Laggiù scaturiscono abbondanti sorgenti dal corso misterioso che mantengono il verde dell'erba, mentre questa vasta conca tira a sè la rugiada notturna.
Discendendo collo sguardo lungo le pareti giù nel profondo si osserva una meravigliosa vegetazione: in forme bizzarre e fantastiche, simili alle stalattiti, crescono dappertutto cespugli di lentischi e ginestre selvatiche dai fiori dorati. Le pareti presentano tutti i variati colori dell'iride perchè ora la roccia si tinge di un delicato grigio argenteo, ora invece è di un bel rosso acceso, giallo o turchino scuro, oppure nero addirittura. Il paesaggio alpestre che circonda questa fonte offre uno spettacolo di straordinaria bellezza. Qui, dietro gli alberi verdeggianti, sorge melanconicamente l'oscuro villaggio di Collepardo, laggiù una lunga distesa di valli rocciose discende a perdita d'occhio, più in là si elevano monti giganteschi dalle forme maestose sulle cui cime ancor vergini si librano solitarie aquile reali e le nubi dalle forme fantastiche stendono il loro bianco velo.
Sull'orlo dell'abisso erano sdraiati, insieme con le loro capre, pastori dall'aspetto quasi selvaggio, ciociari della montagna coi lunghi bastoni a foggia di lancia, ed animavano colla loro presenza la scena grandiosa, mentre alcuni robusti ragazzi si divertivano a gettare dei sassi che cadevano in quella profondità con un sordo rumore, facendo uscire dai loro nidi i colombi selvatici che svolazzano qua e là sopra le piante. Quantunque questi pastori mi volessero dare ad intendere che in fondo a quel misterioso abisso vivesse una tigre, pure ammettevano che di quando in quando vi facevano scendere le capre legate ad una corda. Queste bestie trovavano laggiù acque ed erba in abbondanza e vi rimanevano dei mesi finchè non le andavano a riprendere riportandole su ingrassate ed in ottimo stato.
Se il pozzo fosse in Germania od in Scozia la fantasia popolare lo avrebbe certamente popolato di esseri favolosi, ma gl'italiani in genere non hanno nessuna tendenza per le favole. L'aria è troppo limpida e serena in Italia perchè i racconti del soprannaturale possano essere gustati. Trovai il racconto dell'origine di questa fonte, narratomi da quei pastori, molto caratteristico perchè è una leggenda. Il pozzo, mi dissero, era una volta una grande aia circolare; i contadini un giorno osarono battervi il grano benchè si solennizzasse l'Assunzione della Beata Vergine. La Madonna adirata di quel sacrilegio fece sprofondare ad un tratto l'aia con tuttociò che vi si trovava sopra e così si formò il pozzo circolare. Del resto, non essendovi nei dintorni alcuna traccia di vulcani, potrebbe essere giusta l'opinione di alcuni che suppongono che il pozzo fosse una caverna di cui sia sprofondata la volta.
Mi staccai con dispiacere da questo meraviglioso fenomeno immaginando con desiderio il meraviglioso spettacolo che esso deve offrire di notte, quando la luna è sospesa su quelle montagne deserte ed i suoi pallidi raggi illuminano le pareti della fonte penetrando tra le piante del magico bosco.
I pastori guidarono me ed il mio compagno per sentieri sassosi, finchè giungemmo alla strada mulattiera che conduce alla Certosa di Trisulti. Quest'abbazia tanto famosa doveva essere distante circa un miglio tedesco e non si vedeva ancora ma ci additarono lassù, in cima alla montagna che avevamo dinanzi, la scura linea di un bosco di quercie, dietro al quale si trovava un podere, vero modello di coltura alpestre. Ricordo pochi paesaggi montuosi più belli e d'aspetto più selvaggio di quello che traversavamo allora. Ora lo sguardo si sprofondava giù in un vertiginoso abisso in fondo al quale rumoreggiava il Cosa, ora si elevava alla splendida catena di monti, fra i quali spiccava gigantesca la piramide del Monna spingendo la sua cima verso il cielo.
Seguitammo a scendere e dopo una mezz'ora di cammino, reso molto malagevole per dover girare le grigie roccie, che poste sulla strada come sentinelle sbarravano il passo, giungemmo al torrente che si è aperto la via tra due montagne e tuonando precipita le sue acque spumeggianti attraverso le nere gole.
Il sole era già calato dietro i monti e i suoi ultimi raggi infuocati indoravano ancora le vette circostanti. Cominciammo a salire e nel voltarmi indietro vidi a poca distanza da me otto o dieci soldati che si avanzavano a rapidi passi sul sentiero dietro di noi. Dubitai che dessero la caccia ai briganti, ma non era probabile, perchè la famigerata banda di Gasperone non abitava più quelle montagne, dove ancora in molti luoghi si possono leggere nomi di briganti famosi da loro stessi scolpiti sulle roccie coi loro pugnali.
Quei soldati, come mi disse il mio compagno che si mostrava bene informato, venivano da Alatri per visitare la Certosa, godendo dell'ospitalità dei frati, perchè dovete sapere che le ricche tonache bianche sono obbligate dalla loro regola ad ospitare gratuitamente per tre giorni ogni viandante, e se anche un intero esercito volesse entrare nella Certosa, non potrebbero chiudergli in faccia la porta del convento. Siccome sapevo che la brigata insieme alla quale avevo visitato la grotta di Collepardo aveva passato la notte precedente alla Certosa, mangiando alle spalle di quei monaci, quando vidi dietro di me quei soldati mezzo affamati, che già pregustavano col pensiero il buon pranzo del convento, fui preso da una certa inquietudine, cominciando anch'io a sentire gli stimoli della fame: «Vieni, Francesco, dissi, affrettiamo il passo, perchè quei soldati non arrivino prima di noi alla Certosa, se no correremo il rischio di trovare i frati di cattivo umore quando busseremo alla loro porta per chiedere vitto ed alloggio». Francesco sorrise e proseguimmo la nostra via con maggiore alacrità.
Ero giunto all'altura su cui sorge la Certosa di Trisulti: essa si trova sul largo altipiano delle magnifiche montagne che le si aggruppano intorno. Uno splendido bosco di quercie mi toglieva ancora la vista del convento. Andando avanti vidi da lontano due frati vestiti di bianco che passeggiavano su e giù nella fresca ombra di quegli alberi maestosi, ed invidiai la quiete filosofica che sembravano godere. Se vi è un luogo in cui lo spirito umano possa raccogliersi nella più seria ed elevata meditazione, dev'essere qui in una delle più sublimi solitudini che io abbia mai visto.