Lasciai Veroli durante un magnifico temporale. I monti dei Volsci e degli Appennini erano avvolti in una tinta azzurro-cupa, e le fuggevoli striscie di sole, facendo spiccare in un cupo riflesso ora questo ora quel monte, illuminando ora un castello ora un convento, producevano su quel fondo oscuro un incantevole effetto. Raggiunto dalla pioggia affrettai il passo attraverso ad una lussureggiante pianura ricca di frutteti e vigneti e mi trovai davanti alla fattoria della Certosa. Essa farebbe davvero onore ad un principe romano. I fabbricati della fattoria sono di aspetto grandioso e, tenuti con somma cura, uniscono in sè i caratteri del convento e del castello.
Anche qui la regola dei Certosini prescrive che sia dato cibo e bevanda al viandante che lo richiede, ed in caso di bisogno essi devono dare anche alloggio per la notte. Non chiesi nè una cosa, nè l'altra, ma domandai il permesso di visitare la fattoria. L'ispettore, un robusto frate laico, in tonaca bianca, con una lunga barba, non solo mi dette il desiderato permesso, ma mi accompagnò egli stesso in giro. Essendo abituato nel mio paese a figurarmi un fattore come un uomo di maniere piuttosto rozze e dure con alti stivali e speroni, col frustino in mano e la bestemmia sul labbro; un economo in tonaca da frate, colle maniere di un santo, mi sembrò qualcosa di straordinariamente originale. Con una simile guida i nostri primi passi furono naturalmente diretti alla chiesa che è costruita a fianco della fattoria. Entrando nella cappella la mia guida capì, anche troppo presto, di avere con sè un eretico, e il santo economo si gettò in ginocchio con un profondo sospiro, nel quale credetti distinguere il timore per il mio destino dopo morte e la sua bene intenzionata preghiera per la salvezza della povera anima mia.
La tenuta dei Certosini chiamata Ticchiena è uno dei più ricchi possedimenti della campagna. Mille coloni la coltivano, agricoltori che pagano l'affitto dei campi in natura o col proprio lavoro. Sei frati laici amministrano la tenuta e di quando in quando abitano la fattoria. Grano, olio, vino e frutta vi si raccolgono in quantità. La rendita è impiegata ai diversi scopi del monastero, fra i quali primeggia la beneficenza. Il nome della Certosa di Trisulti è benedetto e lodato in tutta la contrada, e mi fu detto che molti anni prima in una tremenda carestia che desolò la Campagna, per molto tempo il convento provvide i viveri. «I Certosini hanno governato la campagna per moltissimo tempo»; ecco la lode che sentii ripetere più volte ed in molti luoghi. E con questa, voglio chiudere queste pagine come si conviene ad ospite riconoscente.