Un bagno penale ed una villeggiatura estiva del Santo Padre non sembrano cose fatte per andare insieme, ma ciò è prettamente romano, perchè una qualche contraddizione e stonatura devono manifestarsi nella vita romana, in questa paradisiaca natura. Il Papa, però, vuol riedificare Anzio; ha ordinata la costruzione di molte case e ha detto che non vuole più oltre tollerare la brutta vista di quelle capanne di paglia. Il porto va ogni anno sempre più prendendo incremento, soprattutto perchè si trova più vicino a Napoli che Ostia e Civitavecchia. Una società romana ha fatto acquisto di un piroscafo che parte da qui due volte la settimana per Napoli, dove porta i viaggiatori giunti da Roma con la posta. In tredici ore e con la tenue spesa di cinque scudi si va a Napoli. Questo piccolo commercio ha richiamato un po' di vita ed un po' d'industria ad Anzio e son queste le sole fonti di guadagno e le sole occupazioni de' suoi abitanti, le campagne essendo quasi incolte. Non vi sono qui nè vigne, nè oliveti; solo vi si allevano delle mandre, che pascolano liberamente sulla riviera; tutti gli oggetti di consumazione vengono dagli altri paesi: Nettuno fornisce il vino ed anche ogni giorno il pane fresco; Genzano l'olio e le frutta e Cori, nei monti Volsci, le ciliegie ed i fichi.
Gli alberghi sono piccoli e meschini: una camera vi si paga venticinque baiocchi al giorno, e vi si pranza, come a Roma, alla carta; con sette paoli al giorno, corrispondenti ad un tallero prussiano, si ha pensione intera, con quattro piatti a pranzo e tre a cena. I pensionanti sono per lo più pittori tedeschi, che vanno promovendo il progresso nelle piccole locande dei villaggi della costa e dei monti, e che possono quindi esser considerati come tanti missionari della civiltà nella campagna romana.
Vi è però qui in Anzio una cosa eccellente: il pesce. Il golfo fornisce ogni giorno ogni sorta di pesci, e financo delle splendide aragoste. Non sono però mai gli abitanti del luogo che li pescano, perchè essi non hanno tanto danaro per comprarsi una barca; sono invece pescatori napoletani che vengono, sulle loro vaghe imbarcazioni, da Pozzuoli, da Baia, da Portici, da Torre del Greco, da tutta la costa del loro incantevole golfo, e passano qui varî mesi dell'anno a pescare, dormendo nelle stesse loro barche. Altri napoletani abitano nelle capanne e sono generalmente quelli che, per sfuggire alla leva militare, hanno emigrato dalla loro patria. Per tutto il Mediterraneo, del resto, si trovano questi marinai napoletani, che sono i primi pescatori del mondo, e se ne incontrano anche nelle isole spagnole e sulle coste d'Africa, dove pescano il corallo: e così le loro graziose barche variopinte solcano in ogni direzione questo mare.
Ho dunque ritrovato qui, e con piacere, delle vecchie conoscenze. La vivacità del loro gestire, la loro mimica, il loro dialetto, il loro costume mi hanno fatto ricordare quelle scene pescherecce di cui sono stato tante volte spettatore sulle spiagge napoletane. Sono scene descritte e dipinte sino alla sazietà, ma che, sulla riva del mare, appaiono sempre più belle.
Le loro barche, venti all'incirca, ciascuna delle quali porta almeno cinque uomini ed è governata dal padrone, stanno a tre passi dalla mia finestra.
I pescatori generalmente lasciano la spiaggia la sera verso l'Ave Maria e rimangono in mare tutta la notte; al mattino il pesce viene posto in recipienti coperti di paglia, ed alla sera è imballato per esser spedito nella notte con i carri a Roma. La sera si può godere una scena animatissima. Gli scrivani, seduti ad un tavolo, al lume di una lanterna, registrano la merce; i pescatori stanno all'intorno, occupati gli uni a trarre fuori dalle ceste il pesce, altri a spezzare il ghiaccio ed alcuni infine ad accomodarlo. Le varietà e le forme di questo pesce di mare sono veramente sorprendenti: si vedono dei bellissimi rombi, dei grossi palombi, delle variopinte murene, delle sogliole dalle pinne pungenti, delle triglie luccicanti, delle sardine, dei merluzzi in gran quantità. Di quando in quando vengono pescati anche dei delfini ed una sera sulla piazza ho visto persino due pesci-cani, presi la notte precedente. Saranno stati lunghi dagli otto ai dieci piedi, e la loro tinta turchino-nerastra aveva un non so che di ributtante. Il mezzo per pescarli è l'amo: quando si sente che lo hanno addentato, si issano a bordo e si uccidono a colpi di mazza. La loro carne, bianca come quella dello storione, è mangiabile, ma piuttosto dura.
