Questa schietta poesia è scritta in terzine e si compone di undici capitoli. Non ci si attenda nessuna bellezza poetica da lui; essa è però degna di nota per la fedeltà, colla quale distingue gli avvenimenti e ci dà un'idea della vita di quel tempo. La catastrofe stessa è descritta in modo vivo ed indubbiamente esatto.

Dopo un esordio a guisa d'orazione, l'autore racconta gli avvenimenti della propria vita:

Nato di umili natali nella città dei fiori nell'anno 1470 nella contrada di S. Croce, ecc. ....................

Benedetto passa a descrivere poi la corruzione del suo tempo; la pace regnava in tutto il mondo, ma il demonio seminava il male, il popolo era pieno di peccati vergognosi, la lussuria e la violenza erano generali. Regnava Alessandro VI, grande per cupidigia e libidine, ed ogni prete lo prendeva ad esempio.

In questo tempo il Signore aveva mandato nella mia città un servo devoto, chiamato Girolamo, ecc. ....................

Il poeta racconta ancora, che un giorno sua madre, commossa dalla parola del Savonarola, lo eccitò ad andare alle sue prediche. Per quanto questo invito gli sembrasse duro, egli cedette finalmente ed andò nella chiesa di San Marco. Qui si sedette tutto vergognoso ed in silenzio tra gli uditori, suscitando la meraviglia della folla che non attendeva di veder ivi l'uccello goditore. E qui egli fa entrare in iscena il Savonarola che tiene una predica, come il Lenau fa nel suo romanzo del Savonarola.

Quando venne il mio profeta, Savonarola, egli montò umile sul pulpito ed io rimasi attento alle sue parole, ecc. ....................

Prosegue poi in questo tono. E' la predica sull'arca di Noè: Benedetto ne ricevè una così profonda impressione sulla coscienza che fuggì subito in luogo remoto, dove cominciò con sè stesso un dialogo, in cui sono contenute delle chiare accuse.

E piangendo me ne andai, gettando lungi da me il mio essere leggero e dissoluto e la mia chitarra da sventato.