Se nei dintorni si fa molto uso dei medicinali di questa farmacia, i frati stessi vi devono ricorrere raramente. Non mi ricordo di aver trovato facilmente dei frati di aspetto più robusto. La tranquillità d'animo, una dieta sempre ugualmente severa e soprattutto l'aria eccellente di quei monti li conservano in salute; i loro giorni e le loro notti scorrono interrotti od occupati continuamente dallo sforzo mentale delle ripetute preghiere e dalle funzioni di Chiesa, ma esente da patemi d'animo.
Il convento possiede una piccola biblioteca e vi sono dei frati che si dedicano a studi severi, ma in generale lo studio non è troppo coltivato in quel deserto. Me ne persuasi conversando col bibliotecario mentre passeggiavamo insieme nel grande cortile, e vedendo che le mie domande ponevano nell'imbarazzo quel bravo uomo stimai conveniente di non seguitare quel discorso. Mi congedai da lui e mi sedetti in uno dei cortili osservando le figure dei monaci che passeggiavano. Essi apparivano veramente maestosi nelle loro tonache bianche come la neve. Mi sorprese il vedere che non portavano nè barba, nè capelli poichè ogni mese si fanno radere due volte anche la testa lasciando solo una corona di capelli. Soltanto i laici portano una lunga barba come i frati cappuccini. Vi sono molti gradi fra i monaci, simili a quelli dei mistici seguaci di Pitagora. Non vidi i frati più elevati in grado perchè erano nelle loro celle. Il silenzio nel quale si racchiudono, può esser considerato come il sacrifizio supremo a cui possa giungere il fanatismo umano spinto dalla religione. Rinunciando alla parola, la chiave della vita e delle cose, essi confinano l'anima in una quiete quasi spaventosa che equivale ad una completa cecità morale: Memento mori è il raccapricciante saluto col quale essi interrompono il silenzio incontrandosi.
Pare che a questi morti che camminano, a questi spettri viventi, sia concesso di abbellire le proprie celle procurandosi qualche distrazione. Chi coltiva entro cocci dei fiori coi quali tacitamente conversa; altri si bea la vista con l'effigie di un santo, o custodisce un uccello in gabbia dilettandosi al suo canto, dato però che un uccello possa cantare in quelle celle di spettri. Talvolta la natura ribelle infrange con violenza la regola, che gli preclude la rivelazione divina della vita, ed il muto volontario comincia a parlare, ed è punito subito colla flagellazione. Può darsi che fra questi monti sereni e muti, il tormento del silenzio sia più sopportabile che altrove, perchè qui pare che la voce d'Iddio parli sola nello stormire del vento, fra le foglie del bosco, nello scrosciare impetuoso del Cosa selvaggio, nella bufera che imperversa fra lampi e tuoni, su quelle alte cime. Che spiriti tetri e melanconici devono giungere a plasmare la natura, le celle e la regola del convento! Se lo sguardo avesse la potenza di penetrare in queste anime chiuse certamente vedrebbe le cose più straordinarie.
Da queste riflessioni mi liberò felicemente la cena, e quando il servitore mi annunciò che essa era pronta, l'appetito e la curiosità erano ugualmente grandi. Nel convento non si mangia carne ed anche l'ospite deve sottomettersi alla regola, invece si può avere olio ed aceto a piacere. La mia cena era così composta: Maccaroni all'olio, senza formaggio, cucinati alla perfezione insieme con erbe squisite cresciute in quei monti, fagioli verdi, freddi, conditi con olio e aceto, un fiasco di vino, più che mediocre con una punta di aceto, e per finire un pezzo di torta cotta coll'olio. Quantunque cercassi di fare onore ai miei ospiti potei mangiare ben poca di questa roba e mi contentai dei maccheroni e del pane eccellente. Appena mangiato uscii per vedere come fosse stata trattata la mia guida, e mi disse che gli avevano dato del pesce freddo ed una pagnotta di pane.
