Ecco ora i due proclami.
Dal Golfo di S. Juan il 1o marzo 1815.
Napoleone, per grazia di Dio e per la costituzione dell'Impero, Imperatore dei Francesi.
All'Armata: «Soldati! Noi non siamo stati battuti. Uomini usciti dalle nostre file hanno tradito la nostra gloria, il loro paese, il loro principe ed il loro benefattore. Coloro che da 25 anni furono veduti percorrere l'Europa per suscitarci nemici, che hanno trascorso la loro vita combattendo contro di noi tra le file nemiche, imprecando alla nostra bella Francia, avranno essi il vanto d'incatenare e dominare le nostre aquile, essi che non ne poterono mai sostenere lo sguardo? Dovremmo noi sopportare che essi raccolgano i frutti delle nostre fatiche gloriose, che essi s'impadroniscano del nostro onore e dei nostri averi? che essi rinneghino la nostra fama? Se il loro regno durasse, tutto sarebbe perduto, anche il ricordo stesso delle nostre memorabili battaglie. Con qual furore essi le sfigurarono e cercarono di avvelenare ciò che aveva meravigliato il mondo! E se restano ancora dei difensori della nostra gloria, si trovano tra i nostri nemici stessi che abbiamo combattuto sui campi di battaglia. Soldati! Nel mio esilio ho udito la vostra voce; io son qua dopo aver superato tutti gli ostacoli e tutti i pericoli.
«Il vostro Generale chiamato al trono per elezione del popolo, innalzato sui vostri scudi, vi è restituito. Venite, unitevi a lui. Strappate quei colori che la nazione ha proscritti ed attorno ai quali da venticinque anni si sono riuniti tutti i nemici della Francia. Inalberate quella coccarda tricolore che portavate nelle nostre grandi giornate. Noi dobbiamo dimenticare che siamo stati i padroni dei popoli, ma non dobbiamo sopportare che alcuno s'immischi nelle nostre faccende. Chi potrebbe pretendere di dominare su noi? Chi ne avrebbe la potenza? Riprendete quelle aquile che portavate a Ulm, ad Austerlitz, a Jena, a Eylau, a Wagram, a Friedland, alla Tudela, ad Eekmühl, a Essling, a Smolensk, alla Moscova, a Lützen, a Wurschen, a Montmirail. Credete voi che questo piccolo gruppo di francesi, che è oggi così altero, ne possa sopportare la vista? Essi ritorneranno colà donde sono venuti, ove continueranno a regnare se lo desiderano, come pretendono d'aver fatto per diciannove anni.
«I vostri beni, il vostro rango, la vostra gloria, i beni, il rango e la gloria dei vostri figli non hanno maggiori nemici di questi principi che ci sono stati imposti dagli stranieri. Essi sono i nemici della vostra fama, poichè il ricordo di tanti fatti eroici che hanno glorificato il popolo francese, quando combatteva contro di essi per sottrarsi al loro giogo, è la loro stessa condanna.
«I veterani delle armate della Sambre e della Mosa, del Reno, d'Italia, dell'Egitto, dell'Oriente, della grande Armata sono umiliati; le loro cicatrici onorate sono schernite; i loro successi sarebbero delitti e i prodi sarebbero ribelli se, come sostengono i nemici del popolo, i sovrani legittimi si trovavano tra le file delle armate nemiche.
«Gli onori e le ricompense appartengono a coloro che li hanno serviti contro la patria e contro di noi.
«Soldati! Venite, schieratevi sotto le bandiere del vostro Capo; la sua vita è la vostra: i suoi diritti sono quelli del popolo ed i vostri; il suo interesse, il suo onore, la sua gloria sono l'interesse, l'onore e la gloria vostra. La vittoria marcerà al passo di carica; l'aquila coi colori nazionali volerà di torre in torre sino alle torri di Nôtre-Dame. Allora potrete mostrare con onore le vostre ferite; allora potrete vantarvi di quello che avete fatto e sarete i liberatori della patria.
«Nella vostra vecchiaia, circondati dai vostri concittadini che vi ascolteranno con attenzione, racconterete loro le vostre grandi geste; voi potrete dire con orgoglio: anch'io facevo parte di quella grande Armata che entrò due volte nelle mura di Vienna, in quelle di Poma, di Berlino, di Madrid e di Mosca, che liberò Parigi da quelle infamie che il tradimento e la presenza del nemico le avevano impresse. Onore a questi prodi soldati, gloria della patria! e vergogna eterna ai francesi colpevoli, in qualunque condizione la fortuna li abbia posti, che combatterono per venticinque anni per dilaniare il cuore della patria.