IL CIRCEO.
(1873).


Il Circeo.
(1873).

Da Terracina, dove avevo passato la Pasqua, volli scendere al capo Circeo, fosse pure per una breve visita. Capo Circeo giace a tre ore da questa città, benchè sembri, per la trasparenza dell'aria, molto più vicino. Il grandioso promontorio si innalza sulla lunga duna e lascia da per tutto un orlo di spiaggia, su cui si cammina come su di un tappeto di velluto.

Mi allettava assai l'idea di andare a piedi fino al capo, ma i pescatori di Terracina me ne dissuasero ed io non vi andai perchè non ero sicuro che la strada fosse libera da mandre di bufali. Questi pescatori erano stati rallegrati prima della mia partenza da una pesca eccezionale: essi stavano con altra gente sulla riva, quando i loro sguardi furono attirati da un oggetto che si alzava di tanto in tanto sulla superficie delle acque e che pareva attaccato ad una corda, fissa a sua volta ad un piuolo. Era una grossa testuggine marina che si era impigliata nelle reti: la povera bestia era rimasta gravemente ferita da un raffio, ed i pescatori l'avevano legata, come un cavallo, per una zampa, ed assicurata ad un palo. Essa faceva grandi sforzi per liberarsi e di tanto in tanto sollevava la testa, il collo e una parte del suo guscio rosso scuro, per respirare. Fu lasciata tutta la notte al suo martirio e la mattina seguente, quando partii per il capo, vidi dalla mia barca che era ancora nello stesso posto.

Avevo con me quattro barcaioli e un servo dell'albergo che aveva passato qualche tempo a S. Felice, sul promontorio e che doveva farmi da guida. In tutto, eravamo sei persone. Partimmo alle quattro del mattino: la luna chiara che discendeva verso occidente, spandeva nell'ultima lotta col giorno, un bagliore largo e dorato sul mare lievemente mosso. Fitte nebbie apparivano ad oriente, verso la palude di Fondi, e nascondevano le rocce di Sperlonga ed i promontori di Gaeta e di Mondragone. Anche il capo Circeo era cinto di un velo, squarciato solo sulla vetta.

Soltanto chi ha viaggiato per mare fra il tramontar della luna e il nascer del sole può aver sentito la gioia divina dell'imminente nuovo giorno. Il respiro continuo del mare che sale dall'irrequieto e vivo elemento, ha in sè il fremito primordiale della creazione. Perchè mai il mare sveglia in noi, anche visto in lontananza, o sentito nel ritmico palpito delle sue onde dalla riva, un desiderio così profondo, ansioso ed ignoto, come nemmeno le cime delle Alpi sanno svegliare? Forse perchè questo nostro piccolo io colle sue piccole necessità e la coscienza della natura, destata per un attimo, si trovano in immediato contatto coll'Infinito e l'Eterno, con ciò che non ha storia, nè tempo, nè limiti, nè forma.

Avanzavamo rapidamente nell'aria fresca e serena, condotti dolcemente dal vento e dal marinaro e sempre più si andava svolgendo dalle brume il capo oscuro, col suo bianco paesello sulla punta e una torre grigia ai piedi, sul mare. Ma prima di approdare a questa, voglio dire due parole sulla storia del Mons Circeus o Monte Circello.