Ero uscito di città per salire al convento di S. Angelo, appartenente ai monaci di S. Francesco, il quale sorge con un porticato aperto in una bella posizione ed è attorniato da una splendida vegetazione, quando incontrai per istrada una famiglia che tornava già dalla festa e che era composta di una matrona di forse ottant'anni, con le sue figliuole e nipoti. Non vidi mai vecchia di bellezza più classica, alta com'era della persona e d'imponenza tragica.
Vestiva un abito di seta color chermisino, con ampio bordo di broccato d'oro, stretto alla vita alla foggia greca, e sopra questo portava un farsetto tutto rosso, ricamato in oro. I suoi capelli canuti erano trattenuti sulla fronte da un nastro alla pompeiana. Procedeva coll'imponenza e con la dignità di una principessa, o di una regina dei tempi antichi, ed avrebbe potuto rappresentare benissimo nei Persiani di Eschilo la parte di Atossa, consorte sublime di Dario e madre di Serse. Mi ero unito a quella piccola brigata e, sebbene una delle nepoti della vecchia fosse di non comune bellezza, pur non potevo staccare gli occhi da quella imponente matrona. Le giovani che l'accompagnavano, non erano vestite riccamente come quella; portavano invece abiti a larghe maniche, di colori chiari ed avevano in capo, alla moda del paese, il muccador, specie di velo fissato poco sopra la nuca, in maniera da lasciar visibili i capelli sulle tempie, antica usanza che si può osservare anche negli affreschi di Pompei. Provavo molta fatica a comprendere qualche cosa, qualche parola del dialetto che quelle donne parlavano. Compresi però che mi invitavano ad accompagnarle a casa loro, la quale, mi dissero, che si trovava a poca distanza. Per curiosità ci sarei andato molto volentieri, ma il giorno era già inoltrato, mi premeva vedere S. Angelo, godere del panorama che di là si osserva e perciò ringraziai, declinando il cortese invito.
La vista che si gode dal convento è veramente bella. Si scoprono, a sinistra il monte Somma ed il Vesuvio, a destra i monti di Maddaloni, e sopra il monastero, in cima ad una collina, le rovine pittoresche del castello di Cicala. In mezzo a quei monti si stende la campagna di Nola, riccamente popolata di pioppi, di olmi, di alberi da frutta, da cui pendono, a guisa di festoni, le viti. In mezzo a tutte queste piante crescono rigogliosi il frumento ed il grano turco, e dovunque brillano gli aranci e i melagrani, e la città, irradiata da un sole abbagliante, trovasi come immersa in un mare di verzura, di vigneti e di fiori. È davvero una contrada adatta per continue feste: la stessa natura, eminentemente voluttuosa, invita senza posa al piacere.
Partii da Nola verso sera, quando stavano per cominciare le corse dei cavalli; più tardi doveva ancora aver luogo un'illuminazione generale. Quando a sera inoltrata mi trovai a Napoli, alla finestra della mia abitazione a S. Lucia, vidi la folla che tornava dalla festa e si avviava verso Chiaia; i cavalli erano guarniti di nastri e di fiori, la gente faceva sventolare le piccole bandiere; tutti, carrozze, cavalli, e uomini erano coperti di polvere. Gridando e schiamazzando la folla si recava a Chiaia a prendere parte alla sfilata per il corso.
VI.
Chiunque si sia recato da Salerno ad Amalfi, seguendo la strada lungo il mare, deve ricordare questa gita con vera soddisfazione. Non ve ne è un'altra ugualmente bella in tutto il regno di Napoli, e di tante escursioni che ho fatto in tutta quanta l'Italia, questa è quella che mi ha lasciata più grata impressione di tutte le altre.
La strada segue sempre la spiaggia del mare, mantenendosi ad una certa altezza, e piegandosi a tutte le sinuosità del suolo. Si hanno a sinistra i monti e le fresche valli, popolate di villaggi, le quali scendono al mare che rimane disotto, mentre lo sguardo può intanto benissimo abbracciare Pesto, i monti delle Calabrie, il capo Licosa e il golfo Policastro.
Il primo abitato che s'incontra in vicinanza di Salerno è Vietri; la posizione di questa piccola città mi ha ricordato Tivoli. Giace in una gola ampia e grandiosa, sulla riva di un torrente, il quale fornisce l'energia necessaria a parecchi molini, ed è un paese bruno, d'aspetto bizzarro, con parecchie chiese e cappelle. Sulla spiaggia del mare possiede il suo piccolo porto popolato di barche. Quasi tutti i paesi situati in alto hanno un piccolo borgo alla marina, dove si possono godere scene di vita marinaresca con maggior evidenza che nei quadri. Quando dall'alto di quelle rupi si contemplano le barchette, che ora compaiono sulle onde e ora spariscono, si direbbe che siano sospese per aria.
Tutte le torri che ancora si scorgono sulla spiaggia del mare, tutti i castelli situati sulle alture, fanno pensare ai tempi in cui i Normanni fondarono in queste contrade il loro meraviglioso regno, quel regno che segnò un'epoca nella storia della civiltà ed esercitò una grande influenza nell'Occidente e nell'Oriente.
In quel tempo erano, a dire il vero, assai strane le condizioni dell'Italia meridionale; aspre signorie di Greci e di Longobardi, scorrerie continue degli Arabi e repubbliche fiorenti come quelle di Amalfi, di Gaeta e di Napoli.