La grande catena dei Volsci ha principio nel territorio romano presso Velletri che giace sulle loro pendici, e si stende, in una linea di belle alture in parte coperte da boschi, fino oltre il confine napoletano, venendo a declinare verso Capua. Correndo parallela all'Appennino divide geograficamente il Lazio nelle due regioni Campagna e Marittima che formano le due provincie di Frosinone e di Velletri.[5]

Lasciando Genazzano, dove mi ero recato a passare un'altra estate nel silenzio della campagna, ho voluto visitare i monti Volsci, che stavano sempre dinanzi a' miei occhi, quasi per invitarmi a valicarli per discendere nella pianura marittima. Una mattina sono dunque montato a cavallo e vi ho passato alcune giornate deliziose.

Da Genazzano ai piedi della catena vi sono appena tre ore di strada, attraverso ad una pianura solcata dal Sacco ed interrotta qua e là da collinette e da verdi praterie: questa pianura presenta gli stessi caratteri della campagna intorno a Roma. Non mancano le torri nere, cadenti in rovina, che si levano ad una data distanza l'una dall'altra, vestigia solitarie e melanconiche dei tempi feudali. Esse danno al paesaggio un aspetto suggestivo e ricordano l'epoca di barbarie quando i baroni medioevali dominavano il Lazio. Le famiglie dei Colonna e dei Conti eran proprietarie di gran parte della regione intorno ai monti Volsci. I Conti si suddividevano in più rami, quelli di Segni, di Valmontone e di Anagni; di preferenza però assunsero il titolo di Conti della Campagna, portando nel loro stemma l'imagine dell'aquila della campagna romana. Questa casa, illustre per avere avuto più papi, è estinta ormai da più di trecento anni; i Colonna invece esistono ancora e sono tuttora proprietari di una parte notevole del Lazio.

Più tardi altre famiglie, nipoti di papi, come i Borghese, i Doria, i Barberini, presero piede in questa regione e tolsero ai Colonna la parte migliore dei loro beni. Oggi, se si percorrono queste campagne latine e si domanda ad un pastore, ad un contadino, o agli abitanti delle nere castella, a chi appartenga il territorio, i nomi più spesso ripetuti sono Colonna e Borghese, e quest'ultimo ancor più del primo. Quando poi dai monti Volsci si scende nella pianura marittima, è il nome e la signoria di un'altra famiglia baronale di Roma, quella dei Gaetani, duchi di Sermoneta, che più spesso risuona al nostro orecchio.

Attraversai il Sacco presso la Mola de' Piscari, molino veramente pittoresco, che sorge fra le rovine di un antico castello dei Colonna, del quale rimangono ancora notevoli avanzi. Ne ho trovata menzione in alcuni documenti medioevali sotto il nome di Turris de Piscoli.

Il Sacco scorre qui aprendosi rumorosamente la strada fra le rocce calcaree su cui sorgono le rovine del castello interamente coperte di piante selvatiche. Esso dominava un tempo l'ampia via Latina che parte da Valmontone che si trova a non più di una mezz'ora di strada.

Cavalcavo attraverso i campi deserti, dove non s'incontra che qualche pastore con la sua mandra di pecore. I pastori di questa regione portano le gambe avvolte in una pelle di capra, ancora pelosa, ciò che dà loro un vago aspetto di satiri. Si comprende facilmente che da questo modo di vestire abbia avuto origine il mito appunto dei satiri e del dio Pane, poichè così molto probabilmente vestivano i pastori nei tempi favolosi.

Giunti sulla via Latina, appare a poca distanza Valmontone, che invita a visitarlo. In cima ad una bassa collina, ma tagliata a picco e nera, sorgono il castello Barberini, e la chiesa, importanti edifici in stile barocco del xvii secolo. Attorno a questi stanno raggruppate le case del paese, contornate da giardini, frutteti e vigne. I topografi moderni sostengono che Valmontone occupi oggi l'area dell'antica Tolerium. Il nome attuale, appare per la prima volta in documenti del secolo xii, e designa un borgo di proprietà del Capitolo della basilica lateranense. Questa chiesa, un tempo ricchissima, vendette il borgo nel 1208 ad Innocenzo III, della casa Conti, ed al fratello di lui, Riccardo, conte di Sora, il quale ne divenne feudatario e fu il capostipite del ramo di Valmontone e di Segni.

I Conti rimasero signori di questo luogo sino al 1575, nel quale anno si estinsero. Giovanni Battista, l'ultimo capo della casa, non lasciò che una figlia, Fulvia, che portò in dote tutti i beni di famiglia agli Sforza. Gli Sforza vendettero Valmontone nel 1634 ai Barberini, e Camillo Pamphili, nipote d'Innocenzo X, lo comperò dal cardinale Francesco Barberini nel 1651. Da allora è rimasto proprietà della casa Doria-Pamphili.

Camillo, uno dei principi più ricchi del secolo xvii, in grazia specialmente della rapacità della madre Olimpia Maidalchini, una vera arpia, fece edificare il palazzo e la chiesa di Valmontone. Anche se non si sapesse in quale tempo furono costruiti questi due edifici, basterebbe un'occhiata per apprenderlo, essendo entrambi in stile del Bernini, e riportando il visitatore verso l'architettura romana del xvii secolo. Contemplando gli edifici, non si direbbe di trovarsi davanti ad un castello della campagna romana, ma piuttosto dinanzi al palazzo Pamphili ed alla chiesa di S. Agnese, in piazza Navona. I Pamphili impiegarono le loro ricchezze nell'innalzare principeschi e maestosi edifici; il nipote d'Innocenzo X costruì presso la porta di S. Pancrazio la villa più bella e più grandiosa di Roma; fabbricò sul Corso il magnifico palazzo che porta anche oggi il nome della famiglia Doria e vi pose la famosa galleria di quadri, che è una delle più ricche di Roma. Innocenzo stesso edificò il palazzo Pamphili presso la chiesa di S. Agnese, questa pure da lui fatta ricostruire, e fece innalzare su disegno del Bernini, la bella fontana in piazza Navona, che può essere annoverata fra i monumenti migliori della Roma moderna.