Siamo ora dinanzi alla città, le sue case sono disposte a piramide sulla montagna; sulla cima appaiono i bei resti del tempio d'Ercole e, ai piedi, stanno dei giardini pieni di frutta e di olivi. Cori conta circa 5000 anime. Fin dal medio evo è stata feudo «del Senato e del popolo romano» ed è uno dei più bei possessi della città di Roma.

Non stancherò il lettore con la descrizione delle rovine di Cori, avendogliene già descritte abbastanza. Meritano però uno sguardo le mura ciclopiche o pelasgiche. Esse sono visibili in molti punti della città; si possono paragonare con le mura dell'antica Micene o Tirinto. Sostengono l'Acropoli sulla sommità del paese. Quando uno si è arrampicato sin lassù, rimane grandemente sorpreso di trovarsi dinanzi alle rovine del peristilio di un tempio di puro stile greco. E' un piccolo edificio dorico grazioso, benissimo conservato. Il travertino delle colonne ha preso un colore turchino grigiastro che gli dà un aspetto assai antico. Si chiama tempio d'Ercole, ma questo nome probabilmente non è giustificato.

Castore, Polluce, la Fortuna e Diana, la dea delle campagne pontine, il Sole, Giano, Eolo, Apollo, Esculapio, avevano i loro tempî a Cori. Si mostrano ancora, sotto l'Acropoli, quattro belle colonne corinzie, murate in una casa, che si pretende siano appartenute al tempio dei Dioscuri. Sussistono tuttora alcuni avanzi di antichi bagni, di cisterne, ed un ponte gigantesco, di costruzione romana, sopra un rapido ruscello che corre presso la città. Altre antichità sparse possono inoltre interessare qui il visitatore.

Poche sono invece le memorie del medio evo. Il tempio di S. Pietro, eretto sopra le rovine di quello d'Ercole, non offre nulla di pregevole: è invece degna di attenzione per la sua architettura la chiesa di S. Oliva. Ma chi può pensare alle antichità dinanzi allo spettacolo della lontana pianura marittima che si gode da per tutto in Cori?

Passare un'estate a Cori sarebbe delizioso, perchè l'aria v'è fresca e balsamica, buono il vino e le frutta così abbondanti che per un baiocco si possono avere ventisei ottimi fichi. Cori però non è affatto visitata dai romani, che preferiscono Frascati ed Albano: pochissimi sono quelli che conoscono le bellezze della loro regione. Eppure dove sognare una vita più attraente di quella che si trascorre percorrendo le montagne della Sabina, i monti Ernici e Volsci? Dove è dato ritemprare il proprio spirito come in seno a questa sana e primitiva natura?

Lasciai Cori per recarmi a cavallo a Velletri e, come feci a Ninfa, mi promisi di tornarvi per vivere qualche tempo in mezzo a questa classica pace.


IDILLI DELLE SPIAGGE ROMANE.
(1854).