L'indomani mattina noleggiammo a Norma dei muletti per recarci al celebre villaggio di Cori o Cora, distante tre buone ore. Vi si arriva per una via carrozzabile che rasenta Ninfa, ma noi preferimmo prendere una scorciatoia montuosa che serpeggia lungo la catena dei Volsci. La vista che vi si gode è meravigliosa ed ampia, stendendosi per la pianura dalle pontine e dal mare fino a Roma.
Il fresco del mattino ed il cielo purissimo, come lo è quasi sempre in settembre, resero deliziosa la nostra gita, sebbene i monti che salivamo fossero monotoni e deserti. Solo qua e là ci imbattemmo in alcuni pastori, intenti a mungere le loro pecore od a preparare innanzi al fuoco il loro formaggio fresco, od anche a costruire le loro capanne coniche da nomadi, con rami di ginestra.
Nel contemplare dall'alto la vasta regione delle paludi pontine e soprattutto la spiaggia latina, là dove sorge l'antica Ardea ed i paesi dei Rutuli, ritornano naturalmente alla memoria le figure di Virgilio. Ivi sorse la Troia romana, ivi fu il campo delle epiche lotte dell'Eneide: ricordandolo, sembra quasi di veder rapidamente passare sulle praterie od attraverso le foreste l'eroina dei Volsci, la bella amazzone Camilla:
«Hos super advenit Volsca de gente Camilla,
Agmen agens equitum, et florentes aere catervas,
Bellatrix...»
La descrizione della morte di Camilla e la tragica fine di Evandro, figlio di Pallade, sono ciò che di più bello Virgilio abbia scritto. E' qui che bisogna leggere: i melodiosi versi dell'Eneide sulla campagna romana, per gustarne completamente la magica bellezza. La poesia di Virgilio è improntata di quella stessa pura e maestosa beltà che caratterizza la campagna romana. L'immortale poema è quello che più e meglio riproduce a noi il carattere di Roma antica e fin che durerà il mondo varrà a circondare d'una aureola di poetica ispirazione questi monti, questi boschi e questi campi. Qui vivono Turno, Lavinia, Ascanio ed il fido Acate... e in quale quadro! Esso non ne ha uno eguale, uno così epico, se non sulle rive dello Scamandro, se forse non è ancora più sublime. Cosa v'è di più grandioso della campagna intorno a Roma e del mare che ne lambisce le rive?
Nel percorrere i luoghi che furon la prima culla della grandezza romana, si richiamano alla memoria i versi virgiliani su Troia e sull'Ellade. Si vive quasi in un'atmosfera ellenica, e ciò tanto più quanto più ci si avvicina a Cori.
Questa città è antichissima, risalendo ai tempi mitologici, ai tempi pelasgici. Roma è detta la città eterna, ma non per la sua antichità, perchè molte città della campagna romana sono di gran lunga più antiche, soprattutto Cori che, secondo i calcoli di tutti i topografi antichi e moderni è una delle città più antiche del mondo, essendo stata fondata 1470 anni avanti Cristo, 700 anni cioè prima della fondazione di Roma.
Secondo la leggenda, Cori fu edificata dal troiano Dardano, figlio di Corito, re d'Italia e d'Elettra, figlia di Atlante, il quale poi fuggì, fratricida, per paura di Siculo e di suo padre, nell'Asia, dove fondò Dardania che solo dal suo nipote Tros fu chiamata Troia. Nel VII libro dell'Eneide [verso 670 e seguenti], è nominata Cora:
«Tum gemini fratres Tiburtia moenia linquunt,
Fratris Tiburti dictam cognomine gentem,
Catillusque acerque Coras, Argiva juventus».
I tre fratelli Catillo, Cora e Tibur o Tiburto erano figli di Anfirao di Argo; venuti dalla Grecia in Italia, costruirono Tiburi o Tivoli. Cora fu anche, a quanto si dice, il fondatore di Cori: questa è la seconda leggenda sull'origine della città.