In questa bella Salerno, che oggi riposa tranquilla in riva al suo mare, regnava allora il principe longobardo Guaimaro, quando comparve davanti alla città una flotta saracena e gl'infedeli diedero l'assalto alle mura. I Salernitani erano infiacchiti al pari dei Sibariti e dei Bizantini e la città, male guardata, stava in pericolo di cadere. Fortuna volle che si trovassero per caso in quel momento a Salerno quaranta pellegrini normanni che tornavano di Terra Santa, a bordo di un legno amalfitano. Domandarono subito armi, si precipitarono fuori della porta ed attaccarono con impeto i mussulmani. I Salernitani, animati dall'esempio, tennero lor dietro, e dopo un sanguinoso combattimento i Saraceni furono sbaragliati e costretti a levar l'assedio. Guaimaro ricompensò generosamente i pellegrini, i quali, ritornati in patria, eccitarono la fantasia dei loro compaesani con le narrazioni delle bellezze della spiaggia di Salerno, dei prodotti di quel suolo fertilissimo, della primavera perpetua che vi regnava e dei tesori che colà, uomini arditi e coraggiosi avrebbero potuto acquistare.

Gli avventurosi Normanni s'imbarcarono allora pel mezzodì d'Italia, guidati da Dragut. Ciò avvenne in principio del secolo XI e la stirpe dei Normanni fu più fortunata di quella dei napoleonidi e di Murat.

Sismondi osserva che da quell'epoca, nella lingua dell'Irlanda, si mantenne dell'antico dialetto scandinavo la voce figiakasta, vale a dire desiderî di fichi, locuzione figurata per esprimere un desiderio intenso.

Giungemmo frattanto a Cetara, luogo delizioso quanto mai sulla spiaggia del mare, una vera e fertile oasi in mezzo ai monti. Di questo paese mi colpì l'architettura tutta moresca. Le case sono piccole e ad un sol piano, con logge e verande circondate di viti; i tetti sono convessi e tinti di nero. La chiesa piccola e di architettura bizzarra, sorge in un boschetto di aranci. Tutto l'insieme del paese aveva un carattere così esotico, che non si sarebbe mai pensato di essere nel centro d'Europa. Allo splendore di un magnifico sole, le piante e i fiori sembravano sorridere e le piccole case con le loro verande, parevano sepolte nella verzura. Tutto era pulito, bello; v'eran piante di aranci, di carrubbe e di gelsi; stupendi cactus in fiore e magnifiche piante di aloe contribuivano a dare un carattere esotico al paesaggio.

Cetara fu il primo punto occupato dai Saraceni su questa riviera. Quivi essi si fermarono e in seguito estesero i loro dominî, fondando colonie ad Amalfi, Minori, Maiori, Scala e Ravello, perchè i mussulmani facevano scorrerie continue su queste spiaggie, prima ancora di conquistare la Sicilia. Costoro erano attirati e indotti su questi lidi, dalle continue lotte dei Greci, con le città e con i Longobardi. La stessa città di Napoli ne diede l'esempio in principio dell'anno 836, quando si rivolse, per mezzo del suo console Andrea, agli Arabi, onde avere soccorso e liberarsi dalla signoria di Sicardo principe di Benevento, e quella repubblica, allora fiorente, strinse lega con i Saraceni senza tener conto nè degli anatemi del sommo pontefice, nè delle minacce degli imperatori greco-romani. Tale lega durò circa un mezzo secolo e si narra che a quei tempi il porto di Napoli presentasse un aspetto addirittura saraceno. Quando, dopo la morte di Sicardo avenuta nell'839, la signoria longobarda cadde a Salerno e a Benevento, e pugnavano per questa fra di loro Radelchi e Siconulfo, quest'ultimo chiamò una banda di Saraceni e prese ai suoi servizi il mussulmano Apolofar con un certo numero di Cretesi. Gli Arabi presero liberamente stanza in Salerno e vi si stabilirono definitivamente, fabbricando case nei dintorni della città.

Finalmente, nell'anno 871, Radelchi e Siconulfo fecero la pace, dividendosi gli stati di Salerno e di Benevento e stabilirono la condizione che non si dovesse permettere più agli Arabi il soggiorno nella costa fra Amalfi e Salerno; ma ad onta di ciò, molti si fecero battezzare e vi rimasero. Costoro avevano già data a quella località un'impronta tutta moresca che non si è più cancellata. Altri Arabi vennero poi dalla Sicilia, di modo che nel corso del secolo IX tutta quanta la Calabria si trovò in pericolo di diventare mussulmana; a Bari regnava un sultano, Taranto cadeva nelle loro mani e minacciavano di prendere Roma stessa, dove i Saraceni sorpresero e saccheggiarono le chiese di S. Pietro e di S. Paolo, mentre Napoli continuava a stare con loro in buone relazioni, ad onta degli sforzi dell'imperatore Ludovico II.

Si stabilirono nuovamente in Cetara nell'anno 880 e la repubblica di Napoli assegnò loro alcune terre sulle sponde del Sebeto. Essi presero pure dimora alle falde del Vesuvio, nei dintorni classici di Pompei, non che sul Garigliano, donde partivano per fare scorrerie in tutta quanta la Campania. Fondarono parimenti la loro colonia di Agropoli, nelle vicinanze di Pesto.

Ai tempi del dominio dei Normanni si ritirarono più di una volta da queste contrade e molti abbracciarono il cristianesimo, altri rimasero al servizio di Ruggero, portando nella bella provincia di Salerno le costumanze e la civiltà orientale. Lo stesso nome di Cetara sembra che sia di origine orientale.

Il sole intanto si era fatto cocentissimo, riflettendosi sulle nude rocce dove camminavamo in fretta, e noi eravamo ancora a buona distanza da Amalfi. L'aspetto della riviera si faceva a mano a mano sempre più bello. Al nostro fianco sorgevano monti altissimi, le cui cime si perdevano nelle nubi, mentre la loro tinta oscura, sotto la sferza del sole che rendeva sempre più azzurre le onde del mare, faceva un grande contrasto con lo splendore di questo e con la limpidezza del cielo. Sorgevano qua e là, sul pendio dei monti, rovine di antichi castelli dei tempi normanni indicanti i luoghi dove un giorno esistettero villaggi. Stupenda ci apparve la posizione di Maiori e di Minori nei due punti più belli della riviera, due piccole città al pari di Cetara, appoggiate al monte e circondate da giardini amenissimi.

Le spiagge di Minori e di Maiori sono quanto c'è di più ridente in questo golfo, da Salerno ad Amalfi e Sorrento, ed io non esito a dichiarare che superano in bellezza la stessa spiaggia di Sorrento, a costo anche di esser tacciato di un'eresia. Sono due punti di una magica tranquillità, ristretti in breve spazio, freschi, ombreggiati e ridenti; si direbbero appartati da tutto il resto del mondo. Non ho veduto luoghi più graziosi. Il primo che s'incontra è Maiori, fondato da Siccardo di Benevento nel secolo IX; il paese giace quasi in riva al mare. Il monte situato dietro l'abitato, ridotto a foggia di terrazzi, è coltivato a giardini nei quali sorgono casette bianche e pulite che hanno l'aspetto di altrettante ville. Più in alto torreggia pittorescamente un antico castello.