Questo discorso infiammò un cittadino presente, che raccolse una pietra e la gittò contro il tiranno: altri seguirono il suo esempio e così Falaride rimase ucciso.

Altri raccontano che Zenone di Eleusi spingesse gli Agrigentini alla rivolta contro di lui.

Il ricordo di Falaride si è mantenuto nel mondo e così notevole sembrò quest'uomo all'antichità che gli si attribuirono centoquaranta lettere morali e filosofiche, sulla autenticità delle quali però i dotti hanno lungamente disputato.

Dopo la sua morte fu di nuovo innalzata la democrazia e a capo dello Stato subentrarono due uomini saggi, Alkmener e Alkander, sotto il potere dei quali la repubblica rifiorì e divenne così ricca, che i cittadini cominciarono a portare abiti bagnati nella porpora.

La lussuria e la loro essenza geniale e sofistica sembrano essere state principalmente causa della loro rovina.

Al tempo di Gerone di Siracusa, un uomo molto forte, Tirone, riuscì a diventare il tiranno in Agrigento. Egli si era imparentato con quel re e ambedue i capi siciliani si aiutavano nell'esecuzione dei loro progetti. Cominciò allora il periodo di fioritura della Sicilia dopo che i Cartaginesi presso Imera ebbero a soffrire una sanguinosa sconfitta nell'anno 480. Il maggior numero di prigionieri cartaginesi l'aveva fatto Agrigento, e parecchi cittadini tenevano nella loro casa 500 incatenati. Però il numero maggiore fu assegnato alla comunità, dalla quale furono obbligati a trasportare le pietre che servirono a fabbricare i tempî d'Agrigento, ed a lavorare nei canali sotterranei che il celebre Faax aveva ideati. Oltre a ciò gli Agrigentini costruirono una piscina per ingrassare dei pesci rari per le loro cene raffinate; essa offriva anche un quadro pittoresco, così dice Diodoro, perchè molti cigni vivevano nelle sue acque. Gli abitanti piantavano inoltre su tutta la loro terra la vite e molti alberi da frutta.

La signoria di Tirone fu il periodo più splendido di Agrigento. Il commercio e l'agricoltura resero assai ricca la città, che si arricchì di belle opere architettoniche, plastiche e pittoriche; feste pompose dilettavano il popolo e alla corte del mite signore si videro i sapienti e i poeti dell'Ellade: Pindaro, Bacchilide, Eschilo furono in Agrigento; quando una questione sorta fra Gerone e Tirone stava per trascinarli alla guerra, si intromise per rappacificarli il gran poeta Simonide. Pindaro inoltre compose i suoi canti olimpici di vittoria su Tirone di Agrigento che aveva vinto col suo ardire, e magnificò nei canti istmici Kenokrate Akragas come la più bella fra le città del mondo.

Tirone regnò sedici anni. Quand'egli, nell'anno 472, morì, il popolo gl'innalzò una bella tomba e gli rese gli onori degli eroi. Suo figlio Trasidaos non gli somigliò; odiato dagli abitanti, fu scacciato e più tardi giustiziato a Megara. Gli Agrigentini avevano abbattuto i tiranni e avevano dato a tutta la Sicilia il segnale della liberazione dalla tirannia.

Mentre, dunque, nelle città veniva esaltata la democrazia, Empedocle in Agrigento dava una costituzione che assegnava uguali diritti tanto all'aristocrazia, quanto al popolo.

Sembra che le basi politiche del gran filosofo fossero rappresentate dall'eguaglianza di tutte le classi di cittadini; egli però si considerò come un Dio, come vien riferito da lui stesso.