Egli costruì magazzini, banchine, un paio di stalle per cavalli, una condottura d'acqua, un lazzaretto e lo stesso piccolo teatro di Porto-Ferraio, dove egli aveva il suo palco, come a Parigi. Per se stesso egli mise su una villa in campagna. Sulla destra del golfo una strada, da lui costruita, conduce a questa Versailles dell'Elba. Colà andava o cavalcava volentieri, egli, l'Imperatore, intrattenendosi spesso coi campagnoli che incontrava per via, spingenti innanzi a sè i loro asinelli carichi di frutta.
La valle, nella quale è sita la villa S. Martino, e dove si vuole che una volta abbia avuto un palazzo Scipione Nasica, è straordinariamente bella. Essa rimane nel grembo di quelle maestose montagne, che si elevano dal lato della Corsica. Un ruscello serpeggia nel verde del fondo, d'ambo i lati una ricca vegetazione, molte case sparse nel verde, e sino a dove giunge lo sguardo un'abbondanza benedetta di vigneti carichi d'uva, come se si fosse nella campagna felice di Napoli. Chi ha la contentezza nel cuore, può certo viver felice colà. Per tutto l'anno vi fioriscon rose; il clima è mite e l'aria aromatica e dalla parte che la valle si apre verso Portoferraio, il golfo ed il mare brillano fantasticamente.
La villa appartiene oggi al Principe Demidoff. Questo Creso russo la trasforma in un museo napoleonico. Essa diverrà magnifica con portici dalle colonne marmoree e sale incantevoli, dove si potranno ammirare tutti i fasti dell'Imperatore dipinti in affreschi sulle pareti. Napoleone però, che aveva piantato gli aranci sulla terrazza della villa, si contentò di far dipingere la sala da pranzo in stile egizio; in genere sembra che il ricordo dell'Egitto fosse il più caro della sua vita, poichè gli rappresentava le poesia epica e romantica della sua gioventù. Ora Demidoff ha raccolto tutte le possibili reliquie che sono inerenti alla storia napoleonica, e le disporrà nelle sale di S. Martino. Una reliquia napoleonica vivente ancora, nel cui possesso il principe è stato, egli non potrà esporre in questa villa, poichè, a quanto si dice, egli non l'avrebbe ben tenuta; voglio dire la sua prima moglie, Matilde Bonaparte, figlia dell'ex-re Girolamo, reliquia di Vestfalia.
Quando i cimelii saranno tutti a posto, mi dissero i lavoranti della villa, il principe farà venire tutti i venerdì a proprie spese un piroscafo da Livorno a Portoferraio, per trasportare tutti coloro che vorranno ammirare le belle cose. Per ora, nessuno deve entrare e questo sta scritto su di una tabella. Così io non potei entrare nella villa.
Tornando a Portoferraio, fui consolato dal bel chiaro di luna, che seppe narrarmi molte cose. Al chiaro di luna si osservano meglio le rovine e si medita meglio sui ricordi d'ogni specie; il fascino di una luce incerta si accorda così bene con tutto ciò che c' è di transitorio e di fugace!
Si può amare Napoleone? Potrà essere commossa sino alle lacrime un'anima umana tra mille anni al ricordo di lui, in uno qualunque dei teatri delle sue geste? Io lo dubito; io non lo credo.
Vi è un gran nome nella storia, che per metà suona nel nome di Napoleone: Timoleone. Il ricordo di quest'uomo del tempo antico, io lo confesso, mi commosse profondamente, quando ripensavo a lui, visitando il teatro di Siracusa. Come avrebbe avuto paura Napoleone dinanzi a questo greco, che lo avrebbe inviato a Corinto, disprezzandolo severamente, come il tiranno Dionigi. Altri tempi, grandezze diverse; Napoleone, nella sua gioventù, era entusiasta di questi eroi di Plutarco; quando divenne imperatore, confutava rabbiosamente Tacito e fece un panegirico a Tiberio.
Così spesso lo si è paragonato a Prometeo incatenato, che questo quadro è oramai vecchio; esso sta tuttavia tanto bene a questo eroe in esilio, che era in condizione di spezzare le catene dell'Elba, sino a che la forza e la violenza non lo ribadirono in ceppi diamantini allo scoglio di S. Elena. Dopo, quali lotte da giganti! Blücher e Wellington dovevano vincere questo genio, lanciati quali forza e violenza contro il semidio. Il generale degli ussari Blücher, adoperato nelle mani del destino quale mezzo per abbattere Napoleone, o diciamo con parola più modesta, a batterlo, poichè cosa avrebbe potuto fare un brav'uomo come Blücher, senonchè battere strenuamente... Questo è uno scherno amaro. La natura pertanto si serve delle grandi forze, se vuole formare o sviluppare qualcosa, delle più modeste, quando vuole compiere o distruggere.
A Napoleone le settimane trascorse all'Elba doverono sembrare anni. Egli si lamenta spesso con Campbell che gli siano stati tolti la moglie ed il figlio, negandogli un favore che è accordato anche ai più miseri degli esiliati dall'umanità.
Sua madre venne nell'estate. Come ritrovò Letizia Ramolino suo figlio! Anche il cuore vanitoso della madre era precipitato dall'alto della fortuna, ma non si spezzò; il cuore di Giuseppina, più nobile, si spezzò, 30 giorni dopo la prima caduta di Napoleone, alla Malmaison. Anche Paolina Borghese, sua sorella, una volta la nuova Elena del mondo, la bella etéra, ai piedi della quale giacevano sovrani coronati, venne ora a farsi dimenticare nella solitudine dell'Elba.