Questi poveri pescatori conducono dunque una vita faticosa, alla giornata, che può apparire poetica a chi sta contemplando, seduto tranquillamente sulla spiaggia, le loro barche illuminate, che ora si vedono, ora scompaiono sulle onde del mare. Un eguale spettacolo si può ammirare sul mar Baltico, ma fra questo e quello si nota la stessa differenza che passa fra il Nord nebbioso ed il Sud irradiato dal sole. Il pescatore napoletano, povero qual'è, mezzo nudo, con i calzoni corti di tela, in maniche di camicia, col suo berretto rosso in testa, è snello, vivace, ciarliero, pronto sempre allo scherzo, al motto, al canto, al ballo; accanto al pescatore taciturno e tranquillo del Baltico, sembra quasi una figura da teatro, sino ad un certo punto ideale. Credo che se si mettessero in una stessa barca un pescatore napoletano ed un pescatore del Baltico, con l'obbligo di passarvi una intera giornata, uno dei due finirebbe per gettarsi in mare. Sarebbe certo impossibile ad un pescatore del Baltico di avere una parte storica come l'ha avuta il pescatore partenopeo, che può vantare il nome di Masaniello.
Masaniello non è già stato un grande uomo, ma certo un uomo strano, anima di pescatore avvezza alle tempeste, ardito, temerario, ambizioso; è stato un uomo del momento, come momentanea fu la sua grandezza; spensierato, folle, senza uno scopo prefisso, simile alle onde sempre agitate del mare, che si accavallano le une sulle altre. Tra le figure storiche non saprei paragonarlo, per origine, condizione e per ombra di passeggera grandezza, che a Giovanni di Leida, il momentaneo re di Münster. Questi era sarto, e in Germania quella dei sarti è la classe più irrequieta; veri napoletani, pulcinella, avventurieri nati, Giovanni di Leida però è stato più grande di Masaniello, perchè in certo modo vagheggiò un'idea, cosa possibile questa soltanto a sarti, non a pescatori. L'uno e l'altro furon figure bizzarre, fatte apposta per il teatro lirico. Ma era ben naturale che sul suolo napoletano l'antica stirpe dei pescatori che vi è più rappresentata che altrove, avesse una volta anche un re.
Ho visto a Napoli, nella pinacoteca un ritratto di Masaniello, opera dello Spadaro, suo contemporaneo: è rappresentato nel costume dei lazzaroni, cioè scamiciato, col petto scoperto, abbronzato dal sole, e con la pipa di gesso in bocca, e appunto così stanno seduti dinanzi a noi sulla spiaggia i pescatori napoletani. Se non che il pittore gli ha posto in testa un berretto alla spagnuola, ornato di penne, rappresentando così in modo felice la singolare contraddizione della sorte di quest'uomo. La sua fisonomia non ha nè nobiltà, nè espressione; la sua faccia è larga, grassa, di una mollezza quasi femminile; il suo sguardo ha qualcosa di astuto, di equivoco. Questo ritratto è prezioso perchè è fedele e contemporaneo: in esso si riconoscono le caratteristiche del pescatore napoletano, e Masaniello infatti non fu nè un mezzo eroe, nè un mezzo re Lear, quale il melodramma l'ha voluto rappresentare. Esistono altre pitture dello Spadaro, che rappresentano scene storiche dell'epoca di Masaniello, fra le quali la rivolta del mercato, dove il re pescatore arringa, vestito da lazzarone, il popolo; sul davanti lo si vede vestito alla spagnola, a cavallo, sulla piazza, dove molti nobili sono impiccati o stesi a terra dalle archibugiate. Alfredo di Reumont ha descritto recentemente, con vivaci colori, nella sua opera I Caraffa di Maddaloni, la vita di Masaniello.
Questi ricordi ci hanno intanto allontanato dai pescatori della spiaggia d'Anzio. Le loro barche meritano però ancora uno sguardo: sono veramente pittoresche, dipinte come sono a graziosi rabeschi sul fondo bianco; vi si scorgono delfini, sirene, stelle ed in mezzo a questi segni profani o mitologici, la Madonna, o S. Antonio, protettore dei pescatori. Per ripararsi da gli ardori del sole sopra la barca è stesa una tenda di tela; l'armonia di tutti quei colori, neri, bruni e bianchi, il timone ed i remi, le vele spiegate, le reti ammucchiate producono un effetto veramente pittoresco.