'informe statua, che pare un idolo, rappresenta Bonifacio VIII.
In tempi posteriori furon collocati nel coro del duomo i busti dei quattro papi, dipinti su tela a forma di grandi medaglioni, che ora si trovano appesi, ondeggianti all'aria, nelle due gallerie del coro stesso; è questa un'idea bizzarra che deve risalire al secolo xvii, e forse anche al xviii.
Prima di lasciare la cattedrale per recarci al palazzo di Bonifacio VIII, voglio ricordare alcune scene di cui essa fu teatro, scene molto interessanti per noi tedeschi, poichè esse si collegano alla storia della Germania, giacchè il duomo di Anagni ha avuto grandi rapporti con la casa degli Hohenstaufen. Fu davanti al suo altare che Alessandro III, nel giovedì santo del 1160, maledì il grande imperatore Barbarossa; fu lì che Innocenzo III lesse la bolla che scomunicava Federigo II; e fu lì finalmente che Alessandro IV lanciò l'anatema contro il giovane eroe Manfredi. Scene barbare e selvagge del medio evo, scomparse da gran tempo, al pari dello splendore del nostro grande impero e del prestigio del papato stesso.
L'ultimo papa di Anagni fu Bonifacio VIII, della famiglia Gaetani. Chi ignora la sua prigionia nello stesso suo palazzo, e la tragica fine che seguì immediatamente la sua liberazione?
Nel 1294 la sorte aveva strappato l'eremita Pietro da Morone dalla sua profonda solitudine del monte Majella, per innalzarlo al seggio papale. L'eremita, debole ed inetto, aveva preso dimora a Napoli, divenendo lo strumento cieco di re Carlo. Intanto l'ambizioso e risoluto cardinale Benedetto Gaetani di Anagni, aspirava alla tiara pontificia. Pietro, o meglio Celestino V, decise di abdicare, e così fece, cinque mesi appena dopo la sua elezione, fuggendo quindi subito nella sua solitudine. Ma non appena il Gaetani fu eletto papa col nome di Bonifacio VIII, fece arrestare il fuggiasco, lo portò nel suo palazzo di Anagni e da questo poi lo relegò nel vicino castello di Fumone, dove l'infelice eremita finì i suoi giorni.
Bonifacio non aveva dimenticato che i due cardinali della casa Colonna, Jacopo e Pietro, avevano osteggiato la sua elezione, e giurò di umiliare questa potente famiglia. Nel 1297 la ruppe con essa per motivi o pretesti che non importa qui riferire. Ne seguì una crociata del papa contro i Colonna; essi fuggirono dinanzi al suo sdegno; i due cardinali, privati della porpora, si ritirarono a Rieti e Sciarra Colonna, allora capo della famiglia, si recò in Francia, dove Filippo il Bello lo accolse con piacere, poichè egli era in guerra con Bonifacio VIII, che lo aveva scomunicato e dichiarato decaduto dal trono. Egli decise con Sciarra di sorprendere Bonifacio in Anagni, dove si trovava nell'estate del 1303, e di farlo prigioniero; a questo scopo Sciarra si unì a Guglielmo di Nogaret, che godeva la fiducia del sovrano. Furono radunati segretamente trecento cavalieri e maggior numero di fanti, e dopo che Nogaret si fu accampato a Ferentino, con alcune truppe pronte ad ogni evento, Sciarra, nella notte del 7 settembre, uscì dal vicino borgo di Sgurgola. I ghibellini di Anagni, che erano del complotto, gli aprirono le porte; egli assalì il palazzo Gaetani e penetrò nelle stanze del papa. Bonifacio oppose alle violenze sofferte un'eroica dignità. Rimase per tre giorni prigioniero di Sciarra e di Nogaret che lo minacciarono di morte, intimandogli di scendere dal trono papale come egli aveva costretto a scenderne l'infelice Celestino. Intanto il cardinale Luca Fiesco incitava gli abitanti di Anagni a liberare il papa, loro concittadino, dalle mani di quella turba furibonda. Il popolo diè di piglio alle armi e cacciò gl'invasori dal palazzo. Poi ricondusse a Roma il papa liberato, che vi morì l'11 ottobre per l'ingiuria patita e per la rabbia.
I cardinali suoi concittadini, membri della Curia, avevano tradito Bonifacio. Quando poi fu eletto a suo successore Benedetto XI, questi lanciò una bolla contro coloro che avevano perseguitato Bonifacio, ed ebbe ad esclamare: «La stessa sua patria non lo protesse; il suo palazzo non gli servì di asilo; la più alta dignità della Chiesa è stata insultata; la Chiesa ed il suo Sposo sono stati avvinti dalle catene. Quale luogo potrà d'ora innanzi offrire sicurezza? Quale asilo resta ancora inviolabile, se lo stesso papa di Roma è stato offeso nel suo? Delitto abbominevole, sacrilegio inaudito! Guai a te, Anagni, che hai lasciato compiere un tale misfatto fra le tue mura! Non cada più sopra te nè rugiada, nè pioggia, cada invece sugli altri monti, e l'una e l'altra sfugga te che hai assistito alla caduta dell'eroe senza impedirla, ed hai tollerato gli fosse fatta violenza!».
La maledizione di Benedetto XI non pesa più oggi sopra la città di Anagni; ma nell'anno 1616 gli abitanti superstiziosi si credevano ancora sotto l'influsso di quelle terribili parole. Allorchè in quel tempo il famoso viaggiatore Leandro di Bologna visitò la città, la trovò un mucchio di macerie e lo stesso palazzo dei Gaetani in rovina; la tremenda guerra della campagna romana, condotta dal duca d'Alba, aveva devastato tutta la contrada, e gli abitanti di Anagni, ridotti alla miseria, narrarono al bolognese, piangendo, che dal giorno in cui Bonifacio era stato tradito fra le loro mura, erano stati oggetto di continue calamità.
Ho cercato in Anagni il luogo dove si svolse questo dramma, che pose fine, con Bonifacio VIII, alla potenza universale del papato, fondata da Gregorio VII: ma il palazzo Gaetani è stato distrutto da molto tempo, e quello a cui ora gli abitanti di Anagni danno tal nome, è un edificio moderno del marchese Traetti, che sorge sulle fondamenta di quello stesso palazzo, sul margine della collina, non lontano dal duomo, col quale mi fu detto che l'antico palazzo avesse comunicazione. Nel cortile esistono ancora antiche mura della residenza di Bonifacio VIII, e dietro l'attuale edifizio sono le rovine grandiose di un'antica loggia, di cui rimangono ancora tre grandi archi, appoggiati alla collina. Ai piedi di questa sorge una grande muraglia di antica costruzione, che mi si è detto essere un avanzo delle stalle di Bonifacio VIII.