Molte persone vennero e se ne andarono misteriosamente. I sette porti dell'isola non erano stati mai così animati. Nei nove mesi vi entrarono 1200 bastimenti e 900 italiani e 600 inglesi vennero a vedere l'uomo dell'Elba, tra i quali molti ufficiali in uniformi italiane, francesi ed inglesi, ora da Marsiglia, ora dalla Corsica, da Genova e Livorno, ora da Napoli, Civitavecchia e Piombino. Con tutti Napoleone si intratteneva allegro e spiritoso e da tutti si faceva informare degli avvenimenti del suo paese e del continente.

Un giorno venne a Portoferraio una signora straniera con un bambino. L'Imperatore la ricevette segretamente, e l'alloggiò in campagna; dopo pochi giorni però essa ripartì col bambino per l'Italia, misteriosamente come era venuta. Circolarono molte dicerie, pochi soli seppero chi fosse la straniera; essa non aveva potuto sottrarsi agli sguardi della curiosità. Si può facilmente immaginare come Napoleone all'Elba si trovasse nella situazione di un uomo interessante, che soggiorna in una piccola città di provincia, spiato da tutti gli occhi, e chiacchierato da tutte le lingue. Quella signora straniera era una contessa polacca, il bambino, un figlio di Napoleone, il frutto di un'ora di delizia nella fredda Polonia. Io non so ciò che avvenne poi del bambino, ma credo poter accertare che questo bambino si sia presentato nel mese di dicembre 1852, quale ambasciatore ufficiale della Francia, dinanzi alla regina Vittoria d'Inghilterra, per annunziarle che la superficie del mondo, nonostante l'Elba e Sant'Elena, era divenuta di nuovo bonapartista, poichè 8 milioni di francesi avrebbero eletto commossi imperatore di Francia Luigi Bonaparte, unico figlio superstite dell'ex Re di Olanda.

E' un sogno. La storia del mondo ha talvolta i suoi sogni di vecchi amori e di avvenimenti antichi, come un individuo. Nell'anno 1852 essa sognò di Napoleone.

L'Imperatore intanto veniva svergognato da zie e comari, come si dice. In tutta Italia si affermava che una certa signorina Vantini aveva conquistato il suo cuore, che egli l'aveva ricevuta in ore romantiche, nella villa ed anche nel suo palazzo, e che essa inoltre già portava nel seno un secondo piccolo Napoleone ed infine che essa si vantava apertamente di ciò. Questa signorina era figlia di un possidente dell'Elba, un uomo che era stato sindaco di Portoferraio; egli era d'altra parte cognato di un certo signor Cornelio Filippi di Livorno. La sorella di questo signor Filippi tuttavia era una vera Messalina, amante dichiarata dell'inglese Grant, un negoziante di Livorno, e questo Grant a sua volta era un nemico accanito di Napoleone e manutengolo dello spione Giunti, ecc. ecc. E così si ebbe una storia di scandali anche all'Elba.

Il danaro cominciava tuttavia a mancare. Le entrate di Napoleone erano di appena 400.000 lire. La Francia, ad onta dell'impegno preso, non pagava la rendita annuale di lire 2.500.000 stabilita dall'accordo di Fontainebleau. L'Imperatore si lamentava e lord Castlereagh si interponeva per lui; ma il Governo francese tergiversava e non pagava, perchè sospettava probabilmente che l'esiliato volesse servirsi dei suoi denari per un qualche colpo di Stato; nella miglior ipotesi si temeva un'irruzione in Italia; che potesse però tentare uno sbarco in Francia, non passò per la mente a nessuno.

Qui all'Elba, nella prossimità della Francia e dell'Italia, i due paesi si son dovuti offrire da se stessi come teatri di una possibile restaurazione alla fantasia dell'Imperatore decaduto. Come deve aver passeggiato indeciso in questo giardino, in questo studio ed in quella villa, le mani incrociate sulla schiena, pesando sulla bilancia della scelta, qua la Francia e là l'Italia, qui il rinnovarsi di un cammino già noto, la restaurazione di un regno che gli era appartenuto, là una nuova strada, una monarchia del tutto nuova da fondare.

Sostiamo un momento, poichè questo è un punto misterioso nella storia di Napoleone, un punto di una seduzione straordinaria, quando si voglia formarsi un criterio, come tutte l'eventualità di un grande carattere. Per un minuto, può dirsi, balenò sull'Italia l'apparizione di un avvenire incalcolabile, mentre Napoleone era all'Elba.

Quali conseguenze ne sarebbero derivate infatti se questo uomo avesse improvvisamente dimesso la sua aspirazione verso la Francia, se egli, italiano, fosse comparso in Italia sotto un nuovo aspetto, quale ordinatore cioè ed unificatore di questi bei paesi, nella città mondiale di Roma, sul Campidoglio, qual romano imperatore della penisola latina?

E' fuori dubbio che un tale partito fosse preso in esame, ma a qual punto giungessero i rapporti di Napoleone cogli agenti dell'Unione italica, che avevano il loro centro a Torino, è difficile poter precisare, nonostante tutto quello che è stato scoperto. Quel progetto di un impero costituzionale a Roma, a capo del quale si sarebbe dovuto eleggere Napoleone, non suona più fantastico oggi, che nel 1814. Napoleone doveva essere imperatore romano, i Re di Sardegna e di Napoli sarebbero stati indennizzati con delle somme, le città principali, come Milano, Venezia, Firenze e Napoli, sarebbero state innalzate a vice-reami, per appagare il loro patriottismo, divenendo volta a volta sedi del parlamento nazionale. Il Papa fu dichiarato un fantasma, di cui si doveva liberarsi. Questo era il progetto italiano; per metterlo in esecuzione poteva bastare una guerra. Murat, allora ancora re di Napoli, poteva essere avviluppato in una guerra colla Francia; Napoleone sarebbe comparso nel momento dello scontro, nel qual caso egli avrebbe indubbiamente avuto ragione delle due armate, ed avrebbe compiuta l'unità d'Italia, obbligando i Borboni di Francia a riconoscerlo.

Ma basta con questi sogni. Napoleone manteneva l'Italia in tensione, quando egli prestava ad essi l'orecchio, ed infatti il suo sbarco nella penisola avrebbe fatto vacillare ogni cosa. Egli si sarebbe senza dubbio rivolto all'Italia, se la Francia non gli avesse offerto nessuna prospettiva; ma ciò, di cui i suoi agenti di colà lo informavano, mostrava chiaramente ch'egli non doveva che sbarcare per vedere sfumare come nebbia la restaurazione borbonica.