La ricchezza dei cittadini era straordinariamente grande.

Antistene festeggiò le nozze di sua figlia dando un banchetto a tutto il popolo nelle strade; la sposa fu accompagnata da 800 carri e molti cavalieri; alla sera suo padre organizzò un'illuminazione con i mezzi possibili in quel tempo. Fece ricoprire le are di tutti i templi con della legna e in un attimo, quando sulla rocca fu acceso un fuoco, tutti quelli si accesero. Si divertivano facilmente e già fin d'allora amavano le illuminazioni, come oggi nel sud d'Italia, dove la passione per i fuochi d'artificio produce tanto stupore nella gente del Nord.

Così ricco come Antistene era Gellia. Considerava tutti gli amici come suoi ospiti. Lo stesso facevano molti altri in Agrigento; secondo un vecchio uso invitavano chiunque. Perciò dice Empedocle della sua patria: che fu «una porta sacra per gli ospiti, lungi restando la falsità».

Una volta, imperversando un temporale, vennero ad Agrigento, da Gela, 500 cavalieri. Gellia li prese tutti con sè e diede ad ognuno del suo guardaroba un doppio vestito. Nella sua cantina aveva 300 anfore di pietra, delle quali ognuna conteneva 100 barili; accanto ad esse vi era un tino della capacità di 1000 barili, dal quale il vino colava nelle anfore.

Si può arguire da ciò la magnificenza delle case e lo splendore dei banchetti. Gli uomini — dice Diodoro — si abituavano fin dall'infanzia al lusso; portavano abiti e ornamenti preziosi, amavano specialmente i pettini per la chioma e le fiale d'oro o d'argento per profumi. Molto meglio rivela la mollezza degli Agrigentini l'ordinanza emessa al tempo dell'assedio della città fatto dai Cartaginesi, la quale ordinanza prescriveva ad ogni sentinella di non portare più di un materasso, una coltre, una coperta e due origlieri.

Chi può biasimare questi uomini se, sotto un cielo bellissimo, fra le voluttuose dovizie della natura, ricchi di sapienza e di cultura, Elleni e cittadini liberi, trascorrevano in gioie la vita così fugace? Ma chi può compiangerli e meravigliarsi se questa città, la cui popolazione era di circa 800,000 uomini soggiacque in poco tempo ai Cartaginesi?

Vi sono pochi avvenimenti nella storia che dimostrano la incostanza delle cose umane in modo così schiacciante come la improvvisa caduta di Agrigento.

Dopo la sconfitta degli Ateniesi davanti Siracusa, la città di Segesta aveva chiamato in aiuto i Cartaginesi. Erano comparsi essi in grandi forze nel 409 condotti da Annibale figlio di Giskone e avevano già distrutto Selinunte e Imera.

Siracusa, che non vedeva con dispiacere la caduta di queste città, non si affrettò a salvare Agrigento e Gela, e perciò quel tempo è il più ignominioso degli Elleni di Sicilia; esso offuscò la fama dei Greci nei turpi vizi, dei quali, come in tutti gli altri popoli del Sud, maggiore fu l'ira di parte.

Nel 406 soltanto tornarono i Punici con forze novelle.