Il piccolo Benezet stava custodendo al pascolo le pecore della sua povera madre sui monti del Vivarais, quando, tutto ad un tratto, i monti e le valli si trovarono immersi nelle tenebre per un eclissi; era il 13 settembre del 1177. Una voce esclamò: «Benezet, dammi ascolto, perchè io sono Gesù Cristo!» Il ragazzo spaventato rispose: «Dove sei, o Signore, e che cosa domandi da me?»—«Non aver paura, lascia pure pascolare le tue pecore, scendi al Rodano e fabbricavi sopra un ponte».—«Signore io non so dove sia il Rodano; sono un povero ragazzo, non ho che tre soldi in tasca, come vuoi che io possa costruire un ponte su quel fiume?» La voce replicò: «Fa quanto ti ho detto, poichè io so dove e come dovrai costruire il ponte». Il piccolo pastore scese dal monte piangendo, abbandonò il gregge, ed incontrò un pellegrino che camminava appoggiato al suo bordone, il quale gli disse: «Figliuolo mio Benezet, seguimi al luogo dove dovrai costruire il ponte.» Allorquando arrivarono al fiume e il ragazzo vide le acque di questo, ampie, rapide, profonde, prese a piangere più amaramente, se non che il pellegrino lo confortò, gli ordinò di salire in una barca, di scendere ad Avignone, di presentarsi al vescovo, e di partecipargli l'incarico che gli era stato affidato. Così fece Benezet, e trovato il vescovo che stava predicando nella cattedrale, gli disse franco e disinvolto: «Signor vescovo! Il Signore mi ha qui mandato per costruire un ponte sul Rodano». L'ardito ragazzo venne tosto arrestato e fu condotto davanti al vicario. Ripetè al giudice l'incarico che aveva avuto, e questi, additandogli un grosso macigno che trovavasi nella corte, gli disse sorridendo che avrebbe prestata fede alla sua missione, quando fosse riuscito a sollevare quella voluminosa pietra. Il ragazzo la sollevò tosto, la caricò sulle spalle, e la portò, fra gli applausi del popolo che gridava al miracolo, sulla riva del Rodano. In un momento si raccolsero cinquemila scudi d'oro, e si pose tosto mano alla costruzione del ponte.
Tale è la meravigliosa leggenda relativa all'antico ponte di Avignone, ed io non voglio toglierle il suo carattere poetico, coll'aggiungervi dei commentarî. La grande opera fu compiuta nel 1188, ma le bande catalane cominciarono a danneggiarla nel 1395, e, dopo d'allora, il tempo e la furia delle acque la ridussero a quello stato di rovina in cui oggi si trova.
Per arrivare a Villeneuve, esistono ora due altri ponti, uno in ferro, e l'altro in legno, i quali congiungono le due isole che sorgono sul fiume, denominate Ville de Piot, e la Barthelasse. Villeneuve-les-Avignons è un paese pittoresco. Dicesi che anticamente sorgesse in quella località Stathmos, o Statuma, emporio commerciale dei Massiliotti. Il paese attuale risale al 1226; fondato dai monaci di S. Andrea, venne ampliato e fortificato da Filippo il Bello. Serviva quasi di porto avanzato alla Francia sul Rodano, e tale rimase, finchè i re di Napoli e i Papi di Avignone furono padroni della Provenza. Sorge tuttora, a poca distanza dal fiume, una bella torre, la quale si suole chiamare torre di Filippo il Bello. La sua posizione, di fronte al ponte di S. Benedetto a cui può avere servito di difesa, è bella, ed è amenissima la passeggiata ombreggiata d'alberi per arrivarvi, colla vista del fiume e della mole imponente del palazzo dei Papi. Il villaggio, del resto, è grigio, deserto, malinconico e pare anche povero, sebbene vi siano alcune tintorie di robbia ed alcune filature. Solo si scorgono qua e là alcune chiese ed alcuni palazzi cadenti in rovina, i quali ricordano i tempi, per buona sorte passati, del feudalismo.
E' cosa ben curiosa, che nel mentre Avignone si vanta dell'uomo che introdusse nella Provenza la coltivazione della robbia, Villeneuve le possa contropporre quello che nel 1560 importò in Francia il tabacco, presentandone le prime foglie alla regina Caterina de' Medici. Non ho visto a Villeneuve nessuna statua in bronzo di Giovanni Nicot, ambasciatore di Francia alla corte del Portogallo, e glie se ne dovrebbe pure innalzare una, con una grande tabacchiera nella mano ed un grosso sigaro avana in bocca. Del resto, i sigari francesi non fanno punto onore a Giovanni Nicot, perchè sono di pessima qualità.
Poche sono le cose meritevoli di attenzione in Villeneuve: esiste, nella chiesa dello spedale, la tomba d'Innocenzo VI, monumento gotico in stile di tabernacolo, il quale trovavasi dapprima nella bella Certosa del luogo, ora interamente distrutta. Venne quello ristaurato, e la statua del Papa coricato è nuova. Sulla ripida collina Andaon vi è il forte, S. Andrea, tuttora in buono stato. Vi si accede per una grande porta e sull'altipiano della collina, cinto di mura, si vede una cappella. Di là si gode la bella vista del panorama della Provenza, simile a quella che si ha dal Rocher des doms, se non che ha il pregio che di qui si scorgono pure la città di Avignone e il suo castello. Allorquando il sole sul tramonto tinge le mura gigantesche di questo in rosa, o di colore violaceo, l'effetto è magico. Questo è il luogo opportuno per prendere congedo da questa antica Avignone, illuminata dal sole cadente.
Gettai uno sguardo di desiderio su quelle campagne della Provenza, che avrei pure voluto visitare. Ero attorniato da provenzali, e la loro antica favella mi destava mille ricordi sulla loro storia, sulla loro civiltà. Quella lingua si va perdendo; tutti gli sforzi per farla rivivere dei poeti, fra' quali il più illustre è Mistral, non valgono altro che a continuarle un'esistenza letteraria artificiale. Vorrei anch'io poter intonare le rime, piene di speranza, dirette da un poeta, ancora vivente, al suo amico Mistral; ma temo non esprimano altro che un pio desiderio.
Prouvenço, o pais dei troubaire
Lou gai-sabé reverdira:
Deja milo novèu cantaire
Dison lou béu tems que viendra
Lou mounde vèi la reinessènço:
Lei Troubadour van reflouri...
O moun païs, bello Prouvènço,
Toun dous parla pòu pas mouri.