Intanto era calata la notte profonda, la luna piena splendeva sul più limpido cielo illuminando lo splendido anfiteatro dei monti. Gli alberi inondati di luce, le nere ombre delle rupi, i vapori luminosi che salivano dalle vallate, il terribile silenzio interrotto dal malinconico grido dell'upupa, il grosso gufo della montagna e il sordo mormorio del Cosa, tuttociò pareva circondare il monastero di un influsso magico. A mezzanotte mi destò il suono della campana—suonavano il matutino—sapevo che a quel suono un frate, l'excitator, andava di cella in cella a destare i monaci. Essi recitano i primi quattro salmi penitenziali, poi vanno in chiesa dove rimangono tre ore a cantar matutino. Tornati nelle loro celle seguitano ancora la preghiera, indi è loro concesso un breve sonno per riposarsi: e così avanti una notte dopo l'altra. Ascoltai i rintocchi della campana, che parevano risuonare strani e fantastici nell'aria, e sarei sceso volentieri in chiesa se non avessi temuto di turbare le preghiere di quei santi uomini. Mi addormentai al suono dei loro canti e appena spuntò il giorno la mia guida venne a bussare alla porta della mia cella, per avvertirmi che era l'ora di partire per Veroli.
Lasciai il convento senza poter ringraziare il superiore, perchè non vidi anima viva, all'infuori del portinaio e del servitore della foresteria che si scusò di non potermi portare il caffè, che mi aveva promesso la sera prima, perchè la regola prescrive un'ora fissa anche per la colazione. Questa notizia mi fece molto dispiacere, perchè la strada attraverso ai monti fino a Veroli è lunga e noi uomini civilizzati ci sentiamo raramente disposti ad un assoluto digiuno alla mattina. Francesco mi consolò con un pezzo di pane, che aveva portato con sè, e le più saporite more mi furono offerte, con ospitale gentilezza, da un cespuglio nelle vicinanze del monastero.
In quella natura alpestre la mattinata era di una bellezza meravigliosa, il panorama cambiava continuamente d'aspetto fra quelle montagne variate. Per un'ora costeggiammo abissi scavati dal Cosa, poi il sentiero scende giù nelle vaste ed amene praterie alpestri. Tutto questo è proprietà dei Certosini. I cavalli del convento pascolavano a frotte in quei prati e di tempo in tempo si vedevano mandre intere di capre; i pastori erano attorno al fuoco, occupati a convertire in formaggio il latte inacidito. Piccole masserie, di cui molte appartengono al convento, rompono di quando in quando la solitudine; ne trovai alcune in posizioni così deliziose, nelle verdi vallate vicino a fresche sorgenti alpestri, che stimai felici le creature che vi trascorrono i loro giorni nella pace. Parevano tutti ben nutriti e nessuno domandò l'elemosina al passante.
Dopo parecchie ore di strada, lasciando dietro di me le montagne, giunsi alla fertile campagna di Veroli e questo grosso paese, collocato su di un'altura elevata si presentò pittorescamente al mio sguardo. Esso domina un sublime panorama e di là la vista, abbracciando tutto il Lazio, si spinge fino al regno di Napoli, e dovunque sulle pendici azzurrine dei monti vicini e lontani, spiccano le città e le bianche castella.
Veroli è città vescovile e non manca di una certa industria poichè provvede i dintorni di tappeti di qualità inferiore ma molto richiesta, essi sono tessuti a righe di svariati colori, merce strettamente nazionale ad uso dei ciociari.
Le strade sono strette e spesso tortuose e molti quartieri sembrano addirittura labirinti, pieni di casette strane, che, in generale, hanno una loggia aperta. Trovai la piazza interamente coperta di frutta estive, vendute ad un prezzo irrisorio, che in questi luoghi non reca meraviglia. In questa stagione il mercato rigurgita di cocomeri, che trovai squisiti. Un soldato congedato, veterano ancora dei tempi napoleonici, sentì per caso nel caffè dove mi ero seduto, che venivo dalla Certosa e mettendomisi vicino fece un'entusiastica pittura della vita di paradiso che si conduce nella solitudine di quel monastero, e disse che l'ultimo desiderio della sua vecchiaia era quello di essere accettato come frate laico nella Certosa. Disse che si sarebbe messo anche subito in pensione nel convento, se avesse posseduto la lieve somma che bisogna versare nella cassa dei frati. Poi il discorso prese la solita piega ed egli coprì il governo pontificio di tutte le invettive che si odono giornalmente da tutte le bocche. Il bravo veterano mi fece nascere la curiosità di vedere la grande tenuta dei Certosini situata sotto Veroli. Il tempo stringeva, perciò decisi di rinunciare a Frosinone, che pure era così vicina, e di passare da quella tenuta per recarmi a Ferentino.